Ue. Vertice a Bruxelles con la Turchia per un accordo sui profughi. Veto di Cipro. Violazioni del diritto internazionale. Pasticci

Ue. Vertice a Bruxelles con la Turchia per un accordo sui profughi. Veto di Cipro. Violazioni del diritto internazionale. Pasticci

L’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia per bloccare il flusso di profughi e migranti verso l’Europa sembra essere in dirittura d’arrivo. I 28 capi di stato e di governo della UE cercheranno venerdì a Bruxelles di convincere il presidente del Consiglio turco Davutoglu che la bozza messa a punto nella notte può essere un base importante e decisiva per siglare un patto. Al vertice di giovedì notte a Bruxelles, i capi di stato e di governo hanno cercato tra loro un accordo sulle offerte da proporre alla Turchia. Ha tuttavia pesato il veto di Cipro sulla richiesta di Ankara di adesione alla UE.

Al termine del vertice, a notte fonda, Angela Merkel ha amaramente commentato: “i negoziati saranno certamente tutt’altro che facili”. Il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha espresso la sua posizione netta nei confronti della Turchia, e ha avvertito i suoi colleghi che Cipro avrebbe messo il veto su ogni tentativo di aprire la UE alla Turchia se prima quest’ultima non avesse aperto porti e aeroporti al passaggio di beni e persone provenienti da Cipro, in base ad un accordo che già esiste. Anastasiades ha detto ai 27: “Se la Turchia decide di concretizzare i suoi doveri in base al protocollo di Ankara e al quadro negoziale, non vi sarebbero problemi. Ma se non lo fa, noi non potremo farci nulla”. Questa posizione di stallo ha poi costretto il presidente del Consiglio europeo, Tusk, a spostare a venerdì l’incontro previsto con Davotuglu per giovedì sera. Il premier turco ha commentato: “la UE ha alcune difficoltà nell’aderire alle proposte della Turchia. E la Turchia non accetterà mai una proposta che la trasformi in una gigantesca prigione per migranti”.

Sui capitoli principali dell’accordo con la Turchia, Angela Merkel si era spesa molto già la scorsa settimana, quando discusse con Davotuglu la necessità di anticipare a giugno la liberalizzazione dei visti europei per i cittadini turchi e quando accettò di elevare di altri 3 miliardi di euro la quota da destinare alla Turchia per mettere in piedi il nuovo sistema di trattamento dei rifugiati. Secondo la Merkel alla Turchia spetterebbe la responsabilità di rilocalizzare i rifugiati dopo averli registrati, con un tentativo evidente di rispedirne più della metà verso la Siria, come denunciato da decine di organizzazioni umanitarie.

La Turchia naturalmente spinge la UE a riaprire i negoziati sull’adesione, congelati per quasi un decennio per effetto della questione cipriota, e di un più ampio giudizio di merito sulla qualità della democrazia turca. Perciò, il premier Davutoglu impone ai leader europei un accordo su almeno cinque grandi aree di discussione, a partire proprio dalla riforma democratica in Turchia. Nessuna disponibilità su Cipro, però. L’isola di Cipro venne divisa in due parti, greca e turca, quando il colpo di stato dei colonnelli in Grecia fu seguito dall’invasione turca nel 1974. Da quel momento, ogni tentativo di unificare l’isola è fallito. Non è un caso che proprio dinanzi alla netta presa di posizione cipriota, il presidente del Consiglio europeo Tusk, che presiede il vertice, abbia voluto sottolineare alla Turchia che gran parte dei paesi europei non sarebbe stata disponibile a maltrattare Cipro nella speranza di un accordo con Ankara. Il portavoce di Tusk ha detto infatti: “non possiamo accettare una soluzione che danneggerebbe i colloqui di pace a Cipro”. A quel punto, è intervenuto il premier belga, Charles Michel, che si è fatto portavoce di una posizione che andava lentamente facendosi largo tra i leader: “nessun accordo è meglio di un pessimo accordo. La Turchia pretende tantissimo, e non accetto un negoziato che si presenti sotto la forma del ricatto”. Non solo Cipro, però, raggiunge il punto di massima divisione. I capi della UE, o meglio, alcuni di loro, sollecitati dalla dura reprimenda dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati e da decine di organizzazioni umanitarie, hanno espresso forti perplessità sugli aspetti legali della scelta di rispedire i profughi dalla Grecia alla Turchia, prima, e poi dalla Turchia alla Siria, dopo. Molto duro, in particolare, l’intervento della presidente lituana, Dalia Grybauskaite: “è giusto e comprensibile criticare aspramente le proposte. L’accordo è molto complesso e sarà molto difficile concretizzarlo, anche perché è al limite delle prescrizioni del diritto internazionale”.

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