I “pieni” e i “vuoti” della Consulta. Ora intervenga il legislatore

I “pieni” e i “vuoti” della Consulta. Ora intervenga il legislatore

Davvero non si finisce mai di imparare. Pensate che il compito della Corte Costituzionale sia quello di vigilare se una norma sia o no in contrasto con la Costituzione? C’è anche questo, beninteso: come recita l’articolo 134 della Carta costituzionale, la Consulta giudica “sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e delle Regioni; sulle accuse promosse contro il presidente della Repubblica”.

C’è però anche altro. Qualcosa di simile a un sotto-comma, scritto magari con inchiostro simpatico, e che spunta fuori quando serve; un “qualcosa” di cui abbiamo finora ignorato l’esistenza. Un “qualcosa” che viene definito “atto di umiltà verso il Parlamento”. In omaggio a questo “atto”, la Consulta in sostanza ha deciso che il divieto di utilizzare per scopi scientifici gli embrioni non impiantati durante una fecondazione (divieto previsto dalla legge 40), di per sé non è in contrasto con la Costituzione. Un “atto di umiltà verso il Parlamento” peraltro sollecitato dall’Avvocatura dello Stato secondo la quale una questione come questa è di competenza del legislatore. Certo che è di pertinenza del legislatore predisporre una normativa che regoli la materia; chi ha mai sostenuto il contrario? Il fatto è che si è stabilito che eliminare l’articolo 13 della legge 40 (il divieto, appunto, di utilizzo di embrioni crioconservati per la ricerca) avrebbe comportato un immediato “vuoto” legislativo. Per tre volte la Consulta ha amputato la legge 40, e in parti qualificanti; e nessuno si è posto il problema di questo “vuoto”. Si vede che a tre bisogna fermarsi, non può esserci quattro; la Consulta, insomma, ha voluto scongiurare il rischio del “vuoto”.

Così, per non avere il “vuoto”, ora abbiamo un “pieno” che è una vera assurdità, una contraddizione in termini. Quelle migliaia di embrioni soprannumerari crioconservati, che fatalmente prima o poi finiranno nella spazzatura, non verranno utilizzati per condurre ricerche approfondite; quell’articolo 13 è una grave ipoteca alla libertà di ricerca scientifica e di cura. Continuare a impedire la ricerca sugli embrioni soprannumerari è un esplicito invito a emigrare rivolto a decine di scienziati e ricercatori; è una evidente istigazione al cosiddetto turismo terapeutico, peraltro di classe, se è vero che solo chi ha molto denaro se lo potrà permettere. È una pesante ipoteca sulla vita, sulle speranze di migliaia di malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica e delle loro famiglie; e su quanti soffrono di malattie diffuse, come il diabete, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, le lesioni traumatiche del midollo spinale; permanendo il divieto sancito dall’articolo 13, di fatto si nega a milioni di persone la speranza di benefici che da questo tipo di ricerca potrebbe derivare.

Ad ogni modo, quale giudizio e opinione si può dare e avere, questa è la sentenza della Corte Costituzionale. Intervenga ora, e con sollecitudine, l’invocato legislatore. Quanti, senatori e deputati, a proposito di questa sentenza, hanno parlato di “occasione persa” e di “ipocrisia che si perpetua”, ebbene: la colgano loro, l’occasione; mettano la parola fine all’ipocrisia denunciata. È semplice, a volerlo fare: si elabora un testo di legge che abolisce l’articolo 13 della legge 40; e poi si dà il via a una campagna di convincimento, di persuasione, di informazione e conoscenza; di lobby, anche: trasparente, scoperta, dichiarata, per coagulare quelle maggioranze che, in Parlamento e nel paese attendono solo di essere organizzate. Così quel “pieno” retrogrado e antiscientifico assicurato dall’articolo 13 della legge 40, sarà finalmente sostituito da un altro “pieno” in linea con quello che accade in tutti gli altri paesi civili. Sarà un “pieno” che risponderà anche ai timori manifestati dalla Corte Costituzionale, che potrà riprendere a occuparsi della costituzionalità delle leggi senza più doversi mostrare umile verso il Parlamento, e senza più nutrire il timore di creare pericolosi “vuoti” legislativi.

 

 

 

 

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.