Quel pasticciaccio dell’Euribor va in tribunale

Quel pasticciaccio dell’Euribor va in tribunale

Non so quanti soldi abbia accantonato il Chief Executive Officer di Deutsche Bank per le cause legali pendenti e per quelle future riguardanti il mal operato del colosso bancario da lui guidato, ma credo che saranno ampiamente insufficienti se, nel settembre di questo anno di disgrazia 2016, il tribunale britannico di Southwark in quel di Londra dovesse riconoscere colpevoli i quattro ex dirigenti di Deutsche Bank per i quali la Gran Bretagna ha chiesto e ottenuto un mandato di arresto europeo insieme a un ex trader di Société Generale che ha già annunciato tramite il suo legale che si opporrà con tutte le sue forze all’arresto.

Certo per questa manipolazione del tasso Euribor, iniziata nel 2006 e durata fino al 2010 e scoperta clamorosamente nel 2012, Deutsche Bank, Citigroup, UBS e altre banche si sono già viste comminare multe miliardarie, così come l’ideatore della truffa, Tom Hayes è stato già condannato a 14 anni di carcere dallo stesso tribunale inglese che ora sta giudicando gli altri undici imputati, ma rileva il fatto che queste multe non inibiscono alle molte decine di milioni di clienti delle banche danneggiate di rivalersi per i danni subiti sui loro finanziamenti o sui loro mutui indicizzati appunto al tasso Euribor taroccato dagli esponenti delle banche chiamate in causa, e in quel caso cosa ne sarà della “piscina di liquidità” di 215 miliardi di euro dell’istituto di Francoforte?

Quello che fa specie è che per quattro anni Citigroup, UBS You & I, Societe Generale, Deutsche e altre banche abbiano lavorato indefessamente e in perfetta sintonia per danneggiare gli interessi di quelli che dovrebbero rappresentare il loro bene più prezioso, la clientela appunto, un comportamento che conferma i peggiori pregiudizi dell’opinione pubblica, in questo caso sarebbe giusto parlare di giudizi, nei confronti delle banche e la pena subita dal capofila di questo manipolo di colletti bianchi di alto bordo, anche se elevata, risulta quasi infima rispetto al danno arrecato agli ignari correntisti e mutuatari.

Ma quello che colpisce è il numero di alti dirigenti di Deutsche Bank sul totale degli imputati,  quattro su dodici, a testimonianza dell’importanza dell’operazione per l’istituto di Francoforte, un colosso del credito sul quale sarebbe più che opportuno che la Banca Centrale Europea accendesse un faro con la stesse determinazione con la quale si occupa delle banche italiane!

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