Italcementi, il 21 marzo sciopero a Bergamo. I sindacati: “Protesta contro l’assordante silenzio di azienda e governo sul futuro di migliaia di lavoratori”

Italcementi, il 21 marzo sciopero a Bergamo. I sindacati: “Protesta contro l’assordante silenzio di azienda e governo sul futuro di migliaia di lavoratori”

I lavoratori Italcementi delle unità produttive della sede centrale di Bergamo, dopo essersi astenuti dal lavoro il 30 ottobre scorso, si preparano per un nuovo sciopero della durata di quattro ore (le ultime quattro della giornata), previsto per  lunedì 21 marzo, per vederci una volta per tutte chiaro: in ballo c’è il futuro di migliaia di lavoratori. In agenda, per quella stessa giornata, era stato fissato l’incontro in Confindustria, ora spostato a data da destinarsi.

Forte è la preoccupazione dei sindacati per le sorti dell’azienda e ad alimentarle enormemente è l’evoluzione sempre più rapida del processo d’acquisizione di Italcementi da parte di HeidelbergCement, che potrebbe concludersi entro giugno. Già durante la scorsa settimana Fillea, Filca e Feneal si erano espresse dicendo: “Siamo ancora in attesa di una risposta del ministro dello Sviluppo economico Guidi alla nostra richiesta di essere ricevuti”, scrivevano in una nota unitaria. Il ministro Guidi, infatti, aveva incontrato l’amministratore delegato di Heidelberg, Bernd Scheifele, lo scorso 28 ottobre 2015 chiedendo “il mantenimento di una forte presenza di Italcementi, auspicando un rafforzamento della presenza del gruppo tedesco in Italia, con l’affidamento a Bergamo di funzioni centrali aziendali, concordando, inoltre, il proseguimento dei contatti avviati con l’azienda tedesca”. Entro gennaio 2016, il Mise avrebbe dovuto avere un nuovo incontro con esponenti di Heidelberg e aggiornare quindi i sindacati, ma, ad oggi, non vi sono state novità su quanto stia accadendo.

Gli esponenti sindacali Luciana Fratus della Fillea, Danilo Mazzola della Filca, e Giuseppe Mancin per Feneal di Bergamo nell’annunciare lo sciopero hanno affermato: “Alle proposte formulate dal sindacato e presentate sia al Governo che all’azienda, non è stata data alcuna risposta. Il nostro timore è che, se non s’interviene in modo deciso e tempestivo, l’acquisizione da parte di HeildebergCement impoverirà ulteriormente il nostro Paese di asset strategici, disperdendo le numerose professionalità presenti in azienda. Siamo contrari a uno smantellamento tout court della presenza di Italcementi a Bergamo, perché riteniamo che le competenze presenti possano ancora contribuire alla crescita, non solo del nuovo gruppo, ma anche dell’intero Paese. Quindi, chiediamo al Governo, alla Regione Lombardia, ma anche alle istituzioni locali, di farsi parte attiva affinché i tedeschi investano in Italia: non siamo disposti ad assistere passivamente a scelte che rischiano d’incidere sui livelli occupazionali e sulle professionalità di Italcementi”.

Ora è necessario un’altra ennesima dimostrazione per tentare di ottenere risposte concrete: “La mobilitazione – continuano Fratus, Mazzola e Mancin- è proclamata contro l’assordante silenzio dell’azienda, che sembra nascondersi dietro le regole dell’Antitrust per poter decidere liberamente del futuro delle migliaia di lavoratori del gruppo in Italia, e in particolare di quelli della sede centrale di via Madonna della Neve, che saranno fortemente colpiti da queste decisioni. La protesta è anche contro l’altrettanto vistosa assenza del Governo e della Regione Lombardia: in questa vertenza, le istituzioni si stanno rivelando semplici spettatori, più che protagonisti attivi e responsabili”.

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