Ma chi è Daniéle Nouy e perché parla male delle banche italiane?

Ma chi è Daniéle Nouy e perché parla male delle banche italiane?
Primo capo della vigilanza sulle banche dei paesi membri dell’area euro e prima donna nel consiglio della Banca Centrale Europea, Daniéle Nouy, 66 anni, entra nel 1974 alla Banca di Francia e ne esce venti anni dopo per fare esperienza in organismi finanziari sovranazionali e poi tornare alla Banca di Francia nel 2010 come capo della vigilanza, incarico che ricoprirà fino al giorno della nomina a presidente del Supervisory Board presso la BCE, cioè appunto capo della neonata vigilanza bancaria europea.
Ho ripercorso pedissequamente il suo brillante curriculum perché è fondamentale per capire il suo modo di intendere il problema della solidità e stabilità delle banche, che è un approccio con molte somiglianze con quello proprio della Bundesbank e non è un caso se, nell’analisi delle criticità di una banca tipo, l’asse franco-tedesco privilegi quella riferibile ai Non Performing Loans, crediti deteriorati e sofferenze in senso stretto (sia lorde che nette) rispetto a quella rappresentata da quelle vere e proprie montagne difficilmente scalabili denominati derivati e titoli tossici in pancia alle banche globali come Deutsche Bank, Commerzbank, BNP Paribas, Credit Lyonnaise che evidenziano un nozionale complessivo che è un deciso ultimo del prodotto lordo dell’intera Unione europea, inclusi i paesi esterni all’area euro, per non parlare del salvataggio delle landesbanken e delle sparkassen tedesche!
È questo un rovesciamento della realtà del quale pagheremo tutti alla lunga le conseguenze, ma intanto Daniéle procede come un rullo compressore con una particolare attenzione alle banche nostrane, che non è che siano esenti da difetti, e, nel giro di pochi mesi ha colpito Carige, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, Banco popolare di Vicenza e Veneto Banca (in questi ultimi due casi decisamente troppo tardi), sta attenzionando Monte dei Paschi di Siena e Unipol Banca e sta strattonando Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Ubi Banca perché raccattino qualche banca di medie dimensioni e via discorrendo perché, anche nelle banche non ancora colpite, vi è una diffusa insonnia dei vertici provocata dal timore di ricevere una draft da Francoforte.
Ma è di ieri la notizia che il fondo statunitense Apollo avrebbe proposto a Banca Carige di rilevare tutte le sue sofferenze a prezzi di mercato proponendosi di ripianare le conseguenti e ingenti perdite con un aumento di capitale riservato al fondo per 500 milioni di euro mentre 50 milioni sarebbero riservati agli attuali azionisti, Malacalza in testa, un’offerta apertamente gradita dalla Nouy che non del tutto a caso chiede a Carige di presentare un funding plan entro il 31 marzo, cioè entro domani!
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