Grecia. I rifugiati in attesa di deportazione minacciano di uccidersi. Tensioni a Chio fomentate da Alba Dorata. L’accordo Ue-Turchia non funziona

Grecia. I rifugiati in attesa di deportazione minacciano di uccidersi. Tensioni a Chio fomentate da Alba Dorata. L’accordo Ue-Turchia non funziona

Afghani e siriani detenuti nel campo sull’isola greca di Chio hanno minacciato di uccidersi se fossero deportati dalla UE in base all’accordo con la Turchia. Lunedì scorso, 202 migranti vennero costretti con la forza a far ritorno dalle isole di Lesbo e Chio sulla costa turca, proprio in virtù di quell’accordo che prevede di bloccare la migrazione “irregolare” verso l’Europa. Souab Nouri, di Kabul, uno dei capi della rivolta, trattenuto nel campo di alta sicurezza di Chio, ha già detto che “se ci deportano, ci uccidiamo. Non torneremo indietro”. Un altro migrante ha lanciato l’allarme sulle “scene orribili” cui assisteremo qualora le autorità greche insisteranno nel perseguire politiche di espatrio che hanno già prodotto l’allarme delle organizzazioni per i diritti umani. Egli ha detto: “non siamo terroristi. Siamo solo rifugiati. E le condizioni qui sono pessime. Non c’è acqua. Colpiscono le donne incinte. Perché ci trattano così? Vogliamo solo l’asilo”.

Le espulsioni sono state effettuate tra mille controversie. Tredici sui 66 deportati che sono stati rispediti da Chio in Turchia, attraverso l’Egeo e con una scorta armata, hanno espresso l’intenzione di chiedere l’asilo – sufficiente, secondo i funzionari Onu, a trattenerli in Grecia fino all’esame della richiesta. Katerina Kitidi, dell’agenzia Onu per i rifugiati di Chio, ha detto: “tra il 20 marzo, quando è entrato in vigore l’accordo, e il primo aprile, quando il Parlamento greco lo ha trasformato in legge, abbiamo osservato i limiti nella capacità delle autorità di verificare le richieste di asilo. C’è mancanza totale di chiarezza”. E l’incertezza ha generato e fomentato tensioni sull’isola. Più di 800 migranti internati nel campo di detenzione decisamente sovraffollato di Chio hanno dato vita ad una Marcia di protesta vigorosa che ha raggiunto la cittadina di Chio. Poi hanno occupato la darsena e il porto per bloccare i servizi dei traghetti. Tuttavia, memori del loro passato di rifugiati durante la guerra greco-turca del 1919-22, quando scesero dall’Altopiano dell’Anatolia, i cittadini di Chio hanno spontaneamente sostenuto le ragioni dei rifugiati, e li hanno accolti a braccia aperte. Ma la sopportazione degli accoglienti cittadini greci ha mostrato limiti.

Il sindaco di Chio, Manolis Vournous, ha espresso nervosismo, e ha detto che ormai l’isola ha raggiunto un punto esplosivo. L’implementazione dell’accordo tra la Ue e la Turchia, senza adeguate infrastrutture e senza il necessario personale, potrebbe trasformare “una sedia in un tavolo”, ha ripetuto il sindaco. E ha lanciato un monito alle autorità greche ed europee, secondo il quale i suoi concittadini, dopo sei anni di austerità, sono accoglienti, ma potrebbero perdere la pazienza. Il sindaco, un architetto, ha poi aggiunto: “è la cosa più orrenda. Le persone di qui vedono la loro vita fermarsi. Per tanto tempo sono state positive e accoglienti, ma ora temo che qualcosa possa cambiare. Dobbiamo convincere i rifugiati a lasciare il porto e dobbiamo evitare che i cittadini di Chio perdano la pazienza”.

I primi segnali di una tensione che potrebbe allargarsi ai cittadini greci sono venuti quando mercoledì, guidati dai neofascisti di Alba Dorata, centinaia di manifestanti hanno tentato di circondare il Municipio lanciando Molotov e sassi contro i volontari che si occupavano dei rifugiati, dall’altra parte della strada.

Infine, pessime notizie giungono anche dalla Turchia, dove Ankara non ha concesso all’Alto commissario Onu per i rifugiati di visitare i richiedenti asilo giunti dalla Grecia. Non si sa quando la Grecia riprenderà a deportare altri rifugiati e migranti verso la Turchia. Da lunedì le deportazioni sono sospese, ma i vertici turchi hanno detto che molti giungeranno a partire da venerdì. Non è un caso infatti che l’Autorità portuale abbia segnalato che una delle navi da usare per le deportazioni è già pronta e in attesa nel porto principale dell’isola di Lesbo.

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