Per l’Onu e i movimenti per i diritti umani l’accordo Ue-Turchia è una vergogna da non firmare. Save the Children: “Accordo perverso e aberrante”

Per l’Onu e i movimenti per i diritti umani l’accordo Ue-Turchia è una vergogna da non firmare. Save the Children: “Accordo perverso e aberrante”

Altro che clausola sulla libertà di stampa in Turchia, sulla quale aveva puntato il nostro amabile premier Renzi come condizione per firmare l’accordo tra i 28 paesi della Ue e la Turchia per la soluzione della crisi dei migranti. Nella notte tra lunedì e martedì, Matteo Renzi aveva avvertito gli altri capi di stato e di governo che non avrebbe siglato il patto con la Turchia “senza una clausola sulla libertà di stampa”. All’inizio della nottata dei negoziati, sembrava perfino una dichiarazione di buon senso. Poi, nella mattinata di martedì, quando l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e alcune organizzazioni per i diritti umani hanno pensato bene di assestare alcuni ceffoni ai leader europei, si è capito che Matteo Renzi non aveva compreso la natura e le conseguenze di quanto si andava discutendo con le autorità del governo turco.

Dinanzi al Parlamento europeo riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati ha stigmatizzato la bozza di accordo tra la Ue e la Turchia, dicendosi molto preoccupato per gli effetti devastanti che esso potrebbe avere sui rifugiati siriani, privi protezione e messi in pericolo con la decisione di rinviarli nelle zone di conflitto. Filippo Grandi, l’Alto commissario Onu, ha letteralmente messo in discussione l’intero accordo: “come prima reazione sono profondamente perplesso su ogni accordo che implica il ritorno di chiunque da un paese all’altro senza fare riferimento alle salvaguardie per la protezione dei rifugiati in base al diritto internazionale”. Infatti, al centro dell’accordo tra la UE e la Turchia vi è proprio un controverso programma di scambi dei rifugiati. Nel piano, i rifugiati siriani approdati sulle isole greche dovrebbero far ritorno in Turchia, mentre i paesi europei accoglierebbero solo i richiedenti asilo che oggi già vivono in Turchia. Su questo aspetto, Grandi ha detto ai parlamentari europei che i richiedenti asilo dovrebbero rientrare in altri stati solo se vi fosse la garanzia di non essere espatriati verso le zone di guerra dalle quali sono fuggiti. Il paese ospitante deve anche garantire che i richiedenti asilo abbiamo accesso al lavoro, ai servizi sanitari, all’istruzione e all’assistenza sociale.

L’altra denuncia, altrettanto potente, arriva da Vincent Cochetel, direttore per l’Europa dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Cochetel ha detto nel quartier generale di Ginevra: “l’espulsione collettiva dei cittadini stranieri è proibita in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E la rilocalizzazione di appena 20.000 rifugiati in due anni nell’intera Europa è davvero poca cosa”. La replica del presidente della Commissione europea è stata gelida e burocratica: “rispedire i rifugiati in Turchia è legale e coerente con la Convenzione di Ginevra”, ed ha citato paragrafi e commi della direttiva procedurale. Ha aggiunto che i paesi Ue potrebbero riconsiderare le richieste di asilo qualora vi fosse un luogo sicuro in cui rispedirli, e poiché la Grecia sostiene che la Turchia è “paese sicuro”, è legale rispedire i rifugiati in Turchia.

È a questo punto che sono insorte le organizzazioni umanitarie internazionali, giudicando vergognoso il piano con la Turchia e la logica che lo sottende. Amnesty International sostiene che “è assurdo” descrivere la Turchia come un paese terzo “sicuro”, dal momento che molti siriani sono stati uccisi proprio mentre tentavano di attraversare il confine tra la Siria e la Turchia. Il direttore di Amnesty International per l’Europa, John Dalhuisen, è stato feroce: “è proprio un giorno triste, perché è un accordo triste. Sta per essere celebrato da gente che danza sulla fossa in cui si getterà la protezione dei rifugiati, da chi vuole rafforzare la Fortezza Europa e da chi non vuole rifugiati nel proprio paese”. Ed ha aggiunto: “se l’accordo fosse applicato nel suo senso assoluto, allora il numero dei rifugiati che l’Europa potrebbe ospitare dipenderebbe dal numero di rifugiati pronti a rischiare la vita con altri mezzi – e si toccherebbe l’abisso morale”.

Anche Human Rights Watch sostiene che la Turchia non può essere considerata come “paese sicuro” per i rifugiati: “è davvero miope che i leader europei chiudano le loro frontiere senza considerare l’impatto sulla frontiera turco-siriana”. La questione sollevata da questa organizzazione, è che i curdi in fuga dall’Iraq potrebbero trovarsi di fronte ad una “situazione rischiosissima”, se fossero costretti a rientrare in Turchia, come propone l’accordo. In Turchia, come è noto, i curdi sono orrendamente perseguitati dal regime di Erdogan. Tantissimi curdi sono stati costretti a fuggire da Siria e Iraq per effetto dell’occupazione militare dell’Isis, che ne ha distrutto le comunità, e tantissimi curdi sono stati costretti a migrare anche perché sottoposti a massicci interventi militari della Turchia contro il Pkk, il Partito del lavoratori curdi, considerato da Ankara come un’organizzazione terroristica. Come proteggere il diritto alla vita dei curdi, si chiede l’organizzazione umanitaria?

Da parte sua, Melanie Ward dell’International Rescue Committe ha descritto la politica di “separazione” dei migranti e dei rifugiati, quelli da accettare e quelli da rispedire in Turchia, senza senso: “se questa politica vuole incentivare la Turchia a bloccare i rifugiati sulle sue coste, di fatto rischia di provocare la reazione contraria. Non è questione di numeri ma di bisogni umanitari e le decisioni si devono prendere su questa base. La separazione dei migranti e dei rifugiati fa solo gli interessi dei trafficanti”. Infine, tutti ricordano ai leader europei, e a quelli turchi, che i rifugiati siriani affrontano “condizioni sempre più difficili” in Giordania e in Libano, dove il 90% vive al di sotto della soglia di povertà perché non lavora e ha dato fondo a tutti i propri risparmi. E infine, come giustamente ha voluto ricordare l’Alto commissario Grandi ai parlamentari europei, “nell’opinione pubblica l’immagine del migrante e del rifugiato è spesso quella di un giovane uomo solo che sbarca in Europa per cercare lavoro. Oggi, nella ricorrenza della Giornata internazionale della donna, vorrei ricordare che quasi due terzi di loro sono donne e bambini”.

Per Save the children, l’accordo è “perverso e aberrante”: “Se da un lato accogliamo con favore la possibilità di aumentare i reinsediamenti dalla Turchia all’Europa, dall’altro siamo inorriditi dalla logica perversa alla base dell’accordo proposto, che implica che una persona debba rischiare la vita in mare affinché un’altra possa beneficiare di un passaggio sicuro e legale in Europa”, denuncia Save the Children. La proposta di una politica basata sul “respingerne uno per reinsediarne un altro” riferita ai profughi siriani, secondo l’organizzazione, “rischia di essere particolarmente dannosa per i minori” in quanto “servirà solo ad accrescere le insicurezze circa il loro status e li spingerà a cercare altre vie più pericolose per raggiungere l’Europa, rendendoli facili prede dei trafficanti”. Secondo Save the Children , “i canali legali di migrazione, compresa la riunificazione famigliare, dovrebbero essere il pilastro centrale di qualsiasi risposta europea alla crisi. Subordinare questa risposta al fatto che persone disperate siano disposte ad affrontare un viaggio in mare così insidioso è semplicemente aberrante”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.