Strage Erasmus. Ultime quattro salme in Italia. Funerali di Elisa a Roma e di Serena a Torino

Strage Erasmus. Ultime quattro salme in Italia. Funerali di Elisa a Roma e di Serena a Torino

Nella giornata di mercoledì 23 marzo si sono svolti i primi funerali di una lunga serie, quelli di Francesca Bonello, a Genova, la cui salma era stata trasferita in Italia nella tarda serata del 22 marzo, a bordo di un aereo militare, insieme a quelle di Serena Saracino e di Elisa Scarascia Mugnozza, tre delle 7 studentesse italiane in Erasmus, che hanno perso la vita sul bus nell’incidente a Tarragona in Spagna, insieme ad altre 6 ragazze provenienti da Paesi esteri.

Un’ennesima giornata difficile e straziante, che è stata teatro di dolore e di cordoglio per avvenimenti che mai ci si augurerebbe che accadessero.

A cominciare in mattinata con l’arrivo attorno alle ore 11.10 all’aeroporto militare Arturo Dall’Oro di Pisa delle ultime quattro salme: Elena Maestrini, Elisa Valent, Lucrezia Borghi e Valentina Gallo. A terra, in attesa dell’aereo, presenti i parenti delle ragazze, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il governatore toscano Enrico Rossi, il rettore dell’Università fiorentina, Luigi Dei, il presidente di Toscana aeroporto, Marco Carrai, e i sindaci di Firenze e di Pisa. Per rendere omaggio alle salme un picchetto d’onore dell’aeronautica e il cappellano, dopo la benedizione dei feretri, ha recitato una preghiera collettiva. Le bare sono state poi caricate sui carri funebri diretti alle loro città d’origine. Il ministro Maria Elena Boschi ha lasciato l’aeroporto senza rilasciare dichiarazioni, rispettando la volontà delle famiglie delle vittime di non aumentare ulteriormente la pressione dei media. Così anche i giornalisti e i fotografi sono rimasti all’esterno dell’aeroporto, assistendo all’arrivo delle bare al di là della rete di recinzione.

Elena Maestrini, 21 anni, studiava Economia aziendale e management a Firenze. A lutto il paesino di Gavorrano dove è stata allestita la camera ardente questo pomeriggio, presso il cinema Roma. Domani alle 15 i funerali alla chiesa di San Giuseppe di Bagno. Elena era molto amata dalla sua comunità, in Spagna da un paio di mesi, sarebbe dovuta partire oggi  per tornare in Italia per la Pasqua.

Elisa Valent, 25enne friulana, iscritta al corso di laurea magistrale in Filologia moderna all’Università di Padova. “Il papà è andato invece ad attendere la salma a Pisa – ha detto il sindaco Di Bernardo- da dove ora il carro funebre la trasporterà alla volta di Venzone. Subito dopo la salma sarà trasportata nel piccolo cimitero di Carnia, la frazione dove la famiglia Valent risiede”. Atteso dunque il feretro in serata a Venzone, il suo paesino d’origine, dove nel camposanto è stata allestita una camera ardente che ospiterà il corpo di Elisa fino a sabato mattina, quando saranno celebrate le esequie con rito civile. “È già in corso anche l’allestimento della piazza del paese – ha affermato il sindaco- dove sono attese moltissime persone. Per questo ho gia’ attivato la protezione civile e la polizia municipale”. In piazza ci sarà anche un maxi-schermo sul quale saranno proiettate immagini della ragazza. “Il paese è in lutto -ha concluso- e gli esercenti chiuderanno le loro attività per dure ore durante i funerali”.

Lucrezia Borghi, 22 anni, originaria di Greve in Chianti (Firenze), studiava Economia all’Università di Firenze. Ad effettuare le identificazioni della salma sono stato i genitori, Fabrizio e Cecilia, e il fidanzato.

Valentina Gallo, 22 anni, fiorentina, studiava Economia all’Università di Firenze. A Barcellona dall’ultima settimana di gennaio, sarebbe ritornata in Italia all’inizio dell’estate al termine del suo programma Erasmus. Anche lei come altre colleghe desiderava prolungare l’Erasmus, poiché si era innamorata della Spagna.

Nel corso della giornata si sono poi svolti i funerali di Elisa Scarascia Mugnozza a Roma e di Serena Saracino a Torino.

Perdite queste durissime da digerire. 7 vuoti incolmabili.

Elisa e Serena, due ragazze piene di sogni legate dallo stesso triste destino

Due ragazze italiane di città diverse, ma anche amiche legate dallo stesso triste destino e con gli stessi sogni nel cassetto, uno in particolare: essere brave nella loro professione futura. Queste sono Elisa Scarascia Mugnozza e Serena Saracino.

Elisa Scarascia Mugnozza, di Roma, iscritta alla Sapienza alla facoltà di Medicina e Psicologia del Sant’Andrea, era cresciuta in una famiglia di accademici, seguendo le orme dei suoi predecessori. Oltre ad essere la nipote del prorettore della Sapienza ai rapporti con il territorio, il professor Gabriele Scarascia Mugnozza, ordinario di geologia, suo padre Giuseppe è attualmente docente di Agraria all’ateneo della Tuscia, a Viterbo, di cui il nonno, Gian Tommaso, è stato fondatore e primo rettore. Si era trasferita da poco tempo a Barcellona con il progetto Erasmus per vivere un’esperienza che avrebbe dovuto arricchire le sue conoscenze in campo medico-sanitario e che dal punto di vista umano rappresentava un trampolino di iniziazione verso una vita votata al benessere dei malati e dei meno fortunati.

Serena Saracino, di Torino, figlia unica, con due genitori che “vivevano per lei”, come più volte affermato nelle dichiarazioni del padre, iscritta a Farmacia, desiderava diventare una brava dottoressa. In suo onore Torino è vestita a lutto: nei giorni scorsi le bandiere delle sedi universitarie sono state abbassate a mezz’asta e sono stati osservati minuti di silenzio.

I funerali di Elisa nella chiesa dell’Olgiata a Roma

In molti hanno partecipato nella notte di mercoledì alla veglia di preghiera tenutasi nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel quartiere dell’Olgiata a Roma, la stessa dove quest’oggi in mattinata si sono svolti i funerali. Stracolma di gente, a dare l’ultimo saluto ad Elisa, erano presenti i genitori, Maria Teresa e Giuseppe, il fratello e la sorella, parenti, amici, compagni di università, il rettore dell’Università Sapienza, Eugenio Gaudio, avvolti in una coltre di lacrime e di dolore. La bara di Elisa è completamente sommersa da rose bianche, fresche e pure come la sua anima da ragazza buona e generosa, disposta al sacrificio e alla lontananza da casa per poter coronare il suo sogno di divenire una brava dottoressa. Un sogno ricco di altruismo e di amore per il prossimo. Lì, ai piedi dell’altare, Elisa non era sola, ha avuto accanto i suoi cari, le sue amiche che le hanno portato fiori profumati e dedicato dei collage e cartelloni con fotografie che le ritraggono tutte insieme in quei tempi felici che ormai sembrano così lontani.

Il parroco della chiesa, Don Pietro Rabitti, ha detto nell’omelia: “Qui siamo assetati di tante risposte ma abbiamo bisogno di sentirci amati. Sai Elisa, il Papa ha pregato per voi. Ci piace questo Papa che ci parla della Misericordia di Gesù, di un Dio che è pronto ad accoglierci. Oggi abbiamo un po’ di imbarazzo davanti a quel Dio. Vorremmo chiedergli perché proprio te? Perché è successo, che senso ha? Vorremmo intravedere un senso per andare avanti. Cara Elisa, vorremmo sentire la tua parola e credere che sei in una posizione privilegiata per dirci qualcosa di vero. Vogliamo vivere il presente, vogliamo fare una promessa davanti a te: impiegare il presente e spenderlo solo per amare. Siamo qui per non fermarci e non mollare proprio ora. Il Signore Gesù ci invita a camminare dietro di lui e ad accettare la realtà”.

I genitori di Elisa hanno letto dall’altare dei brani: la mamma un passo del Cantico dei Cantici, il padre uno tratto dal Libro dell’Apocalisse, mentre il fratello Tommaso, sotto shock, non è riuscito a proferire parola se non un “Non ce la faccio”.

Il padre Giuseppe ha preso la parola, partendo col rivolgere un ringraziamento alla figlia per le gioie che è stata capace di donare in tutti questi anni a lui e alle  persone che hanno potuto godere della sua radiosa presenza nelle loro vite: “Vorrei ringraziare Elisa per essere stata con noi in tutti questi anni, la sua dolcezza, allegria, voglia di vivere e talvolta la sua testardaggine, qualche volta un po’ crucciata ma sempre simpatica e divertente. Voleva diventare dottoressa e c’era quasi arrivata, aveva già il suo camice verde per la sala operatoria e lavorava con i bambini con la clownterapia – ha aggiunto – Il suo obiettivo era diventare chirurga e curare i bambini in America Latina e Africa. Speriamo che i tanti suoi colleghi, amici e amiche vicino a noi in questi giorni possano coronare questo sogno”.

In seguito, facendo riferimento al programma Erasmus ne ha ricordato l’importanza in una prospettiva di unione culturale, civile e ideologica a livello europeo: “Sembra ironico che questo sia successo proprio a me, docente che con i miei colleghi ho mandato tanti studenti in Erasmus in questi 20 anni. Credo che questo programma europeo sia fondamentale per la formazione di tanti giovani e se l’Europa nascerà sarà solo grazie a loro. Questo programma si deve rafforzare. Noi dell’Università dobbiamo essere più attenti e non lasciare che certe imprudenze vengano commesse portandoci via queste vite giovani e bellissime. Sarebbe bello che quello che è successo rafforzasse l’idea di Europa.

Spazio anche ai ringraziamenti: “Ringrazio Papa Francesco che ci ha scritto. E voglio ringraziare il Signore per averci accolto nella sua casa. Ma anche lo Stato italiano che ci ha aiutato e consentito di riportare velocemente Elisa qui, almeno per la settimana di Pasqua, e le istituzioni, le città di Roma e Viterbo che ci sono state vicino. E ringrazio anche la Protezione civile spagnola che è stata vicina a noi e ha mostrato umanità in questa disgrazia”.

Anche le amiche tra le lacrime hanno voluto rivolgere un loro pensiero speciale alla cara Elisa: “Sarai sempre con noi. Con i nostri traguardi. Ti laureerai 12 volte così quante ne siamo noi, anzi per noi sei diventata medico chirurgo già tanti anni fa. Penso alle chiacchierate durante alle sessioni d’esame, durante i caffè, le giornate passate sui libri. In ogni parte il tuo sorriso splende. Ti ricordiamo felice, felice di essere in Erasmus. Un’esperienza che con tanta fatica ti eri conquistata. Avevi grinta. Se ora eri lì era solo per la tua forza di volontà. Sarai la colonna sonora della nostra vita, sarai i nostri sorrisi, la nostre luce, il nostro ‘Patronus’, non ti lasceremo mai andar via”.

La cugina: “Nonno ti chiamava ‘Elisa la saggia’ perché sin da piccola dispensavi consigli. Ora tu sei andata via, la più splendente tra di noi. E noi siamo qua a cercare il senso. Aiutaci a guarire da questa ferita. Resta con noi”.

Lo zio Gabriele: “Nella stanzetta di Barcellona c’erano il suo libro e il suo camice. Lieve sia il cielo e le stelle da cui ci proteggi e aiuti. Ciao Elisa”. Un “Brava Elisa”e un lungo applauso hanno accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa.

I funerali di Serena Saracino nella chiesa della Gran Madre a Torino

Moltissimi amici e compagni di studi di Serena Saracino si sono dati appuntamento nella sera di mercoledì ai Murazzi del Po, di fronte alla chiesa della Gran Madre, per una veglia in ricordo della ragazza, facendo volare in cielo innumerevoli lanterne luminose, in attesa dei funerali nella giornata di oggi alle ore 12:00, celebrati dall’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia.

La salma ha attraversato la scalinata di fronte alla chiesa tra mazzi di rose e corone di margherite e gerbere, facendo il suo ingresso nel silenzio più assoluto. Presenti alla cerimonia, oltre ai genitori della ragazza, Alessandro e Antonietta Saracino, il sindaco Piero Fassino, la moglie Anna Maria Serafini, il comandante dei vigili urbani Alberto Gregnanini, il presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, il presidente della Regione Sergio Chiamparino e Edoardo Riba, il fratello di Annalisa, la compagna di Serena rimasta ferita nell’incidente, il quale ha scritto una lettera di conforto per la famiglia, in memoria dell’amicizia bellissima che legava le due ragazze. Annalisa è ancora all’oscuro della sorte dell’amica in previsione di un’operazione delicata alla quale dovrà essere sottoposta ora che è tornata a Torino.

Nell’omelia ha detto: “In questi giorni ho pensato più volte, cari fratelli e sorelle, a quali parole di conforto e di speranza avrei potuto dire in una circostanza così tragica e dolorosa. No, non ci sono parole umane che possano alleviare questa grande sofferenza. Non sia turbato il vostro cuore: la parola del Signore è un invito alla speranza in questo momento di gravissimo lutto e dolore che colpisce nel più profondo dell’anima, i genitori di Serena, i suoi parenti, amici, tutta la città e l’intero Paese. Sì, Signore, il nostro cuore è profondamente turbato, ma la nostra fede in te è salda e crediamo nella tua parola. Abbiamo pregato nel Salmo: ‘Signore, tu sei il mio pastore. Se anche dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza’. Il Signore come buon Pastore è andato incontro a Serena mentre camminava nella valle oscura della morte e l’ha presa per mano e l’ha condotta a quel posto preparato per lei fin dall’eternità, perché ha amato e vissuto con gioia e impegno la sua giovane vita. Lei ora è nella pace di Dio dove non c’è più lutto, sofferenza e pianto e pena alcuna. E sono certo che i suoi sogni infranti di giovane e le aspettative sul suo futuro che stava costruendo con impegno e determinazione nello studio e nelle amicizie, in vista di una professione così prossima alle necessità della gente come è il lavoro di farmacista, non andranno perduti perché tutte le nostre opere e i desideri di bene ci seguiranno anche nella vita futura e faranno parte della nostra gioia per sempre”.
Riflessioni sul senso della vita e della morte, sulla precarietà della nostra esistenza sottoposta a rischi imprevedibili, dove, malgrado le tecnologie più avanzate, “l’errore umano è sempre alla porta e può dominare anche le situazioni più normali e quotidiane”.

“Tutto ciò non ci deve abbattere – prosegue l’arcivescovo – ma se mai stimolarci a ricercare vie nuove per riscattare la morte con la vita, la sofferenza con una concreta fraternità e solidale prossimità.Allora avremo la forza di resistere al male, ad ogni male, anche il più terribile, come quello che stiamo vivendo, per alzare lo sguardo verso colui che sa trarre il bene anche dal male ed affidare a lui le nostre invocazioni di aiuto.

Altre considerazioni in previsione della Pasqua e la benedizione alla comunità: “Solo tu, infatti, puoi trasformare il male in un’occasione di salvezza, redimendolo con il tuo sacrificio pasquale. Guarda questa comunità che ti invoca ed accogli le sue preghiere di suffragio, affinché accompagni con sentimenti di umana e cristiana solidarietà chi è nella sofferenza. Dona, Signore, alle famiglie segnate da una dolorosa e imprevedibile perdita di propri congiunti, il balsamo del tuo amore che risana le ferite, affinché ogni dramma sia colmato dalla prossimità, ogni sofferenza sia sostenuta dall’aiuto reciproco, ogni lacrima sia condivisa, ogni prova sia superata dalla fede in te, che sei il Dio vicino Provvidente e Amico”.

A prendere la parola durante la funzione due compagni di classe di Serena, una delle elementari e uno delle superiori: “Ti ricorderemo per il bel sorriso, la frangetta. Felice e giudiziosa, con il tuo sguardo pieno di sogni”.

Al termine della funzione, ad accompagnare l’uscita della bara dalla chiesa un lungo applauso sulle note dell’adagio per archi di Samuel Barber, eseguito dall’Orchestra Rai.

Torna a Torino la studentessa ferita Annalisa Riba

Annalisa Riba, la studentessa rimasta ferita nell’incidente in Spagna, ha fatto ritorno oggi in Italia, atterrata alle ore 14 all’aeroporto di Caselle. La giovane è stata poi trasportata con l’elisoccorso all’ospedale Cto di Torino, dove è probabile che verrà sottoposta a un intervento medico. Consolata Bianco, la mamma di Annalisa, dice: “Siamo miracolati. È una ragazza determinata, forte. Quello che ho visto a Barcellona non lo auguro a nessuno. Voglio ringraziare il consolato e tutte le autorità spagnole e italiane, il sindaco Fassino, il gruppo militare che l’ha portata qui e il presidente Renzi che oltre da politico si è comportato da padre. Renzi ha avuto una grande sensibilità per questi giovani. Siamo stati miracolati due volte, poteva rimanere paralizzata e invece anche questo rischio è stato scongiurato”. La madre ha anche raccontato che Annalisa vorrebbe tornare in Spagna già ad aprile per affrontare gli esami e non perdere l’anno. “È molto grintosa – ha aggiunto – ma questo non è possibile”.

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