Premier e ministri fantasiosi, sulle pensioni solo ipotesi. La flessibilità resta nel libro dei desideri. Dall’Italia se ne vanno i giovani ed anche gli anziani

Premier e ministri fantasiosi, sulle pensioni solo ipotesi. La flessibilità resta nel libro dei desideri. Dall’Italia se ne vanno i giovani ed anche gli anziani

Di tutto, anche di più, si può dire dei nostri ministri ma non che manchino di fantasia. Del resto hanno un buon maestro, il fantasista Renzi, il Messi della politica, il quale, per primo aveva annunciato che ai pensionati ci pensava lui. Superati solo dagli scriba che dalla fantasia pur di far un piacere al premier passano alla realtà ed escono titoli come questo “Flessibilità, Padoan apre”. Inutile dire qual è il quotidiano che dà per fatta la tanto attesa flessibilità per le pensioni. È facilmente individuabile. Ma non è vero, l’apertura non esiste, tanto che il viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti che è anche il i segretario politico di Scelta civica (ma quanti sono, esistono ancora? ndr), il vice di Padoan, quello che compare sempre nei talk televisivi si affretta a dire: “Il Ministro Padoan nella sua relazione sul DEF (documento di economia e finanza, ndr) non ha minimamente parlato di pensioni e soltanto in risposta a specifiche domande di parlamentari ha giustamente ribadito le caute parole che al MEF (il ministero dell’economia e finanza, ndr) usiamo fin dal nostro insediamento su questo tema”.

 Il viceministro Zanetti: si parla troppo di andare in pensione prima possibile

Poi se la prende con gli scriba. Afferma: “Eppure tanto  è bastato a concentrare tutta l’attenzione dei media e della pubblica opinione sul tema flessibilità pensioni, lasciando ai margini tutto il resto che era stato affrontato nella relazione”. Ora viene il bello: “La beffa è che, se questo Paese – dice – mettesse sulle politiche fiscali e di investimento per la crescita e il lavoro un decimo della attenzione che ripone nelle politiche per andare in pensione il prima possibile, anche questa legittima aspettativa potrebbe trovare maggiori risposte nel giro di minore tempo”. Pensate, questi lavoratori i quali hanno una sola preoccupazione “quella di andare in pensione il prima possibile”. Pensate a quanto sia mascalzone quell’edile che a sessantacinque anni deve arrampicarsi sulle impalcature, o quella maestra che deve gestire venti, trenta bambini, o l’infermiera che non ce la fa più, quanti soldi rubano allo Stato.  Gozzovigliano per questo, viceministro.

Nannicini, il tuttofare del premier: “I soldi non ci sono, ma si sta lavorando ad un sforzo di creatività”

A chiarire il tutto arriva il sottosegretario al servizio diretto di Renzi Matteo, Tommaso Nannicini, uno di Arezzo. Già Padoan era stato rimproverato proprio dal  Nannicini ed aveva precisato agli scriba che se ne sarebbe riparlato nella seconda metà dell’anno e aveva azzardato che ci sono “margini per ragionare su strumenti e incentivi”. Non era una novità. Il ministro Poletti aveva anticipato tutti con la proposta di part time. Che non solo non era la flessibilità per cui si battono Cgil, Cisl, Uil, che il governo non ha ancora trovato il tempo di incontrare. Ma prevedeva il passaggio del lavoratore da contratto a tempo indeterminato a part time, quindi con una perdita secca di salario. Sapete perché? Direte, così il datore di lavoro può assumere un giovane. Niente di tutto questo. Il governo non ci ha proprio pensato. Se tu lavori a part time – pensano gli esponenti del governo – i contributi sono dimezzati e quindi  diminuisce la quota parte che spetta a me per garantirti la pensione come ti ho promesso per mantenerla integra.  Ci sono altre forme di “flessibilità”, la parola ormai ha perso significato. Si parla di forme di finanziamento complementari, tipo l’anticipo di un assegno per chi non ha ancora raggiunto l’età pensionabile, un credito erogato dalle banche che il pensionato dovrebbe poi restituire. Dice l’immancabile Nannicini che il costo della operazione sarebbe per lo Stato tra i 5 e i sette miliardi. Niente, se si pensa che gli esodati grazie alla legge Fornero che ha lasciato lavoratori senza salario e senza pensione sono “costati” ben 12 miliardi. Ma l’intrepido bocconiano ha affermato che si sta lavorando ad uno “sforzo di creatività”, a “soluzioni di mercato” e per quanto riguarda le risorse ha fatto cenno ad una “ipotesi sul tappeto”,  il ricorso ad una Voluntary Disclosure 2 entrata in vigore il 1 gennaio 2015. I media pensano che tutti gli italiani conoscano di che si parla. Non essendo tutti bocconiani diciamo che si tratta del pagamento di tutti i tributi evasi, ma con una forte riduzione delle sanzioni. Riguarda i capitali all’estero e prevede che il nome dell’evasore resti segreto.

Ancora tutto in alto mare. E la proposta di Damiano? Persa nei cassetti

Tirando le somme, ancora una volta, per le pensioni tutto è in alto mare. Si aggiunge, di nuovo, la voce del presidente dell’Inps il quale dice di non voler creare allarme, ma lo crea eccome quando fa presente che la “generazione ’80” per andare in pensione dovrebbe attendere fino a 75 anni. Cesare Damiano, Pd, presidente della Commissione lavoro della Camera che da tempo immemorabile ha presentato una proposta di legge sulla flessibilità, ora riassume i tre casi possibili in cui al lavoratore “conviene” uscire cui ha fatto cenno anche il governo: “Quello dell’azienda che ha esuberi, qui scatterebbe una sorta di vecchia mobilità; quello del 62enne che si ritrova disoccupato e rappresenterebbe un nuovo povero; e ancora quello del lavoratore che ha avuto una carriera privilegiata ed è favorevole ad andare via prima”. Venisse a mente a qualcuno che la legge Fornero votata a grande maggioranza del Parlamento ha innalzato l’età pensionabile ad uno dei livelli più elevati d’Europa, forse il più elevato e che dovrebbe essere abbassato. Boeri con la sua dichiarazione getta benzina sul fuoco.

Camusso. Basta con la politica degli annunci. Irragionevole la dichiarazione del presidente dell’Inps

Replica Susanna Camusso, che ancora una volta critica la politica degli annunci tipica di questo governo, e facendo riferimento alla dichiarazione del presidente dell’Inps afferma: “Proporre in questo modo la previsione di pensione a 75 anni è irragionevole. Rischia di sembrare un annuncio e non una criticità da affrontare. Rischia inoltre di passare un messaggio pericoloso di sfiducia ai giovani con molti che reagiscono dicendo allora non pago più i contributi”. Ricorda che i pensionati sono impegnati in una forte mobilitazione e che – sottolinea il segretario generale della Cgil – andrà avanti, ricordando che il governo ancora non ha risposto alla richiesta di incontro, all’apertura di un tavolo di trattiva.

Barbagallo: Con il governo vorremmo discutere, se non trova un tavolo stiamo in piedi. Mai in ginocchio

Con l’irruenza e la “fantasia” che lo contraddistingue, anche Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil richiama l’esecutivo: “ Vorremmo discuterne e se il governo non trova un tavolo siamo pronti a parlarne anche in piedi. Certo mai in ginocchio”. Di Padoan dice che “appare più un oblò che una vera apertura sul tema”. “Un intervento sulle pensioni  è come le nozze con i fichi secchi”. Ancora: “Non ci dicano che non sanno dove trovare i soldi: a Panama. Il tema resta un’emergenza per il paese e per le imprese che stanno soffrendo. Occorre cambiare il sistema sociale del Paese – prosegue – ed è proprio di tutto questo che dobbiamo parlare soprattutto alla luce di una possibile crescita zero da qui a pochi anni”. “Ma se il governo è autoreferenziale, indisponibile al dialogo – conclude -la situazione che si crea è quella di un Paese dove a fuggire saranno non sono solo i giovani ma anche i vecchi, in fuga alle Canarie inseguiti da Boeri”.

Furlan: lavorare su un’impalcatura a 67 anni significa rischiare la vita

“È da un anno che sentiamo annunci, anche contraddittori, mentre manca ancora una proposta concreta”, dice il segretario generale della Cisl,  Anna Maria Furlan. Risponde anche a chi parla di privilegi. Dice che “una pensione di 1350 euro non è un privilegio”. “Possiamo ragionare – prosegue – sugli effetti previsti da leggi che determinano davvero privilegi, ma il cuore del problema è che lavorare su un’impalcatura a 67 anni significa rischiare la vita”.

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