Contraffazione, un business da 461 miliardi: alti rischi per il mercato europeo. Federpreziosi: “3400 posti di lavoro che se ne vanno”

Contraffazione, un business da 461 miliardi: alti rischi per il mercato europeo. Federpreziosi: “3400 posti di lavoro che se ne vanno”

Il giro d’affari delle merci contraffatte si fa sempre più strada in Italia, indisturbato ed anzi incoraggiato persino dalle nuove tecnologie che facilitano l’approccio con il cliente, poiché permettono di mettere  in campo strategie sempre più innovative, accantonando quelle che erano le vecchie tattiche da “vu cumprà”,  lontane ormai anni luce. Uno smercio ben organizzato, mirato ad una sicura e determinata cerchia di pubblico e ben pubblicizzato che si serve di punti di appoggio sul web, con cataloghi aggiornati per facilitare l’esposizione delle merci ai consumatori. Attorno a questo vero e proprio mercato delle vendite, ingigantitosi soprattutto tra il 2008 e il 2013, si è costruito un florido business che si aggira, secondo i calcoli,  attorno ad una cifra come 461 miliardi di dollari, ma che comporta anche molte gravi conseguenze per l’economia dei Paesi coinvolti: problema che ci tocca da vicino. Nella classifica mondiale per la contraffazione infatti l’Italia si posiziona al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, il cui numero di sequestri però è pari al 20 % sul totale della merce circolante. In Italia si conta il 14,6 % ; in Francia 12,1 %. Quanto a pirateria, un posto importante è occupato anche dalla Cina , che di contro conta l’1,3 % dei sequestri. La questione che deve fare più riflettere è l’entità di tali cifre, soprattutto per quel che ci riguarda, e come in pochissimo tempo si siano potute raggiungere attraverso un’attività basata su azioni illecite, mentre, di contro, è risaputo che a livello globale l’economia stenta ancora e ristagna.

Le contraffazione in tutte le sue sfumature

La contraffazione viene attualmente esercitata secondo diverse forme, c’è chi presenta il prodotto come vero e autentico, con un prezzo che si avvicina a quello originale disponibile nei rivenditori autorizzati, con l’applicazione di uno sconto che potrebbe sembrare credibile e che, per il cliente risulta in effetti appetibile. Poi esiste una seconda strategia messa in atto dai “pirati del falso” che verte su una limpidezza maggiore nei confronti dei possibili acquirenti, mettendo in mostra merce che palesemente non è originale e a prezzi decisamente inferiori alla norma. Ecco perché lo stesso paio di scarpe Nike può dai 5 ai 200 dollari, così come i Ray Ban da 5 a 150; una borsa Louis Vuitton da 5 a 1.500 dollari; un orologio Rolex da 5 a 20 mila dollari.

Il mercato del “falso” è attualmente fuori controllo: scarpe firmate Nike, occhiali Ray Ban, articoli di piccola oreficeria, orologi Rolex, borse Louis Vuitton e tanti altri, anche merci insospettabili come frutta e verdura (con variazioni sulla provenienza) sfuggono allo sguardo dei doganieri poiché alla fonte vengono utilizzati altri canali per far circolare i beni senza che possano essere notati, segnalati e dunque sequestrati. Si stima che meno di un articolo falso su dieci arrivi alla dogana nel cassone di un camion, ciò significa che circa il 60 per cento degli articoli viene recapitato in piccoli e discreti pacchetti, per posta o per corriere, che nel mucchio possono sfuggire ai controlli e arrivare così a destinazione. In effetti, i sequestri vi sono, ma non sono abbastanza da poter scoraggiare il fenomeno che invece sembra essere sempre in crescita.

Il “falso” danneggia l’economia europea. Addio a orologeria e pelletteria made in Italy

Secondo alcuni dati forniti dalla Ue, si registrerebbe un calo delle vendite, pari al 13,5 %, nei riguardi di articoli di gioielleria e orologeria e una diminuzione del 12,7 per cento per borse e valigie. Sul fronte gioielleria e orologi, l’industria europea perde ogni anno 1,9 miliardi per i falsi che circolano, il che si traduce in quasi 15mila posti di lavoro in meno in un settore che ne vede, legalmente, 100mila.

A soffrirne sono soprattutto i comparti storici che conservano delle tradizioni artigianali, come per l’Italia che ha esportato da sempre in tutto il mondo i suoi pregiati prodotti di pelletteria e di orologeria.

L’Italia è, infatti, il maggior produttore di articoli di gioielleria nella Ue: 5 miliardi di euro ogni anno (dietro di noi, Francia, Germania e Belgio, con circa, rispettivamente, 1,3 miliardi).

Sul fronte della pelletteria, la produzione europea viaggia attorno agli 11,3 miliardi, dovendo ricorrere anche ad importazioni per soddisfare i consumi e le richieste. (500 milioni), ma la contraffazione erode 1,6 miliardi di euro di produzione e ostacola la nascita di nuovi posti di lavoro (12.100). In Italia, si registrano 520 milioni di perdite (un terzo del calo totale delle vendite nella Ue) e 4mila mancate occasioni di posti di lavoro. Per non parlare dell’ Iva non riscossa, tasse e contributi che evaporano: 516 milioni di mancati introiti.

 “La perdita ogni anno per il “Made in Italy” è pari a 400 milioni di euro, che potrebbero all’atto pratico dare vita a 3.400 posti di lavoro in più” sostiene la Federpreziosi.

Per citare soltanto l’esempio di Roma: la città ci rimette complessivamente quasi un miliardo di mancata produzione (920 milioni di euro, per l’esattezza, e circa 7.500 posti di lavoro “legali”), secondo quanto riportato nel Rapporto diffuso dall’UAMI (l’Agenzia europea per la proprietà intellettuale).

“Il settore della gioielleria e dell’orologeria e quello delle borse e degli articoli di valigeria nella Ue – ha detto Antònio Campinos, presidente dell’Uami – sono prevalentemente costituiti da micro-imprese con meno di dieci dipendenti. Queste imprese sono particolarmente vulnerabili agli effetti economici della contraffazione”.

Continuando su questa scia dovremo dire addio all’esclusività e originalità dell’industria italiana che sempre ci ha contraddistinto nel mondo. E sarebbe un vero peccato.

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