Primarie Usa. Tra i repubblicani avanza Ted Cruz. Tra i democratici aumentano le speranze di Sanders

Primarie Usa. Tra i repubblicani avanza Ted Cruz. Tra i democratici aumentano le speranze di Sanders

Nella corsa ormai frenetica delle primarie americane, il cosiddetto supersaturday, il supersabato in cui si è votato in altri stati come la Louisiana, il Nebraska e il Kansas per i democratici, e il Kansas, il Kentucky, la Louisiana e il Maine per i repubblicani, è stato importante soprattutto per i candidati in seconda posizione, Bernie Sanders tra i democratici e Ted Cruz tra i repubblicani. Dopo questa nuova ondata di voti sembra ormai abbastanza chiara la dinamica delle primarie: nella parte repubblicana, l’avvicinamento di Cruz a Trump si è avvertito molto fortemente, e nel campo democratico, la vittoria per 2 stati a uno per Sanders, ha riaperto le speranze per l’anziano senatore del Vermont. Hillary Clinton si è aggiudicata la Louisiana, stato a forte presenza afroamericana, con il 73% dei voti, mentre Sanders ha vinto nel Kansas e nel Nebraska, la cosiddetta “pancia americana”, a forte prevalenza della middle class bianca. Ormai, la tendenza tra i democratici sembra proprio essere segnata in modo etnico e sociologico. È soprattutto per questa ragione che il senatore socialdemocratico ha detto ai suoi con convinzione: “credo ancora che siamo sul cammino verso la vittoria”, nonostante la differenza di circa 200 delegati che lo separano dalla Clinton (al netto dei cosiddetti superdelegati che potrebbero fare la differenza alla Convenzione di luglio), ma in attesa dei grandi e popolosi stati del centro e del nord degli Stati Uniti.

Nel corso di un’intervista domenicale, la CNN ha proprio chiesto a Sanders se avesse intenzione di mollare, qualora la Clinton raggiungesse la soglia di metà più uno dei delegati ben prima della Convenzione di luglio. La sua risposta è stata netta: “abbiamo fatto enormi progressi negli ultimo 10 mesi”, ed ha elencato gli stati vinti: New Hampshire, Colorado, Minnesota, Vermont, Oklahoma, Kansas e Nebraska. Ha poi aggiunto: “resteremo in campagna elettorale fino alla Convenzione di luglio”, certo di altre grandi sorprese. E quando l’intervistatrice Dana Bash ha ribadito la domanda, Sanders ha risposto con fermezza “Dana, stai speculando, non penso affatto che la Clinton riuscirà a raggiungere la metà più uno dei delegati”. Infatti, Sanders ha poi affermato che si aspetta di vincere proprio là dove sembra davvero più forte, nei grandi stati fortemente urbanizzati, come New York, ad esempio, e la costa occidentale. Sanders ha detto: “Dobbiamo cogliere l’attimo e combatteremo fino alla fine”. Naturalmente, Sanders ha dovuto anche rispondere sulle ragioni per cui gli stati a maggioranza afroamericana abbiano scelto Clinton. Il senatore ha ammesso di avere un problema di comunicazione con le maggioranze di colore, soprattutto al sud, ma ha confermato che tra i democratici ormai esiste una “generational divide”, una divisione generazionale, che attraversa i gruppi etnici. Dunque, la replica di Sanders è che il suo messaggio ugualitario viene colto dai giovani, a prescindere dalla loro condizione razziale. È per questo che attende con maggiore fiducia il responso delle prossime primarie, a cominciare dal Maine e dal Michigan, domenica, nella speranza che l’affluenza sia alta, soprattutto di giovani. Più tardi, ha confermato alla ABC: “in tutte le primarie dove abbiamo vinto, lo abbiamo fatto con distanze a due cifre. Penso ancora che abbiamo molta strada da fare verso la vittoria”. Ed ha concluso dicendo che egli è l’unico candidato che davvero può battere Donald Trump.

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