Istat si corregge. Il Pil sale solo di un misero 0,6. Altro che crescita. Renzi e anche i media dovrebbero chiedere scusa ai “gufi” e ai cittadini

Istat si corregge. Il Pil sale solo di un misero 0,6. Altro che crescita. Renzi e anche i media dovrebbero chiedere scusa ai “gufi” e ai cittadini

Renzi dovrebbe chiedere scusa ai “gufi”, i ministri Padoan e Poletti cospargersi il capo di cenere, i grandi media, le tv, in prima fila la Rai, ammettere che la loro comunicazione è solo la copia di ciò che il premier detta. I “gufi”,  noi fra loro, avevano contestato  i dati resi noti dall’Istat sulla presunta “crescita”, in particolare quello relativi al Pil, prodotto interno lordo, che l’Istituto è stato “costretto a” correggere, ora fissato a +0,6% mentre tre giorni fa aveva lanciato un +0,8%, la differenza non è da poco se si pensa che il governo nel documento inviato a Bruxelles aveva previsto un +0,9. Contestati anche  quelli relativi  ai posti di lavoro. I conti non tornavano secondo  economisti e giornalisti che seguono la materia, non a libro paga degli editori o meglio dell’editore unico Marchionne-De Benedetti, un connubio di cui si erano avvertiti i primi vagiti quando è avvenuto il cambio di direttore ed è arrivato a Repubblica  Mario Calabresi, guarda caso proprio dal giornale di Torino.  Allora la notizia venne definita da Vittorio Feltri “positiva per Matteo Renzi” in un commento al curaro in cui affermava che Calabresi “quanto a capacità di galleggiamento in confronto a un sughero è un sasso”.

Giornaloni e tv avevano esultato inneggiando ai meriti di Renzi

Non a caso proprio Repubblica  nel commentare i dati forniti dall’Istat  faceva da battistrada agli altri giornali, titolone sul ritorno della “crescita”. Non ci stancheremo mai di ricordare che di crescita si può parlare quando si tornerà ai dati relativi al 2007, l’anno d’inizio della crisi, quando il Pil valeva 1.700 miliardi e ora ne vale   1.540. E che mancano ben sette milioni di posti di lavoro per raggiungere il livello previsto dall’Ocse. Per rendere felice Renzi addirittura si è arrivati a falsificare perfino i dati affermando che il governo aveva previsto un aumento del Pil pari allo 0,6 invece, dati Istat appunto, aveva registrato un + 0,8. Un successo da addebitare a Renzi. Prima bugia perché il governo aveva corretto la prima previsione e nel documento presentato alla Commissione Ue l’aumento era dello 0,9. Per quanto riguarda il  numero dei posti di lavoro qualcosa non tornava, l’Istat confonde sempre le acque, una volta parla di occupazione, un’altra di disoccupazione, fatti conti, Ricolfi sul Sole  24 ore, (anche lui un gufo? Ndr), scopriva che anno su anno i nuovi posti erano circa 4000. Già che ci siamo  di nuovo chiediamo a Istat quanti sono i voucher in circolazione, visto che si è dimenticato di segnalare il numero di questa forma di pagamento che rasenta il lavoro nero e che si aggira sul milione di “buoni”.

Istat si giustifica, non aveva tenuto conto di tre giornate lavorative in più

Istat deve far buon viso a cattiva sorte e si arrampica sugli specchi. Il nuovo dato, il magro 0,6, è stato reso noto  nel comunicato sui conti economici trimestrali, dove si parla di “progressivo indebolimento” della crescita congiunturale: nel primo trimestre dello scorso anno il prodotto è cresciuto dello 0,4%, nel secondo dello 0,3%, nel terzo dello 0,2%, nel quarto solo dello 0,1%. Singolare l’uso della lingua italiana, non esiste una “crescita” che si indebolisce, si chiama “decrescita”. Ma Renzi non ammetterà mai che non cresciamo. Ma allora perché il Pil annunciato a +0,8? Semplice, dice Istat, il Pil andava corretto per gli effetti del calendario tenendo conto che lo scorso anno i giorni lavorativi sono stati tre in più rispetto al 2014. Bene, anzi male. La correzione non potevano farla subito? La risposta la dà al “Fattoquotidiano” il consulente finanziario Mario Seminerio: “Per arrivare a quel +0,8%” – dice – “è stato fatto un gioco delle tre carte, facendo leva sul fatto che lo scorso anno ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014. E bisogna tener conto che per poter comunicare un +0,8 basta arrivare a 0,751, visto che l’arrotondamento viene fatto alla terza cifra decimale”. A parte gli zero virgola, quel che davvero conta è la composizione del nostro prodotto,  “per lo 0,5% si tratta di un aumento delle scorte. Ed è verosimile che sia legato soprattutto alla ripresa delle attività di Fiat in Italia. Ci sono analisti che stimano che la sola casa automobilistica abbia generato fino allo 0,3% della crescita. Ma ora c’è un evidente rallentamento dell’economia globale, che si tradurrà in un calo dell’export. Con inevitabili conseguenze sulla Penisola”. Dove nel frattempo “gli investimenti restano stagnanti”. Per il 2016 la variazione acquisita risulta pari a 0,2.

Una operazione di “maquillage” che può aver influito sulla variazione 2015

Infine una raffinatezza. La revisione straordinaria delle serie storiche, afferma una “scuola di pensiero” economico, può aver influito nelle “valutazioni” Istat. Vediamo: nel 2014 il Pil è stato ridotto di 2 miliardi rispetto a quello reso noto a settembre 2015. Da 1.613,8 a 1.611,8 miliardi. Il professor Daveri, docente di politica economica parla di “maquillage” che può aver influito sulla variazione del 2015: partendo da un livello più basso, il progresso risulta maggiore. Elementare  Watson, direbbe il nostro amato Sherlock Holmes. Renzi chiederà, per una volta, scusa ai gufi? Ci mancherebbe, lui non sbaglia mai. Ha detto perfino che si deve costruire il ponte di Messina. Amen.

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