M5S. Il Foglio lancia il sospetto che la Casaleggio abbia “spiato” le mail dei parlamentari grillini. Boldrini preoccupata

M5S. Il Foglio lancia il sospetto che la Casaleggio abbia “spiato” le mail dei parlamentari grillini. Boldrini preoccupata

“Watergate”, “Spy Story”, “Grande Fratello”: dopo la notizia pubblicata da “Il Foglio”, sabato 5 marzo, in un articolo firmato da Salvatore Merlo, dal titolo “cos’è per i grillini l’inevitabile controllo dei Casaleggios”, di un possibile controllo delle email dei parlamentari M5s da parte della “Casaleggio&Associati”, il Pd è partito all’attacco. Coniando anche hashtag del tipo: #CasaleggioTiVede e #M5SpyStory. Seguito dalla Lega che con Gianluca Pini paragona addirittura i vertici del Movimento pentastellato al predicatore statunitense Jim Jones che portò i suoi oltre 900 adepti della setta “Il Tempio del Popolo” al più grande suicidio di massa della storia. E da FI che parla di “fatto inaudito”. Anche la presidente della Camera Laura Boldrini interviene e avverte che se la notizia si dimostrerà vera verranno presi tutti i provvedimenti del caso perché l’eventuale spionaggio nella posta elettronica dei parlamentari sarebbe “gravissimo” e “lesivo” dei loro diritti di eletti dal popolo.

Nell’articolo di Salvatore Merlo, l’incipit è la dichiarazione del deputato M5S Tancredi Turco, uscito dal movimento nel gennaio del 2015: “A un certo punto, a settembre del 2014, venimmo a sapere che la Casaleggio Associati non solo aveva avuto informazioni sui nostri server di posta elettronica. Ma capimmo pure che qualcuno da lì aveva potenzialmente accesso al nostro sistema di archiviazione e comunicazione interno, parlamentari5stelle.it, quello che usano i deputati, dove si depositano documenti. Ne discutemmo anche in assemblea di questo fatto. Io, come altri, non feci una denuncia solo per il bene del Movimento. Ma la cosa diede ‘fastidio’, si fa per dire, a tanti”. Poi si parla della vicenda della deputata bolognese Giulia Sarti, compagna di Giuseppe Favia, considerato eretico e cacciato via dal movimento. Giulia Sarti aveva denunciato già nel 2013 alcuni accessi illeciti al suo indirizzo mail, violandone la privacy con la pubblicazione di foto, conversazioni, sfoghi. E la vicenda del controllo viene raccontata così dal Foglio: “Alla fine di settembre 2014, il gruppo M5s aveva incaricato la ditta Wr Network srl, azienda Itc torinese fornitrice di servizi per la Casaleggio Associati (ma questo ancora non si sapeva), di controllare la sicurezza del sistema parlamentari5stelle.it, una piattaforma di proprietà del gruppo parlamentare, creata in realtà allo scopo (non esplicito) di sfuggire un po’ all’occhio troppo attento della Casaleggio, un sistema che oltre alle mail personali dei deputati conteneva, ovviamente, anche altri dati riservati. E infatti per questa ragione, all’ingegnere della Wr Network chiamato a lavorarci, era stato impedito il pieno accesso alla piattaforma. Tuttavia, il 30 settembre 2014, il capogruppo Paola Carinelli e il capo della comunicazione Ilaria Loquenzi, su indicazione della Casaleggio, e senza informare il responsabile legale del gruppo, Alessio Villarosa, consegnarono al tecnico informatico torinese la password del sistema. Ma la sorpresa massima doveva arrivare dopo qualche giorno.

Ottenuta infatti la password di questo sistema libero e parallelo che i deputati si erano creati al di fuori del network controllato da Grillo e Casaleggio, il tecnico dell’azienda (attenzione: ingaggiata dal gruppo parlamentare), a un certo punto, per ragioni poco chiare, modifica tutti gli accessi al sistema informatico. In pratica lo smantella, lo rende inaccessibile e non funzionante. E qui arriva il bello. Perché i deputati cominciano a mugugnare, qualcuno a preoccuparsi della sua posta elettronica (visto il precedente di Giulia Sarti), qualche altro a sospettare che quella piattaforma fuori controllo non piacesse troppo a Milano. Così, nel corso di un’assemblea agitata, la lamentela e il mugugno diventano ufficiali: Tancredi Turco ipotizza una denuncia cautelativa, Tatiana Basilio chiede spiegazioni, Mara Mucci si mette a ridere perché forse già sospetta la rivelazione, la prevedibile epifania che di lì a poco ci sarebbe stata”. Il Foglio spiega che fu proprio la Casaleggio e Associati a scrivere una mail a tutti i parlamentari sul blocco del sistema e sulla necessità di metterne in piedi un altro. Solo che la mail, scrive il Foglio, “tra le righe, rivelava infatti che il misterioso staff di Milano aveva avuto alcuni dati relativi alla posta elettronica dei deputati. Scriveva infatti l’evanescente staff: ‘Ad ora risultano meno di 30 persone che stanno utilizzando in modo continuo o la posta o il calendario”. È a questo punto, e con questi indizi che il Foglio lancia una serie di inquietanti interrogativi: “Dunque sapevano chi, come e quanti deputati utilizzavano quella posta elettronica? E sapevano solo quello o avevano ricevuto anche altre informazioni provenienti dal server? E a che titolo, in definitiva, la Casaleggio era informata di quel controllo, se una ditta terza aveva il contratto con il gruppo della Camera? E a che titolo prendevano decisioni?”. È su questi stessi interrogativi che dovrebbe lavorare la commissione d’inchiesta lanciata dalla presidente Boldrini.

Dal Movimento 5 Stelle, prima interviene l’ex capogruppo al Senato Gianluca Castaldi che punta il dito contro un “partito che ruba sistematicamente ai cittadini e che si permette di commentare notizie palesemente false senza prima fare alcuna verifica”. Poi, interviene direttamente sul blog di Grillo una nota ufficiale a chiarire che la “Casaleggio&Associati” “non ha mai avuto accesso al server” dei parlamentari “come già dichiarato” in precedenza. Quindi si spiega che per le intrusioni registrate sulle email anche a inizio legislatura e denunciate dai vari esponenti dei 5 Stelle “si sta ancora aspettando che vengano identificati e incriminati i colpevoli da due anni”. “E viene il sospetto – si aggiunge nella nota in cui si annunciano querele e si tirano in ballo i vertici di Montecitorio – che, essendo forza di opposizione, il Governo e la Presidenza della Camera non stiano dedicando sufficienti risorse per identificare i colpevoli di atti così gravi all’interno del Parlamento stesso”. Il Pd però non incassa e affida la replica al vicepresidente dei senatori Dem, Claudio Martini, che bolla come “sinceramente sorprendenti le spiegazioni che il M5S sta inventando in merito a quanto accade ai suoi deputati”. “Invece di minacciare querele contro la stampa, e di buttarla in caciara mettendo in mezzo il Pd – osserva – forse i capi (Di Maio dov’è?) del movimento dovrebbero dirci che cosa è successo” perché si tratterebbe di “un fatto inquietante per la democrazia”. Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, commentando l’indiscrezione del giornale, aveva detto che “la Spectre al confronto sembra un’associazione di dilettanti”. Mentre la vicecapogruppo alla Camera, Alessia Morani, era ricorsa al termine “watergate grillina”. “Casaleggio si è fatta la sua KGB” era stata la riflessione del renziano Andrea Marcucci. Ed era intervenuta anche l’europarlamentare FI Lara Comi definendo la vicenda come un “quadro davvero desolante”. Quasi tutti i senatori Dem avevano affidato a twitter la propria indignazione chiedendo persino un’indagine da parte della magistratura e degli organi parlamentari. Proprio come il responsabile Sicurezza Dem Emanuele Fiano.

“Valuteremo in breve tempo se vi siano i presupposti per attivare le competenze di organi della Camera” è la risposta della Boldrini. A sua volta Marina Sereni, vicepresidente della Camera scrive in una nota: “Se le notizie riportate oggi da Il Foglio dovessero risultare vere saremmo di fronte ad un fatto davvero di gravità eccezionale. Poiché si citano, oltre alle testimonianze di singoli deputati, documenti e mail che attesterebbero la violazione da parte della Casaleggio associati del server del gruppo parlamentare M5S ritengo sia opportuno un approfondimento ed un chiarimento, in primo luogo nell’interesse dei colleghi pentastellati e a difesa dell’Istituzione Parlamentare. I Gruppi sono soggetti essenziali nel lavoro della Camera, i deputati vi aderiscono volontariamente per poter meglio esplicare la loro attività. Per questo non possiamo dimenticare la Costituzione e le leggi che riconoscono ad ogni cittadino la inviolabilità delle comunicazioni personali e ad ogni parlamentare il diritto-dovere di esercitare liberamente e secondo coscienza il proprio mandato di rappresentante della Nazione”.

La “verità”, sintetizza il blog di Grillo, è che “la paura sale per le amministrative e il fango è pronto per essere tirato contro il MoVimento 5 Stelle”. Tuttavia, Grillo non smentisce la possibilità che i fatti descritti e narrati dal Foglio siano accaduti. In gioco è la libertà dei parlamentari, un diritto sancito dalla Costituzione. Opportuno sarebbe che il Direttorio del M5S ricorra meno al politicismo e più ai fatti per smentire una notizia che ha davvero del clamoroso.

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