Libia. Due ostaggi liberati tra i quattro tecnici rapiti. Luci e ombre nel racconto della loro liberazione

Libia. Due ostaggi liberati tra i quattro tecnici rapiti. Luci e ombre nel racconto della loro liberazione

Dopo la terribile notizia che confermerebbe la morte di due dei quattro ostaggi della ditta Bonatti detenuti in Libia dal luglio dello scorso anno, venerdì 4 marzo la buona notizia è giunta nelle prime ore del mattino, quando si è saputo che Gino Pollicardo e Filippo Calcagno erano stati liberati. Il blitz delle forze di Sabrata, la città libica in cui erano trattenuti in ostaggio, è avvenuto “con la collaborazione della popolazione locale”, tre giorni dopo la scoperta di un nascondiglio dell’Isis dove erano detenuti gli ostaggi. Lo riferisce il generale Hussein al Zawadi, comandante delle forze della municipalità di Sabrata, nella Libia orientale, che ha guidato le operazioni che hanno portato alla liberazione di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Il militare rivela che un primo luogo di detenzione dei quattro italiani era stato scoperto circa tre giorni fa, ma a quel punto i combattenti dell’Isis hanno deciso di dividere gli ostaggi in due gruppi nascondendoli in luoghi differenti.

La conferma della liberazione da parte della Farnesina, lo strano errore della data e le parole del sindaco di Sabrata

Dopo ore di cautela, la conferma della Farnesina è arrivata a fine mattinata: “Non sono più nelle mani dei loro rapitori, si trovano ora sotto la tutela del Consiglio militare di Sabrata”. Il sindaco della città libica ha fatto vedere ai giornalisti il messaggio scritto a mano da Pollicardo, pubblicato su Facebook dal Centro di informazione di Sabrata, in cui annuncia la loro liberazione: “Sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia”. E anche nel biglietto c’è un dato che non torna: reca una data che non è quella odierna. Barbe lunghe, aspetto provato ma sguardo sorridente, sono intanto arrivate le prime immagini dei due: “Siamo al sicuro, in un posto di polizia”, dice Pollicardo. “Speriamo di tornare urgentemente in Italia perché abbiamo bisogno di ritrovare le nostre famiglie”. E adesso si attendono le spiegazioni del governo sulla dinamica che ha portato alla liberazione. Secondo il sito Akhbar Libya, i due sono stati trovati in un appartamento che era controllato da un gruppo di uomini dell’Isis. La pagina Facebook del gruppo libico Febbraio al Ajilat-2 -la stessa che giovedì ha pubblicato le fotografie dei corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla, gli altri due tecnici rapiti e che sono morti in seguito a scontri tra milizie locali e jihadisti, ha aggiunto che la liberazione è avvenuta grazie a un “efferato blitz in un covo di Daesh”, l’acronimo arabo dell’Isis. Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa, che per primo ha dato la notizia, ha riferito di essere stato avvertito da “fonti che hanno partecipato all’operazione”. Ma c’è chi sostiene invece che i due fossero stati abbandonati dagli uomini dell’Isis e che si sono dunque liberati da soli. Secondo il sindaco della città di Sabrata, Hosin al Dauadi, i due tecnici italiani erano stati abbandonati da sette giorni, senza acqua né cibo, nella cantina di una famiglia di origine marocchina, che è stata fermata e viene interrogata in queste ore. “Sono stati trovati in una casa della località di Tallil, a circa 3 chilometri dal luogo dove sono morti i loro compagni giovedì”. Non solo: secondo il sindaco, i due italiani “sono stati trovati lunedì”, addirittura prima dunque dell’operazione nella quale sono morti i loro compagni. “I due raccontano che potevano udire le voci della famiglia che parlava in arabo e francese”.

In memoria di Fausto Piano e Salvatore Failla, i due tecnici uccisi

In merito alla sorte di Fausto Piano e Salvatore Failla, i due ostaggi rimasti uccisi, al Zawadi sottolinea che erano in mano ad un gruppo di miliziani dell’Isis che ha tentato di sfuggire all’assalto delle forze di Sabrata e della popolazione locale. “Non è ancora chiaro se siano stati utilizzati come scudi umani oppure siano stati uccisi dai combattenti dello Stato islamico”, spiega il generale, il quale afferma tuttavia che è molto probabile che Piano e Failla siano stati uccisi dagli stessi terroristi dell’Isis e non nello scontro a fuoco. Il funzionario nota che nel combattimento lo Stato islamico ha fatto uso di combattenti suicidi e al momento è in corso un’indagine per appurare le circostanze che hanno portato alla morte dei due italiani. Il comandante aggiunge che vi è un contatto diretto con i legali dell’azienda italiana Bonatti per procedere al trasferimento di Pollicardo e Calcagno. “Finora non abbiamo avuto alcun contatto ufficiale con le autorità italiane per espatriare i due italiani, ma abbiamo intrattenuto conversazioni telefoniche con i legali della società italiana che opera nel campo petrolifero di Mellitah e ci stiamo coordinando con loro per procedere al rimpatrio”, ha detto al Zawadi. “Noi non siamo guerriglieri, siamo uomini di Stato e siamo pronti a cooperare con tutti i Paesi che hanno un vero e proprio stato, invitiamo il governo italiano ad aumentare la cooperazione con i libici”, ha aggiunto il militare della municipalità di Sabrata.

La reazione dei famigliari dei due ostaggi liberati: gioia e insieme dolore

La notizia è stata ovviamente diffusa anche dai famigliari dei due tecnici. “Gino mi ha chiamato al cellulare. Mi ha detto che era nelle mani della polizia libica e che un poliziotto gli ha prestato il cellulare. Mi ha detto di stare tranquilli”, ha detto Ema Pollicardo, la moglie, in lacrime. “Siamo molto vicini alle due famiglie. C’è gioia per noi ma anche tristezza, siamo molto contrastati”, ha aggiunto la moglie cilena di Gino Pollicardo. “È stata una notte terribile e quando abbiamo saputo dell’uccisione dei due colleghi siamo rimasti senza parole. Quando la Farnesina ieri sera ci ha fatto sapere che Gino era vivo abbiamo avuto una speranza, ma solo stamattina sentendo la sua voce è finito l’incubo”, ha concluso in lacrime Ema Pollicardo, moglie di Gino Pollicardo, che nel primo pomeriggio è scesa nel cortile dello stabile in cui vive con i figli per parlare con i giornalisti.

“Siamo addolorati per la morte dei due colleghi di papà. L’obiettivo primario era riportarli tutti a casa. Così non è stato e siamo amareggiati”, ha detto Gianluca Calcagno, figlio di Filippo, il 65enne tecnico della Bonatti appena liberato. Il suo pensiero così va a Carlentini, il paese di un altro siciliano, Salvatore Failla, ucciso ieri insieme a Fausto Piano. “Ho sentito mio padre con grande emozione, sta bene e vuole tornare a casa. L’ultima volta – ricorda – ci siamo visti nel giorno del mio matrimonio, otto mesi fa, e sono seguiti otto mesi di angoscia. Adesso lo rivedremo”.

Due reazioni politiche, tra le tante polemiche pretestuore: Sinistra italiana e Possibile

Sul piano delle reazioni politiche, Sinistra Italiana “esprime un cordoglio profondo per le vittime e un sollievo per la liberazione degli ostaggi. La situazione in Libia è molto grave. Serve prudenza e occorre non gettarsi dentro avventure militari pericolose e che rischiano di creare ulteriore destabilizzazione”, afferma il capogruppo dei deputati, Arturo Scotto. Da parte sua, Giuseppe Civati, leader di Possibile, afferma: “Una retorica insopportabile e incosciente sta accompagnando la cronaca della partecipazione italiana alla guerra in Libia. Senza contare le becere strumentalizzazioni che si sono fatte a tutti i livelli sulla morte dei due operai italiani ad opera dei miliziani Isis”. Pippo Civati aggiunge: “Come si può giustificare un intervento in Libia in maniera così strumentale e precipitosa? Come si fa ad esautorare il parlamento sulla partecipazione dell’Italia a un conflitto? Il ministro dell’interno parla di rischio attentati già alto, al netto dell’intervento italiano in Libia. Una considerazione semplicistica e furbetta che non solleva il Governo dalle proprie responsabilità”. Piero Fassino, sindaco di Torini e presidente dell’Anci afferma in una nota: “Le Città e i Comuni sono vicini alle famiglie degli operatori italiani uccisi in Libia, e ribadiscono l’urgenza di un impegno forte della comunità internazionale per restituire al bacino mediterraneo stabilità, sicurezza e pace”.

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