Qualcosa di sinistra? Massimo D’Alema e la possibilità di un Islam europeo

Qualcosa di sinistra? Massimo D’Alema e la possibilità di un Islam europeo

Ai microfoni di Radio anch’io, Massimo D’Alema ha espresso una posizione interessante riguardo ai problemi di integrazione del mondo musulmano in Europa e sulle possibilità offerte all’Occidente per “disinnescare” il terrorismo islamico nei paesi del Vecchio Continente. Tale opinione è particolarmente interessante anche perché in netta controtendenza rispetto alle sguaiate passioni epico-apocalittiche che paiono aver colto buona parte del panorama politico e giornalistico italiano.

Inventare o riscoprire l’Islam europeo?

Affermando – attraverso la proposta di istituire un 8×1000 da devolvere alla confessione musulmana – la necessità di creare un “Islam europeo”, che «potrebbe essere più aperto, più moderno di quello fondamentalista che viene da certi paesi», D’Alema ha proposto una strategia che non è soltanto fondata, ma si appoggia anche su un dato di fatto troppo spesso dimenticato: l’Islam europeo già esiste.

In Inghilterra, nelle Fiandre e in Francia erano presenti significative comunità islamiche già dal XIX secolo, se non addirittura dal Settecento, che hanno dimostrato un livello di integrazione imparagonabile con quello degli attuali abitanti dei quartieri-ghetto. A coloro che strepitano che “l’Islam non appartiene all’Europa”, potremmo porgere l’invito di recarsi in visita al cimitero cittadino di una città portuale come Livorno, e vedere con i loro occhi i tangibili segni di comunità musulmane, con radici nel territorio nazionale mentre gli “italianissimi” trentini o triestini erano ancora fedeli sudditi d’Asburgo.

Infine, proprio nei giorni in cui si conclude all’Aia il processo a Radovan Karadžič, non possiamo evitare di richiamare alla memoria gli islamici dei Balcani e, in particolare, i bosniaci, senza dimenticare come fossero donne e uomini mussulmani – appena vent’anni fa – a essere massacrati, stuprati e vilipesi da milizie di “buoni cristiani”.

Una strategia vincente

La storia dell’Islam europeo – non solo come caratterizzazione geografica, ma come differenziazione dall’Islam del Maghreb e da quello mediorientale – appartiene alle origini stesse del nostro continente. Dalla Spagna del Cid alla Sicilia di Federico II, in un susseguirsi di fenomeni complessi di cui solo una faccia risponde alla reconquista, a Lepanto o all’assedio di Vienna (nomi di cui si riempono sempre più spesso le bocche, o le pagine, in questi giorni). La ricostruzione e il rafforzamento di un Islam europeo che condivida le proprie sorti con quelle delle stesse società civili dell’Europa, è più di un’opportunità: è una necessità, per evitare uno scontro che potrebbe avere solo i caratteri di una guerra civile o, peggio, di una pulizia etnica.

Non siamo in grado di dire se Massimo D’Alema abbia detto qualcosa di sinistra, assolvendo alla celebre preghiera morettiana. Egli ha certamente detto però qualcosa di ragionevole. Mentre tutt’attorno il paese pare aver perso il senno, e non si vedono all’orizzonte ippogrifi per andarlo a recuperare.

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