Pd. Al via la tre giorni di Sinistra riformista, l’area di Bersani e Speranza. Ma colpiscono le parole di D’Alema

Pd. Al via la tre giorni di Sinistra riformista, l’area di Bersani e Speranza. Ma colpiscono le parole di D’Alema

Ha avuto inizio venerdì, nelle sale dell’hotel Donini di San Martino in Campo, Perugia, la tre giorni di lavori di Sinistra riformista, “Energie nuove per l’Italia”, che fa capo a Pierluigi Bersani e a Roberto Speranza, che ha aperto i lavori. Un fantasma aleggiava nella sala, Massimo D’Alema, che con un’intervista al Corriere della sera, ha aperto il fuoco contro Matteo Renzi. Nell’intervista, D’Alema ha posto i temi della discussione. Sulla scissione silenziosa nel Pd: “sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd”, ha detto ad Aldo Cazzullo, “che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Si tratta di un problema politico, non di un complotto di D’Alema”. E poi l’affondo sull’attuale gruppo dirigente del Pd, definito “gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene”. E per chi non avesse ancora capito, va giù duro: “Cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?”. Sulla linea politica di Renzi, l’accusa di D’Alema è netta: “a destra viene riconosciuto a Renzi il merito di aver distrutto quel che restava della cultura comunista e del cattolicesimo democratico. Ma così ha reciso una parte fondamentale delle radici del Pd. Ha soffocato lo spirito dell’Ulivo”. Dopo aver detto che Renzi segue le iniziative politiche di Berlusconi, soprattutto dopo la riforma elettorale, D’Alema esprime anche un giudizio sulla minoranza del Pd, che guarda con simpatia ma che “non mi pare che riesca a incidere sulle decisioni fondamentali”. E conclude: “la vera sfida è come si ricostruisce il centrosinistra. Ed è una battaglia che non si conduce più soltanto all’interno del Pd”. Come dargli torto? L’intervento di D’Alema è atteso alla Convention di Sinistra riformista proprio nella serata di sabato.

Nella relazione introduttiva di Speranza, e anche nell’intervento di Bersani, gli echi delle “provocazioni” e delle analisi politiche di D’Alema si sono avvertiti con molta concretezza. Speranza ha detto: “La nostra sfida è dentro il Pd, senza ambiguità: abbiamo due piedi dentro il Pd. È il nostro partito, ci crediamo, lo amiamo. Eppure vogliamo costruire un dibattito vero perché non ci sia la voce di uno solo o la sommatoria di comitati elettorali”. Speranza ha proseguito: “Vogliamo dare una mano e vogliamo cambiare il Pd, aggiustarne la rotta. Da qui può partire un cammino, per costruire l’alternativa dentro il Pd. Non è una rivincita, non si torna al passato”. Poi afferma: “A Renzi voglio dire di fidarsi di più, di avere più fiducia del nostro partito e dei nostri iscritti. Non ti fidare solo di chi ti dice sempre sì e di un cerchio magico in cui rischi di chiuderti”. Speranza parla direttamente al suo gruppo dirigente: “Lo dico al gruppo dirigente del Pd: non abbiate paura di un confronto vero nel congresso, siamo a bivi decisivi per il Pd: non bisogna avere paura. Il Pd è la più grande speranza – e questa non è pubblicità ingannevole – per l’Italia e per il Paese. Fuori dal Pd la fotografia è inquietante, è fatta dal terzetto Salvini-Grillo-Berlusconi, da nuovi e vecchi populismi che non sono in grado di difendere i valori del nostro Paese”. Sulle amministrative, conferma il sostegno leale della minoranza ma avverte: “Alle amministrative nelle grandi città non ci si può nascondere: il più grande partito deve fare tutto il possibile per vincere. Perché non si governa l’Italia se non si vincono bene le amministrative. In queste amministrative saremo sempre dove c’è il simbolo del Pd”. E infine il richiamo a coloro che dal Pd sono usciti: “Da qui può partire un cammino per un’alternativa dentro il Pd, in un campo largo, senza paura, provando a parlare a tutti e prima di tutto al nostro Paese. A chi è fuori dico che possiamo fare un pezzo di strada assieme perché questo soggetto diventi capace di rappresentare questa cultura politica. A chi non ci crede dico che il centrosinistra si può ricostruire, ma è impossibile farlo se non si parte dal Pd”. E cita Romano Prodi, che nel 2006 tenne un ‘conclave’ di governo nello stesso luogo, a San Martino in Campo: “Aprì quella riunione dicendo ‘dobbiamo avere il coraggio di osare’ e penso che oggi tutti insieme dobbiamo partire dal coraggio di osare”.  Solo alla fine, un breve cenno ai caratteri della impresa politica che attende la minoranza: “Il merito in questo discorso è decisivo. Dobbiamo rimettere l’uguaglianza al centro del nostro discorso politico. Se togli la casa a un miliardario non sei tu, se invece fai una misura universale di contrasto alla povertà siamo noi, la nostra storia. Se fai la riforma della scuola contro larga parte degli insegnanti, se difendi l’universalismo della sanità pubblica siamo noi. Sono le scelte a dire chi sei e dove vai”. Ma se è così, allora perché la minoranza del Pd ha ingoiato tutte le questioni di fiducia del governo Renzi, proprio sulla scuola e sul lavoro?

Sulla stessa falsariga, l’intervento di Bersani: “Da qui parte una iniziativa per dare più forza al centrosinistra da dentro il Pd. Roberto Speranza candidato contro Renzi? Speranza è un giovane fuoriclasse. Roberto Speranza è uno che non ha bisogno di rottamare. Quelli della mia generazione – e qui ce n’è – non han bisogno di essere rottamati: la nostra generazione di quest’area non ha niente da chiedere. Io dico solo ‘chiedimi chi erano i Beatles’, basta, punto. E Roberto chi erano i Beatles lo chiede: così possiamo andare avanti bene”. E per coloro che non avessero capito, Bersani conferma: “Abbiamo tutti e due i piedi nel Pd”. Sulla scissione, Bersani scherza: “In uno di quei fulminanti retroscena che ci vengono offerti sui giornali, alcuni sono particolarmente ‘mandati’, è uscito che se nella prossima direzione se non si dimostra lealtà le nostre strade si dividono… Mi son chiesto: hai visto che vuole uscire dal Pd? Sarebbe una notizia…”, alludendo a Matteo Renzi. Più netto, Bersani è stato sul decreto di riforma delle banche cooperative, annunciando il suo voto contrario: “Se insistono sul principio di cancellare l’indivisibilità delle riserve di una banca cooperativa, io rispondo: ‘anche se metti dieci fiducie non te la voto’. Te la fai votare da Verdini che è un noto esperto di credito cooperativo. Su questo teniamoci pure una libertà di voto”. Sul doppio incarico di segretario e premier, Bersani dice: “Il fondatore della non obbligatorietà del doppio incarico è stato Renzi quando ha preteso, e io ho concesso, che lui si proponesse come candidato premier contro il segretario del partito. Se avesse vinto lui, era ben tranquillo candidato e io ero segretario”. E infine: “Tanta gente fuori invoca un centrosinistra di governo. Ma può esistere un centrosinistra di governo se si dà per perso il Pd? No, può esistere una sinistra di testimonianza, cosa nobile ma che a noi riformisti non può bastare. Quindi, ciascuno dalla sua parte, è importante rivendicare quella prospettiva” .

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