Le 70mila tonnellate di olio tunisino senza dazio che la Ue ci impone sollevano molte polemiche

Le 70mila tonnellate di olio tunisino senza dazio che la Ue ci impone sollevano molte polemiche

Per aiutare l’economia tunisina, i parlamentari europei hanno approvato giovedì misure d’emergenza comunitarie per permettere l’importazione, per il 20016 e il 2017, di 70.000 tonnellate di olio d’oliva extra vergine tunisino “duty-free”, senza pagare dazio. Hanno inserito delle salvaguardie che includono una valutazione intermedia sugli effetti di tali misure sul mercato agricolo europeo e la possibilità di aggiornarle nel caso si rivelassero nocive. È inoltre prevista la tracciabilità delle merci durante tutto il percorso. La quota d’emergenza è stata approvata con 500 voti favorevoli, 107 contrari e 42 astensioni. “L’adozione di queste misure di emergenza rappresenta una buona notizia per la Tunisia, che sta affrontando difficoltà molto gravi. L’aumento della quota di olio d’oliva a dazio zero, senza aumentare il volume totale delle esportazioni, fornirà un aiuto essenziale alla Tunisia e non dovrebbe destabilizzare il mercato europeo. Ciò che è in gioco qui è il successo della transizione della Tunisia verso la democrazia, vitale non solo per la Tunisia ma anche per gli europei”, ha dichiarato la relatrice Marielle de Sarnez, francese del Gruppo ALDE, dopo il voto.

Il testo dovrà ora essere approvato dal Consiglio europeo. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, una volta che i due co-legislatori l’avranno firmato durante la sessione plenaria di aprile.

“Quella dell’Europarlamento è una scelta sbagliata che non serve agli agricoltori tunisini, ma solo alle grandi aziende che esportano e imbottigliano il prodotto, spesso contravvenendo alle disposizioni vigenti sull’origine e sull’etichettatura dell’olio d’oliva, come più volte riscontrato dagli organi di controllo”, affermano in una nota congiunta i senatori di Sinistra italiana Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto, e Franco Campanella. “Il governo italiano – proseguono i due senatori di Si – ha mantenuto in questa vicenda un atteggiamento passivo ed arrendevole, sottovalutando gli effetti negativi che la decisione odierna può ingenerare sui nostri produttori. Il voto del Parlamento europeo esclude infatti anche alcune misure cautelari che erano state votate dalla Commissione Agricoltura, come l’introduzione di licenze di importazione mensili per distribuire il contingente da gennaio a ottobre e limitare la competizione con la nostra produzione di extra-vergine, misure che avrebbero ridotto il danno”.

Insoddisfazione di Agrinsieme dopo il via libera di all’importazione agevolata di 70 mila tonnellate di olio tunisino per i prossimi due anni. “Dopo il passaggio del Coreper – spiega il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari – e la successiva calendarizzazione d’urgenza del provvedimento al Parlamento Ue, non possiamo non manifestare il nostro malcontento. Nonostante le migliorie introdotte in prima lettura sotto la spinta degli eurodeputati italiani, che prevedono il limite temporale della misura e garantiscono l’origine dell’olio importato, le aspettative che avevamo nutrito sul successivo passaggio in Consiglio sono state disattese. Appare a questo punto opportuno alzare il livello di attenzione nell’attività di controllo per contrastare possibili contraffazioni e far emergere il vero prodotto italiano. Pur consapevoli dell’importanza degli obiettivi di solidarietà dell’Europa nei confronti dei Paesi terzi in difficoltà, soprattutto in una delicata fase geopolitica come quella attuale – evidenzia ancora Agrinsieme – crediamo che non si possa sempre penalizzare l’agricoltura e in particolare le produzioni mediterranee. Adesso non è il momento di abbassare la guardia ma, piuttosto, di valutare gli ultimi ed eventuali spazi che ancora sussistono per introdurre quantomeno l’emendamento della Comagri che prevedeva le licenze mensili, anche accogliendo gli spazi che la Mogherini sembra abbia lasciato aperti. In tal senso – conclude Agrinsieme – la fase gestionale del contingente e la revisione intermedia dell’articolo 6 rappresentano l’ultima opportunità che il Governo non deve farsi sfuggire”.

Non manca però chi è d’accordo con la decisione assunta da 504 parlamentari europei. Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, scrive: “Il miglior aiuto che possiamo dare alla Tunisia per radicare la democrazia, la libertà e la pace è senz’altro quello di contribuire allo sviluppo economico e all’occupazione secondo lo schema ‘trade, not aid’. Se vogliamo aiutare quel popolo ed evitare che altri migranti solchino il Mediterraneo dobbiamo dare occasioni di sviluppo, anche aumentando la quota di olio tunisino importato”. E conclude: “Contrapporre il nostro interesse a quello degli agricoltori tunisini in modo ideologico è politicamente miope”. Anche il segretario di Radicali italiani, Riccardo Magi, segue la linea di Della Vedova: “Quella scoppiata sull’olio tunisino è una polemica imbarazzante. Per due anni il mercato europeo assorbirà una quota di olio dalla Tunisia, che è una delle poche fonti di reddito di questa piccola nazione in bancarotta e a serio rischio Isis. Spaventa, inoltre, sentire alcuni europarlamentari del Pd prendere le stesse posizioni di Salvini a favore dei dazi. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che il terrorismo si sconfigge anche favorendo le economie locali. Quanto al nostro Made In Italy il modo migliore di sostenerlo è aiutare le nostre aziende a conquistare nuovi mercati, non certo proteggendole con stupidi dazi ottocenteschi”.

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