Davigo sotto tiro. La lotta alla corruzione dà fastidio a Renzi. La solidarietà di Sinistra italiana. Torna in primo piano la “questione morale” di Berlinguer

Davigo sotto tiro. La lotta alla corruzione dà fastidio a Renzi. La solidarietà di Sinistra italiana. Torna in primo piano la “questione morale” di Berlinguer

“Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss”.

Il premier dà il via all’attacco del Pd al presidente dell’Associazione nazionale magistrati

Un’accusa durissima. Le parole di Piercamillo Davigo, rispetto a quanto scritto sopra, quella frase “i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”, che ora lo vedono esposto ad attacchi durissimi verrebbe voglia di definirle zuccherini. Non lo facciamo per rispetto di un giudice, oggi presidente della Associazione nazionale magistrati, che tanto ha dato al paese, basta ricordare quella inchiesta che scoperchiò “Tangentopoli”. Craxi, in un discorso al Parlamento, affermò che tutti avevano rubato per i partiti. Solo chi è in malafede o cercava un appiglio per continuare la guerra alla magistratura che scoprirebbe troppi altarini, ha potuto pensare che intendesse dire che tutti i politici rubano. Ed ha precisato, onde evitare una assurda polemica contro di lui, “che non aveva mai pensato che tutti i politici rubino perché ho più volte precisato che se così fosse non avrebbe senso fare i processi che servono proprio a  distinguere”. Niente da fare, l’attacco era partito. Renzi per primo si era fatto sentire. “Ma proprio quando sono all’estero”, aveva detto ai suoi, “deve partire un attacco contro di noi?”. Poi ha smentito ma aveva suonato la sveglia ai suoi. Il responsabile giustizia del Pd, tale Davide Ermini aveva impugnato lo spadone: “Davigo cerca la rissa – afferma – ma non la troverà. I giudici parlino con la sentenze. Noi rispettiamo il loro lavoro”. Tradotto. I magistrati devono stare zitti. Rileggendo bene la Costituzione non ci troviamo il divieto di parola per i magistrati.

La  denuncia della Corte dei Conti. La corruzione ci costa ogni anno 60 miliardi

In realtà Davigo ha toccato un nervo scoperto: la corruzione. La Corte dei conti di recente ha fatto sapere che l’Italia pagherebbe ogni anno una tassa di 60 miliardi guarda caso proprio alla corruzione che non è un fatto astratto, a prescindere dal “sistema paese”,  quasi una fatalità, una cosa occasionale. Non è reato chiamare in causa il sistema di potere. Quel sistema che abbiamo descritto all’inizio dell’articolo. Parole non nostre, ma di Enrico Berlinguer, pronunciate nel corso di una intervista che il segretario del Pci rilasciò il 28 luglio del 1981 ad Eugenio Scalfari, pubblicata  da La Repubblica. Intervista memorabile perché Berlinguer affrontò un tema, la “questione morale” di cui aveva parlato in un convegno con gli intellettuali.

  1. Il segretario del Pci: la questione morale è il centro del problema italiano

Disse allora il segretario comunista: “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”.

Diciamo senza giri di parole che è merito di Davigo aver  posto alla attenzione delle forze politiche, molto sonnolente, in primo luogo un problema che non si esaurisce nel politico che ruba, ma affonda le mani nella corruzione, nei 60 miliardi di “tasse” che lo Stato italiano, cioè noi, i cittadini, paga a chi corrompe e a chi si lascia corrompere. Contro Davigo, che non ha certo bisogno della nostra difesa, è partita una canea indegna di un paese civile. Ci sono giornali, quelli grandi, i cui scriba sanno, e devono avere doti medianiche, che nessuno, all’interno della magistratura è d’accordo con Davigo. Subito dopo la sua nomina a presidente dell’Anm, quegli scriba, maschi e femmine, ne avevano tessuto gli elogi sottolineando la ritrovata unità dell’associazione dei magistrati che lo aveva acclamato presidente senza bisogno di un voto. Non solo ne avevano apprezzato la chiarezza, la “verve”. Ci sono alcune dichiarazioni di magistrati che si dicono in disaccordo con la “generalizzazione sui politici-ladri”. Dice, per esempio l’ex presidente dell’Anm, Palamara “A me le generalizzazioni non piacciono”. Nicola Gratteri: “Penso che Davigo abbia sbagliato a generalizzare, se si dice che sono tutti ladri facciamo il gioco dei ladri”.

Pesante attacco  a Davigo  dal vicepresidente del Csm,  d’accordo Mattarella  

Ma l’attacco  pesante arriva dal vicepresidente del Csm, Legnini, renziano, sul quale, stando a Repubblica, ci sarebbero state pressioni del Csm perché prendesse posizione. Liana Milella, molto addentro  alle problematiche della magistratura, fino ad oggi schierata dalla parte dei giudici, ora scopre che è possibile che “intorno a Davigo le correnti mettano dei paletti”. Insomma lo ingabbiano. Per la cronaca Legnini avrebbe parlato a lungo con Mattarella, che del Csm è presidente. Lo avrebbe trovato “fortemente preoccupato”. Renzi, sempre stando alle cronache, era “irato”, “un attacco incredibile”, avrebbe detto. La nota di Legnini, scrive MIlella “suona come una netta presa di distanza dal presidente  dell’Anm”. Legnini spiega la cronista avrebbe spiegato a Mattarella che “le affermazioni di Davigo vanno in rotta di collisione con il suo lavoro, con il tentativo di dialogare sulle riforme, di modificare quelle negative”. Il presidente della Repubblica avrebbe dato il via libera. Interessante l’affermazione di Legnini relativa “alla modifica di quelle negative”,  di cui hanno parlato Davigo e tanti magistrati. Non hanno raccontato balle per far dispiacere a Renzi Matteo. La conferma viene da Legnini. C’è da credergli.

D’Attorre. Molti politici fanno finta di osservare il dito pur di non guardare la luna

Concludiamo con una nota che viene da Sinistra Italiana. Dice  Alfredo D’Attorre che fa parte dell’Esecutivo nazionale: “Gli attacchi subiti dal Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Davigo confermano che, di fronte all’avanzata del fenomeno della corruzione, sono molti i politici e i commentatori che preferiscono far finta di osservare il dito pur di non guardare la luna. C’è sicuramente il Presidente del Consiglio, che sarebbe leggermente più credibile nella sua invocazione delle sentenze se, ad esempio, mantenesse l’impegno a intervenire sui termini di prescrizione dei processi. La verità è che rispetto alle due principali esigenze che il Paese esprime in questa fase, lavoro e onestà”, conclude D’Attorre, “le risposte del governo Renzi appaiono sempre più drammaticamente inadeguate”.

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