Siria, guerra, morte e bambini: una realtà che deve finire. Save the Children e Oxfam ai governi: “Il mondo non può più girarsi dall’altra parte. Cessate il fuoco”

Siria, guerra, morte e bambini: una realtà che deve finire. Save the Children e Oxfam ai governi: “Il mondo non può più girarsi dall’altra parte. Cessate il fuoco”

La guerra civile siriana è una realtà da ormai cinque anni. Al di là di ciò che giunge alla nostra vista e alle nostre orecchie e di quello che i media lasciano trapelare, la situazione è ancor più tragica e critica di quel che si possa pensare. Non è un mio problema finché non diventa una minaccia: questa è la filosofia generale. La società occidentale ha la tendenza di prendersi a cuore le cause che la toccano direttamente più da vicino, ma non si rende conto di quanto la guerra sia una realtà onnipresente e sempre più reale per tutti gli uomini, non soltanto per quei circoscritti luoghi della Terra dove è più evidente. La guerra è nel cuore di chi la subisce, di chi la vive tutti i giorni e non ha altra scelta se non quella di tentare con tutte le proprie forze di sfuggirle, di sopravviverle. Dall’inizio del conflitto in Siria si contano migliaia di vittime innocenti coinvolte, questi i numeri: circa 250 mila i morti, 1 milione di sfollati e 500 mila persone sotto assedio. Un Paese in subbuglio, dove i disagi sono moltissimi: 12 milioni di persone rimaste senza acqua potabile con conseguenti 9 milioni di casi di malnutrizione, di cui il maggior numero bambini, come si può apprendere anche dalla denuncia dell’associazione Save the Children nel Rapporto “Infanzia sotto assedio. Bambini stravolti dalla fame”. Il rapporto nasce nell’ambito di#WithSyria. Basta bombe sui civili”, una campagna che parte con l’obiettivo di puntare il focus d’attenzione sulla situazione in Siria, per garantire, con ogni mezzo a disposizione, la protezione dei civili siriani.

Il 2015 è stato l’anno più duro con il blocco quasi totale degli aiuti. Nel mese di ottobre, per dare un’idea della portata del problema, le Nazioni Unite, come si legge nel Rapporto, hanno potuto dare cibo solo a 10.500 persone, meno del 2% di quanti vivono sotto assedio. A pagarne le spese sono stati i bambini: 250 mila minori vivono nelle aree assediate in Siria, senza alcun tipo di aiuto,  malnutriti e terrorizzati dai bombardamenti. Le parole “bambini” e “guerra” non dovrebbero trovarsi scritte nella stessa frase. Eppure non è così. Milioni di bambini perdono la vita, i loro cari e tutte le poche certezze che posseggono a causa della guerra. Combattenti di battaglie che non hanno scelto, condottieri di guerre che non avrebbero voluto, bambini che non hanno conosciuto il gioco e l’infanzia, mandati al fronte sin dalla tenera età di 8 anni. Una generazione di “piccoli adulti” che non conosce il valore della normale quotidianità infantile, fatta di affetto, divertimento e spensieratezza, laddove le armi e la guerra hanno preso il posto dei libri e della scuola.

No alle armi chimiche! 161 gli episodi, 1500 i morti

La morte è all’ordine del giorno, scegliendo le sue vittime non solo tra la povertà e la fame, ma soprattutto tra la distruzione, operata dai militanti con ogni tipo di mezzo.  Durante i 5 anni della guerra siriana le associazioni umanitarie hanno tenuto il conto delle volte in cui si è fatto uso di armi chimiche: ben 161 episodi, che hanno provocato la morte di quasi 1500 persone e 14.500 feriti, come rivela un rapporto della Syrian American Medical Society, che chiede all’Onu l’identificazione e l’incriminazione dei responsabili, con il governo siriano che, da parte sua, nega ogni coinvolgimento e responsabilità in questo tipo di azioni contro i civili, che considera riprovevoli.

L’appello delle ONG ai leader mondiali

30 ONG di risonanza mondiale si trovano attualmente schierate nel battersi per i diritti degli indifesi e dei più deboli, in quella che è considerata “la peggiore tragedia umanitaria dalla seconda guerra mondiale”. “Il mondo non può più girarsi dall’altra parte”, afferma il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri. In prima linea, in questa battaglia universale, vi sono infatti Save the Children e Oxfam che da parte loro lanciano un appello. “Chiediamo con forza ai leader mondiali di adoperarsi per fare rispettare il cessate il fuoco affinché questo conduca ad un accordo permanente per porre fine alle violenze e per garantire la sicurezza e la protezione dei civili in Siria”, continua Barbieri. “A tale scopo è indispensabile che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite prenda atto delle continue violazioni del diritto internazionale umanitario perpetrate in Siria, anche da parte di alcuni dei paesi membri, intervenendo il prima possibile per fermare il trasferimento di armi alle parti in conflitto, ribadendo la necessità di garantire in primis la protezione dei civili. In questa direzione facciamo appello anche al Governo Italiano affinché, come Stato candidato (tra i membri non permanenti) a sedere nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dal prossimo giugno, possa assumere un ruolo chiave nel guidare le parti ad una risoluzione politica del conflitto”.

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, dichiara: “Tutto quello che il popolo siriano ha affrontato in questi anni e sta tuttora affrontando è troppo, soprattutto nelle aree sotto assedio. E sono proprio i bambini a pagare il prezzo più alto per un’infanzia non vissuta. Per questo -continua- chiediamo con forza che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali e che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari. Inoltre ci appelliamo alla comunità internazionale affinché si adoperi per una soluzione duratura del conflitto che da cinque anni insanguina la Siria, spingendo milioni di persone a cercare rifugio nei Paesi limitrofi e a rischiare la vita per raggiungere l’Europa”.

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