Usa. Primarie. Il supermartedì di marzo sorride a Clinton e a Trump. Rubio si ritira

Usa. Primarie. Il supermartedì di marzo sorride a Clinton e a Trump. Rubio si ritira

Al termine di un altro, e decisivo, supermartedì, Hillary Clinton tra i democratici e Donald Trump sembra ormai avviati verso la vittoria nelle rispettive Convenzioni per la scelta delle candidature per le elezioni presidenziali dell’8 novembre prossimo. Si è votato in cinque stati particolarmente grandi e importanti, come la Florida, l’Illinois, l’Ohio, il Missouri e la North Carolina, con un numero delegati da contendersi elevato.

Al termine dello spoglio, Hillary Clinton ha quasi spento le speranze di Bernie Sanders di una rimonta. Sanders non è riuscito a capitalizzare il successo ottenuto la scorsa settimana in Michigan, perché la vittoria di Clinton in Florida, Ohio e North Carolina è stata netta, rispettivamente col 64% in Florida, il 56% nell’Ohio e il 54% in North Carolina. Un testa a testa, con il riconteggio dei voti in due circoscrizioni, si è verificato invece in Missouri, dove Clinton ha ottenuto il 49,6% e Sanders il 49,4%, un vantaggio di appena un migliaio di voti. In Illinois, la vittoria di Clinton è stata meno vistosa, più sofferta, ma alla fine abbastanza netta, aggiudicandosi il 50,5% dei voti contro il 48,7% di Sanders. Complessivamente, ora la Clinton conduce per 1561 delegati contro gli 800 di Sanders. Per vincere, occorre aver conquistato almeno 23983 delegati.

Nel discorso di ringraziamento davanti ai suoi sostenitori, Hillary Clinton ha affermato: “Questa campagna elettorale sta evolvendosi come la più ricca di effetti della nostra epoca. Il prossimo presidente siederà a quella scrivania comincerà ad assumere decisioni che incideranno nella vita e sui mezzi di sostentamento di ciascuno nel nostro paese, e di tutto il pianeta”. Rivolgendosi direttamente a Trump, che ormai Clinton assume come il suo prossimo avversario, ha detto: “il nostro comandante supremo deve essere in grado di difendere il nostro paese, non di imbarazzarlo – di impegnare i nostri alleati, non di allontanarli. Quando si sente un candidato alla presidenza dire che vuole raccogliere dodici milioni di immigrati, e vietare l’ingresso negli Stati Uniti ai mussulmani, anche con la tortura, ciò non fa di lui un uomo forte, lo rende un uomo che sbaglia”.

Di certo, il più deluso dal supermartedì di marzo è stato proprio Bernie Sanders, che, almeno negli stati del Midwest a maggioranza bianca tra gli elettori democratici, sperava di vincere, come è accaduto in Michigan. Pesa, e parecchio, la sconfitta in Illinois e in Florida, qui soprattutto per le dimensioni numeriche. Bernie Sanders ha passato la notte elettorale in Arizona, e non ha rilasciato commenti a caldo sulla evidente sconfitta.

Nel campo repubblicano, Donald Trump si è affermato in tre stati, Florida, Illinois e North Carolina, in Ohio ha vinto Kasich, nel Missouri testa a testa Trump-Rubio con riconteggio dei voti per una distanza minima tra i due. Nel Missouri vige la regola del “winner takes it all”, al vincitore spettano tutti i 52 delegati, per questo è lotta all’ultimo voto. Complessivamente, Trump è in vantaggio con 621 delegati, segue Cruz con 396, più staccato Kasich con 138. Nella notte americana delle sorprese, Marc Rubio ha annunciato il suo ritiro dalla competizione. È probabile che indicherà ai suoi delegati di concentrare il loro voto su Cruz, unico candidato che possa sbarrare la strada alla vittoria di Trump, che, nonostante tutte le vittorie, resta ancora odiato dall’establishment repubblicano.

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