Bankitalia certifica il flop della mancia degli 80 euro, che si abbina al flop della decontribuzione del Jobs act

Bankitalia certifica il flop della mancia degli 80 euro, che si abbina al flop della decontribuzione del Jobs act

La Banca d’Italia certifica il flop dei consumi che dovevano essere stimolati dall’erogazione del famoso bonus degli 80 euro in busta paga. L’immissione di liquidità nei redditi da lavoro dipendente compresi tra gli 8mila e i 26mila euro avrebbe dovuto imprimere, secondo le attese del governo, anche una spinta alla spesa complessiva delle famiglie, alla domanda interna e di riflesso un parziale ritorno per le casse dello Stato attraverso il gettito dell’Iva dello stanziamento erogato. Ma i dati del 2014, anno di introduzione della misura, pubblicati nella relazione annuale di Bankitalia, certificano un aumento dei consumi per soli 3,5 miliardi di euro, contro un costo per il bilancio pubblico di circa 6,5 miliardi di euro. La percentuale di famiglie beneficiarie è stata più elevata al Nord (25%) e fra i nuclei il cui capofamiglia ha meno di 45 anni (38%) o è nato all’ estero (33%). La rilevazione della banca centrale non mancherà di rinfocolare i timori già emersi nei primi mesi di erogazione del bonus, che nel frattempo è stato reso strutturale nel 2015 dal governo trasformandolo in credito di imposta ma con pesanti riflessi negativi su oltre un milione di famiglie. Infatti i nuclei famigliari che sono risultati incapienti a fine 2014 o che hanno superato a consuntivo i tetti di 24 e 26mila euro di reddito saranno costretti, secondo l’agenzia delle entrate, a restituire il credito dei 960 euro incassato in 12 mesi, in un’unica soluzione.

A questo punto potrebbero riprendere forza le perplessità sulla sostenibilità del bonus e con esse le pressioni su Matteo Renzi a revocare la misura, visto che il costo per le casse dello Stato stimato per il 2015 è già salito a 9,5 miliardi. Secondo la teoria economica, la spesa aggiuntiva avrebbe dovuto addirittura moltiplicare la produzione interna rispetto alla misura dello stanziamento. Non è stato così. Le considerazioni sui motivi che hanno portato a questo risultato negativo, al di là delle valutazioni di ordine politico, sono molteplici. Prima di tutto l’attendibilità delle dichiarazioni dei redditi. L’evasione fiscale più diffusa si annida proprio nella fascia di reddito individuata dal governo per indirizzare il sostegno economico a coloro con una maggiore propensione al consumo. In pratica chi ha pochi soldi in tasca ha usato gli 80 euro subito per i consumi di prima necessità, circa il 40% della spesa complessiva delle famiglie. Ma molti di coloro che li hanno ricevuti, non li hanno spesi semplicemente perché non ne avevano bisogno: o perché falsi dipendenti della propria stessa azienda o perché vivono in famiglie benestanti dove entrano altri redditi e di qualsiasi natura. A dimostrazione che le mance, elettorali o no, distribuite a pioggia non servono per aiutare l’economia e le fasce più deboli della popolazione, ma solo a gratificare chi non ne ha bisogno. È il caso dell’altro flop del governo certificato in questi giorni: quello del jobs act. Appena ridotti o finiti gli incentivi ad “assumere” secondo la legge, l’occupazione si è fermata e la disoccupazione è tornata a crescere.

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