Primo giorno di applicazione dell’accordo tra la Ue e la Turchia. In Grecia partono le deportazioni dei profughi. La Turchia ne spedisce 32 in Germania e in Finlandia

Primo giorno di applicazione dell’accordo tra la Ue e la Turchia. In Grecia partono le deportazioni dei profughi. La Turchia ne spedisce 32 in Germania e in Finlandia

4 aprile 2016: primo giorno di applicazione della clausole contenute nell’accordo tra la Unione Europea e la Turchia per la gestione del flusso dei migranti e dei profughi provenienti per lo più da Siria e Iraq. L’accordo prevede la sostanziale deportazione dalla Grecia verso la Turchia di dozzine di migliaia di profughi, sbarcati con mezzi di fortuna, ed ora in attesa di imbarcarsi sulle navi attraccate nei porti delle isole di Chio e di Lesbo. La polizia greca e le autorità di Frontex fin dal 3 aprile hanno organizzato un’operazione di vasta portata per garantire una gestione ordinata delle operazioni di consegna alla Turchia di centinaia di profughi e migranti.

All’inizio, l’operazione è stata considerata un successo, solo perché è stato limitato l’accesso ai giornalisti alle navi e agli occupanti delle navi, che hanno offerto delle “meravigliose foto ricordo”, come denuncia un volontario di una Ong. C’è tuttavia una mole impressionante di prove che mostrano come questi apparenti sorrisi fossero solo un gesto mediatico “a favore di telecamere” imposto ai profughi, per compiacere i funzionari della Commissione europea. Infatti, gli stessi comandanti di Frontex hanno poi dovuto ammettere che sulle navi erano saliti per lo più cittadini pakistani, del Bangladesh, afghani e marocchini, non contemplati nell’accordo, e dunque privi dei necessari requisiti per la richiesta di asilo alla Turchia. Solo due cittadini siriani sono saliti sulle navi di Frontex, che non pare abbiano chiesto protezione internazionale.

Eppure, più del 90% delle persone giunte sulle isole greche dal 20 marzo – da quando è entrato in vigore l’accordo – hanno optato per la richiesta di asilo. Non sorprende dunque che le autorità non abbiano annunciato nuove date per future deportazioni. Il primo giorno delle deportazioni è stato seguito da vicino dalle organizzazioni umanitarie internazionali, a partire dall’Alto commissario Onu per i rifugiati, che ha sostenuto che tutte le procedure sono state regolamentari e i diritti dei deportati osservati. Ma questa è solo una faccia della medaglia. L’altra faccia, quella meno felice, è rappresentata dai resoconti dei legali e dei giornalisti dalle isole greche. Essi hanno sollevato l’interrogativo se ai rifugiati è stato dato davvero il tempo necessario e l’accesso alle procedure di asilo. Sembra che molti di loro non abbiano compreso i contenuti dell’accordo, e vi è stata una corsa dell’ultimo minuto a presentare richieste di asilo, proprio tra coloro che sono possibili deportati. Non è chiaro in che modo la Turchia debba governare i rimpatri, né come saranno ricevuti e accolti, né se ad essi verrà data protezione.

Queste incertezze hanno dato vita ad una protesta tra i profughi in attesa di deportazione sull’isola di Chio. I profughi hanno inscenato manifestazioni con cartelli con su scritto “no deport” e “shame on Europe”, Europa vergognati. Alcuni profughi hanno dato inizio ad uno sciopero della fame contro le deportazioni. A questo punto, anche la polizia greca ritiene che non sarà facile costringere queste migliaia di persone ad accettare le procedure di deportazione. Si tratta di situazioni che pongono forti dubbi sul futuro dell’accordo: quanta forza occorrerà per convincere coloro che si oppongono alle deportazioni? In che modo la UE intende dare corso ad ispezioni e denunce, dal momento che Frontex non possiede poteri di ispezione e controllo? Quali limiti verranno imposti alle Ong e alle organizzazioni umanitarie prima che divengano complici di un atto di crudeltà?

Le deportazioni di massa dall’Europa hanno una lunga storia e periodi molto bui. Ecco perché le autorità europee hanno provveduto a mettere in rete gli scatti con persone sorridenti, apparentemente. Senza una vera trasparenza sull’implementazione dell’accordo tra la Ue e la Turchia però quelle foto da sole non sono sufficienti.

Intanto, nell’altra parte dell’Europa, quella settentrionale, sono arrivati i primi profughi: in Germania e in Finlandia. Due aerei, ciascuno con 16 profughi siriani a bordo, sono giunti ad Hannover e in Finlandia direttamente da Istanbul. I siriani diretti in Germania sono stati poi ospitati in un campo di accoglienza nei pressi di Gottinga. Secondo quanto affermato dal Ministero degli Interni tedesco si tratta di famiglie giovani con figli piccoli. Di queste ultime non sono state diffuse altre informazioni, per rispettarne la privacy. Così come non sono state diffuse informazioni sui siriani ospitati in Finlandia. È questo l’effetto della prima implementazione dell’accordo con la Turchia: la Grecia ha dato inizio alle deportazioni verso la frontiera turca e la Turchia si è impegnata a dirottare verso il nord Europa una manciata di profughi siriani.

Tuttavia, qualcosa non quadra nei numeri, perché se è vero che solo due o tre profughi siriani sono stati fatti salire sulle navi per la Turchia lunedì 4 aprile, non si comprende come mai la stessa Turchia abbia accettato di trasferirne una quarantina in Germania e in Finlandia. È probabile che si tratti di un gesto unilaterale delle autorità turche che così possono chiedere l’applicazione immediata delle clausole finanziarie dell’accordo.

Gli osservatori indipendenti tedeschi stanno seguendo molto da vicino le procedure dell’accordo. Lo Spiegel online ha commentato lunedì: “se funziona, questo piano invia un messaggio preciso… coloro che hanno davvero bisogno di protezione continueranno ad essere aiutati a trovare le giuste vie legali per entrare in Europa. Con l’accordo con la Turchia, Angela Merkel opera un’attiva politica di contrasto alla crisi dei rifugiati, per la prima volta da quando ha inaugurato politiche di apertura delle frontiere in settembre”. Inoltre, scrive ancora lo Spiegel, la Germania ha certo tratto profitto dalla chiusura della rotta balcanica, “ma non era questa l’idea della Merkel. D’altro canto, è stata costretta dai 27 partner europei a dare corso all’accordo con la Turchia. Così, però, si è assunta l’intera responsabilità del successo o del fallimento di questa operazione”.

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