Governo Renzi, diritti civili e politica dello struzzo. Le promesse dimenticate

Governo Renzi, diritti civili e politica dello struzzo. Le promesse dimenticate

Come dice il proverbio? “Avuta la grazia (o passata la festa), gabbato lo santo”. Lo si dice a proposito di chi fa tante promesse per ottenere un favore o un beneficio; e una volta ottenutolo, si dimentica, e tanti saluti. Sarà perché il governo di Matteo Renzi naviga a vista; fatto è che se ci si desse la pena – letterale – di raccogliere e mettere in fila le promesse, le assicurazioni, le capucinades anche solo di questi ultimi mesi, se ne ricaverebbe un repertorio capace di amaramente divertire. E in particolare per quel che riguarda i diritti civili. Per Renzi i diritti civili sono un orpello fastidioso con cui nolente più che volente, ogni tanto deve fare i conti; e quando accade lo capisci che li fa proprio controvoglia, perché non ne può fare a meno.

Cosa promette Renzi un anno fa? Una famiglia “laica”, cioè flessibile, perfino “aperta”. Una famiglia light, una via di mezzo tra quella del Mulino Bianco e quella dei telefilm americani: una famiglia dove i diritti siano estesi a tutti, a prescindere dal sesso. È con questo “sogno” che Renzi pensa di recuperare quell’elettorato progressista che in larga misura ha deluso, dopo averlo illuso. Un “arcobaleno” a costo zero, perché deve pur fare i conti con i ricatti e i condizionamenti del Nuovo CentroDestra di Angelino Alfano, e le tante pressioni che gli derivano da quel mondo moderato e clericaleggiante che è il suo mondo…

Alla fine, che cosa si propongono tutte le iniziative, tutte le battaglie politiche per i diritti civili? L’allargamento di sfere di facoltà; la legalizzazione – nel senso letterale: di assicurare e garantire delle “regole”, delle norme – di diritti; l’obiettivo di garantire delle piattaforme di eguaglianza. Un’eguaglianza, si perdoni l’apparente paradosso, che impedisca che ci possano essere discriminazioni per il solo e unico fatto di essere “diversi”. Diversi nell’uguaglianza, uguali nella diversità.

L’azione del governo è deficitaria e spesso strumentale

Praticamente da sempre la domanda di fondo è: come assicurare (e ampliare) diritti senza che le diversità e le diseguaglianze siano pregiudicate. Se queste sono le coordinate, ebbene bisogna riconoscere che l’azione del governo Renzi è deficitaria e spesso strumentale. Lo si è ben visto con la legge sulle unioni civili recentemente approvata dal Senato. Quale che sia l’opinione che si può avere sull’originario testo Cirinnà, è incontestabile che quel testo (che la maggioranza aveva definito un testo modificabile solo nelle marginalità, ma non nell’impianto fondamentale), è uscito fortemente modificato, in alcune parti essenziali snaturato; “inquinato” certamente da un voto moderato. Alfano e Verdini hanno sopperito al “tradimento” del Movimento 5 Stelle (ma fidarsi del Movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è prova di grande ingenuità); un testo che viene per di più approvato con un voto di fiducia…

Ora chi le ha vissute personalmente le grandi battaglie di libertà e di liberazione (la legge per il divorzio, perché l’aborto non fosse più punibile penalmente, il voto ai diciottenni, il nuovo diritto di famiglia…), ricorderà che l’impegno parlamentare e gli schieramenti che di volta in volta si costituivano, erano accompagnati, “cementati”, sostenuti da una grande consapevolezza e “conoscenza” popolare, e a esserne sorpresi furono per primi i vertici dei partiti: tutti i partiti, che “salutarono” sorpresi il risultato referendario del 1974 sul divorzio. Il paese, allora, si dimostrò assai più maturo di quanto gli analisti e gli osservatori pensavano. Probabilmente anche oggi, se venisse assicurato un minimo di dibattito, di confronto, di autentica discussione, il risultato sarebbe analogo.

La legge Cirinnà doveva essere il primo passo. È rimasto l’unico, pieno di lacune

Torniamo al governo Renzi. Votata al Senato in qualche modo la stravolta legge Cirinnà, subito si è promesso e assicurato che quello era da considerare il primo passo; e che subito, si sarebbe dato seguito ad altre iniziative legislative e parlamentari per colmare le lacune che quel testo presenta. Dopodiché, silenzio.

Ancora: ci sono questioni come il fine vita, il diritto di poter decidere quando, quanto, e come. Luciana Castellina, Chiara Rapaccini (compagne di Lucio Magri e di Mario Monicelli), Francesco Lizzani (figlio di Carlo) e Carlo Troilo hanno inviato una lettera al presidente dell’ISTAT Giorgio Alleva. Chiedono che siano resi noti alla Camera dei Deputati – che ha iniziato, e poi subito sospeso, l’esame delle proposte di legge sull’eutanasia – i dati da cui risulta che per oltre mille dei circa tremila suicidi che ogni anno si registrano in Italia, il “movente” è la malattia, fisica o psichica; sono dati che dovrebbero far riflettere: un paese civile dovrebbe riuscire ad assicurare, “in nome della vita”, quell’assistenza che evidentemente non viene garantita; e molti di quei suicidi sarebbero evitati; ma al tempo stesso dovrebbe essere assicurata l’alternativa dell’eutanasia, per evitare a chi decide in scienza e coscienza che quella vita non merita d’essere vissuta, di fare come hanno dovuto fare Magri, Monicelli, Lizzani… Questi dati, inspiegabilmente, vengono negati alla conoscenza: dei parlamentari e dei cittadini.

La “gravidanza per altri”. Se ne può discutere in Parlamento o è tabù?

Ancora. Il tema della “gravidanza per altri”, quello che impropriamente viene definito “utero in affitto”. Questione al centro di accese, feroci polemiche, il cui scopo non è tanto quello di chiarire, spiegare, piuttosto di confondere e intorbidire le acque. L’Associazione Luca Coscioni presenta al riguardo una proposta di legge per regolamentare anche in Italia questa pratica di fecondazione. I promotori si dicono convinti che solo con una buona legge sia possibile combattere lo sfruttamento e  garantire a tutti pari diritti, senza discriminazioni. “Io non lo farei“, dicono, non può tradursi in “nessuno lo può fare“.

In sostanza, sostengono che riconoscere il diritto di accedere, attraverso regole chiare e precise, alla gravidanza per altri non significa obbligare qualcuno a fare qualcosa contro la propria volontà. Non negano che vada condannata ogni forma di sfruttamento, e che si debba garantire la massima tutela per le persone coinvolte. Però ricordano che si può infatti parlare di crimine solo in presenza di una vittima. La pratica delle mutilazioni genitali femminili, ad esempio, è un crimine perché c’è una vittima; e c’è una vittima nel caso dei matrimoni giovanili o forzati, che causano la morte di tantissime bambine dopo la prima notte di nozze. Ma chi è la vittima, se si permette a un malato terminale di scegliere di porre fine alla propria vita senza inutili e atroci sofferenze? Chi è la vittima, se una donna mette liberamente, senza costrizioni, il proprio utero a disposizione di chi non può avere un bambino?

Il diritto dei bambini ad avere padre e madre. Se ne può discutere o è un tabù?

A quanti si appellano al diritto dei bambini di avere un padre e una madre si può obiettare che i bambini hanno bisogno soprattutto dell’amore di chi li circonda: un’esigenza di certo non garantita dalla cosiddetta “famiglia tradizionale”, come quotidiane cronache documentano. In breve: non è istituendo divieti liberticidi che si mettono i cittadini al riparo da pericoli e abusi; meglio fissare regole chiare e precise che, attraverso la forza del diritto, garantiscano a ciascuno di essere libero di scegliere all’interno del proprio mondo morale.

Posizione discutibile? Certamente. E proprio perché discutibile, se ne discuta: in Parlamento e nel paese. Vi pare che accada? Il governo Renzi lancia proclami, ci inonda su twitter, ma alla prova dei fatti è tutto un troncare e sopire, un sopire e troncare.

Si dice che lo struzzo sia un animale particolarmente pauroso, e che in caso di pericolo nasconda la testa nella sabbia sperando di non essere visto, così come lui non può veder nulla e nessuno. Metafora (lo struzzo in realtà “semplicemente” in questo modo fruga il terreno alla caccia di erbe e di semi) per quanti fingono di non accorgersi di situazioni scomode e sgradevoli; di quanti ignorano i problemi sperando che si risolvano da soli, o che vi provveda qualcun altro.

Noi si sarà anche dei “gufi”. Di certo chi ci governa è uno “struzzo”.

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