Renzi. Contro di me tutte bufale. L’Italia cresce. Una intimidazione alle minoranze: “domani facciamo i conti”. Lo smentisce il documento dei tecnici Ue. Il cavallo non beve

Renzi. Contro di me tutte bufale. L’Italia cresce. Una intimidazione alle minoranze: “domani facciamo i conti”. Lo smentisce il documento dei  tecnici Ue. Il cavallo non beve

Si racconta che lunedì quando si riuniranno i membri della Direzione del Pd, Renzi Matteo, in contemporanea segretario del partito e presidente del Consiglio farà diffondere fra i partecipanti  la nota che porta il nome di “Le bufale”, che va ad aggiungersi alla settimanale e-news in cui “Lui” indica ai media quello che gli scriba devoti scrivono in sua laude. “Le bufale”, se abbiamo capito bene, sono una nota settimanale in cui vengono sputtanati gufi e tutti coloro che osano criticare l’operato del “suo” governo. L’abbiamo letta, questa opera prima. Come abbiamo letto la sua intimidazione contro la minoranza del suo partito, durante il congresso dei giovani dem: “è naturale che si discuta, una comunità ha delle discussioni. Io sono orgoglioso di un partito che discute: si chiama democratico non perché avevano finito gli obiettivi. Certo, poi mi rimane l’ambizione di discutere di cose serie e non di piccole beghe. Ma su questo facciamo i conti domani, non è questa la sede per parlarne”. La riteniamo indegna per qualsiasi persona che abbia qualche responsabilità istituzionale, per il presidente del Consiglio in primo luogo, che evidentemente ritiene i cittadini dei minus habens, dementi, pronti a bere tutte le balle che racconta. Forse, ci viene un dubbio, la e-news è stata scritta ad uso e consumo proprio dei componenti della direzione, meglio della minoranza Democrat sempre più malmenata. Attenti a voi, sembra dire il premier, guardate quante belle cose ha fatto il governo, non osate criticarmi.

Tutti i dati sulla situazione economica e sociale sono negativi

Bene, anzi male. Quella lunga sfilza di cose fatte, quei numeri ridondanti, quel milione di posti di lavoro, tutte le “riforme”, il paese che cresce, il Jobs act, la più bella legge del mondo, e via dicendo, sono smentite dai fatti, dai dati reali della situazione del paese. Anche l’Istat deve arrendersi di fronte all’evidenza. Praticamente ad inizio anno tutti i dati economici sono negativi, la ripresa è “modesta”, nel migliore dei casi, a “rischio”, e quel poco è anche a “rischio”. Lo dice il documento riservato messo a punto dalla struttura tecnica della Commissione Europea, nella relazione elaborata sulla situazione dell’Italia. Un documento di lavoro datato fine febbraio di cui abbiamo già fornito elementi interessanti. Partiamo dalla disoccupazione e dal tasso di povertà.

Gli analisti della Commissione Ue: “dal 2008 il tasso di disoccupazione di lunga durata in aumento”

Scrivono gli analisti della Ue che “dal 2008 il tasso di disoccupazione di lunga durata è in aumento costante per tutte le fasce di età. Il persistere della disoccupazione comporta rischi rilevanti per la partecipazione al mercato del lavoro, che rimane relativamente bassa, in particolare per le donne e i lavoratori più anziani. In questo contesto gli indicatori sociali sono peggiorati dopo la crisi: la percentuale di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale è aumentata tra il 2008 e il 2012, per poi scendere solo marginalmente negli ultimi anni. Nel 2014 l’Italia contava 17,1 milioni di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale”. Sempre in merito alla occupazione a smentire Renzi e quel famoso milione di occupati in più, se quel numero fosse vero comporterebbe un calo netto, pari perlomeno alla disoccupazione. Che invece si mantiene stabile, per la precisione si ha una crescita dei disoccupati con l’’indice che passa dall’11,3 all’11,4 più 18 mila. Ancora, non si evidenziano progressi verso il conseguimento dell’obiettivo di riduzione di povertà fissato da Europa 2020. Manca infine un regime di reddito minimo. Notano gli analisti della Ue che la crisi ha cambiato la composizione della occupazione a causa della “contrazione di quasi il 20% della forza lavoro nei settori dell’edilizia e dello sviluppo immobiliare. La ripresa modesta dell’occupazione registrata a partire da metà 2014 è stata  trainata principalmente dai servizi (ossia i settori non scambiabili del mercato). Il settore dei beni scambiabili, ossia il settore manifatturiero, ha mostrato segni di stabilizzazione”.

Sulle “riforme” un giudizio molto critico. Bassi investimenti su scuola e istruzione

Passiamo al settore delle riforme, il vanto di Renzi. Per quanto riguarda il settore pubblico si attendono le deleghe relative alla riforma Madia. Nel frattempo si sottolinea che “le inefficienze strutturali del settore pubblico continuano a rallentare l’attuazione delle riforme e a scoraggiare gli investimenti, oltre ad offrire opportunità di acquisizioni di rendita, ad esempio negli appalti pubblici”.

Per il sistema giudiziario, il fiore all’occhiello del ministro Orlando che sarebbe il candidato alla segreteria, indicato da Renzi, su suggerimento del presidente Orfini, al momento del Congresso nel 2017, “anche dopo i provvedimenti approvati di recente – scrivono gli analisti Ue – permangono le grandi sfide della durata dei procedimenti e dell’elevato numero di cause civili e commerciali pendenti. La corruzione rimane un grave problema e i termini di prescrizione restano un ostacolo contro di essa”.

Per quanto riguarda scuola e istruzione si ricorda nel documento che è in corso la riforma  “ma gli investimenti nell’istruzione terziaria, e nelle comunicazioni a banda larga restano relativamente bassi”. Il tasso di istruzione terziaria nella fascia d’età 30-40 anni “è tra i più bassi della Ue, al pari livello delle competenze di base della popolazione adulta. Il basso tasso di capitale umano rispecchia il basso rendimento dell’istruzione e delle competenze sul mercato del lavoro, in particolare per i giovani”. La collaborazione tra università ed imprese “non è ottimale”.

Vulnerabilità del sistema bancario persistente

Un discorso a parte merita il sistema bancario. Si prende atto che sono in corso riforme “ma  la recente risoluzione di quattro piccole banche italiane, con le perdite che ha comportato per i detentori di obbligazioni subordinate, rivela il persistere di alcune vulnerabilità”.

Di vulnerabilità per l’economia si parla anche a proposito dell’elevato rapporto debito pubblico Pil, unito al deterioramento della competitività e della crescita. Secondo le stime dei tecnici della Commissione “dopo aver toccato il tetto massimo del 133% nel 2015, dovrebbe diminuire nel 2016 e nel 2017, grazie alla prevista ripresa, associata a un ulteriore taglio del tasso d’interesse sul debito. L’avanzo primario strutturale, dovrebbe tuttavia peggiorare, rallentando il ritmo di riduzione del debito sottostante, Inoltre i piani di privatizzazione dovrebbero subire ritardi”.

Bassa crescita e tasso di inflazione rallentano la ripresa

La bassa crescita e il tasso di inflazione, ora addirittura siamo tornati in deflazione, dicono gli spin doctors Ue, “rallentano la ripresa della competitività di costo. Dal 2010 l’Italia ha nel complesso stabilizzato le sue quote del mercato delle esportazioni, dopo aver registrato ingenti perdite negli anni precedenti. La crescita salariale è rallentata, ma l’attuale contesto di bassissima inflazione e la persistente debolezza della crescita della produttività frenano l’adeguamento del costo del lavoro per unità di prodotto rispetto ad altri paesi della zona euro. La Competitività dell’Italia, continuano i tecnici  risente inoltre della specializzazione merceologica del Paese e dell’elevata percentuale di piccole imprese con posizione debole sui mercati internazionali”. Domanda a Renzi: sono bufale anche le osservazioni dei tecnici Ue documentate in qualche centinaio di pagine con osservazioni, documentazioni, grafici, tabelle? Ci dicono che così il paese non va, il cavallo non beve, la ripresa è al di là da venire.

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