Shakespeare. 400esimo anniversario della morte. Dal New York Times a Obama a Verona, alcuni modi per celebrarlo

Shakespeare. 400esimo anniversario della morte. Dal New York Times a Obama a Verona, alcuni modi per celebrarlo

“William Shakespeare, dead at 52”: per sottolineare l’attualità del bardo di Stratford upon Avon nel 400esimo anniversario della scomparsa, il New York Times ha titolato come se fosse morto oggi. “In questa data, 23 aprile 1616, il creatore di Amleto, Macbeth e Romeo e Giulietta ha lasciato la bellezza di questo mondo. Ci ha lasciato in eredità le sue tragedie e le sue commedie, i suoi sonetti e i suoi versi che sono sopravvissuti 400 anni”, ha scritto il quotidiano nel tributo-necrologio firmato da Louis Bayard.

“Meraviglioso. Non volevo che finisse”, ha detto Barack Obama dopo aver assistito a una rappresentazione del grande drammaturgo al Globe Theatre a Londra, sulle rive del Tamigi, ricostruito nel 1996 sul modello circolare, a cielo aperto, che nel 1613 ospitava le opere del Bardo. “Essere o non essere”, il soliloquio dall’Amleto, ha affascinato il presidente americano, per il quale si sono esibiti alcuni attori della compagnia del Globe, rientrati da una tournee di due anni che li ha condotti in giro per il pianeta. “Al termine di questa straordinaria tournee – ha detto alla BBC Dominic Dromgoole, direttore artistico del Globe – è stato davvero grande tornare al Globe e poter avere la possibilità di recitare di fronte a colui che coniò la frase ‘Yes we can’ e ne impersona lo spirito”.

Shakespeare scrisse 37 opere drammaturgiche, tra commedie, drammi storici e tragedie, a lui definitivamente attirbuite, ed ha fornito alla lingua inglese decine di frasi celebri, come “break the ice”, rompere il ghiaccio, “brave new world”, “heart of gold”, “the be-all and the end-all”. Le sue opere sono state tradotte e messe in scena ovunque nel mondo. Nella sua straordinaria immaginazione hanno trovato posto luoghi della storia, da Troia ad Atene, a Roma, pur non avendo mai lasciato Londra, e luoghi fantastici. I suoi detrattori sostengono che William Shakespeare, cresciuto in una cittadina piccola e sconosciuta, senza aver mai frequentato l’università o un salotto letterario d’epoca elisabettiana, non sia il vero autore delle opere giunte fino a noi. Qualcuno si è spinto a ipotizzare che Shakespeare fosse in realtà uno pseudonimo, forse di Francis Bacon, o di Edward de Vere, conte di Oxford, o perfino di Christopher Marlowe, o della stessa regina Elisabetta prima. La gran parte degli studiosi, invece, è convinta che quelle opere immortali furono scritte da William Shakespeare, nato nel 1564 e morto il 23 aprile del 1616, appunto 400 anni fa.

Non poteva di certo sottrarsi Verona alle celebrazioni per i 400 anni dalla morte di Shakespeare: la casa di Giulietta Capuleti, diventata con il suo Romeo simbolo dell’amore grazie alla penna del Bardo, è stata presa d’assalto da innamorati e semplici turisti, pronti a lunghe file per vedere da vicino il balcone più famoso della storia del teatro e lasciare dove possibile il proprio pensiero o pegno d’amore, sotto forma dell’ormai classico lucchetto. Lunghe code anche per la tomba di Giulietta, mentre nella biblioteca civica è stato presentato “Romeo e Giulietta, il manoscritto di Verona”. Il singolare testo è frutto della partecipazione di oltre 5mila cittadini, turisti e studenti, che per più di due mesi hanno ricopiato sulla pergamena, ciascuno con la propria calligrafia, il testo della famosa opera del drammaturgo e poeta inglese.

Shakespeare scrisse 37 opere drammaturgiche, tra commedie, drammi storici e tragedie, a lui definitivamente attirbuite, ed ha fornito alla lingua inglese decine di frasi celebri, come “break the ice”, rompere il ghiaccio, “brave new world”, “heart of gold”, “the be-all and the end-all”. Le sue opere sono state tradotte e messe in scena ovunque nel mondo. Nella sua straordinaria immaginazione hanno trovato posto luoghi della storia, da Troia ad Atene, a Roma, pur non avendo mai lasciato Londra, e luoghi fantastici. I suoi detrattori sostengono che William Shakespeare, cresciuto in una cittadina piccola e sconosciuta, senza aver mai frequentato l’università o un salotto letterario d’epoca elisabettiana, non sia il vero autore delle opere giunte fino a noi. Qualcuno si è spinto a ipotizzare che Shakespeare fosse in realtà uno pseudonimo, forse di Francis Bacon, o di Edward de Vere, conte di Oxford, o perfino di Christopher Marlowe, o della stessa regina Elisabetta prima. La gran parte degli studiosi, invece, è convinta che quelle opere immortali furono scritte da William Shakespeare, nato nel 1564 e morto il 23 aprile del 1616, appunto 400 anni fa.

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