Fidel Castro risponde a Obama, a una settimana dallo storico viaggio a Cuba. “Non abbiamo bisogno di regali dall’impero”

Fidel Castro risponde a Obama, a una settimana dallo storico viaggio a Cuba. “Non abbiamo bisogno di regali dall’impero”

Con una lunghissima lettera pubblicata dai media di stato cubani, Fidel Castro ha voluto replicare al viaggio di Obama a l’Avana, dello scorso 20 marzo, e dopo la storica apertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. La lettera di Fidel Castro ha per titolo “Fratello Obama”. Il vecchio leader cubano, che compirà 90 anni in agosto, non ha ricevuto il presidente Obama, la scorsa settimana. Negli ultimi discorsi a L’Avana, Obama aveva voluto rassicurare la popolazione e il governo cubani che i cinquantennali tentativi degli Usa di rovesciare il sistema comunista erano giunti al termine. Fidel Castro sul punto scrive a Obama: “il mio modesto suggerimento è che Ella rifletta e non tenti di sviluppare teorie sulla politica cubana”. Castro, che ha guidato Cuba per decenni prima di consegnare il potere a suo fratello Raul nel 2006, commenta e critica il discorso di Obama punto per punto, ingaggiando una sorta di dialogo, o scontro verbale, ex post.

Castro inizialmente rivaluta i grandi eroi ispanici della storia cubana, come Josè Martì, Antonio Maceo e Maximo Gomez, poi critica il tentativo di Obama di non guardare la storia. Obama aveva detto: “è il momento di lasciarci il passato alle spalle”, mentre Castro scrive: “immagino che a nessuno di noi sia venuto un infarto ascoltando queste parole del presidente degli Stati Uniti”. E gli rammenta la storia di Cuba degli ultimi cinquant’anni, dall’aggressione americana contro Cuba in poi. Quegli eventi, ricorda Fidel Castro, includono l’embargo commerciale che dura de decenni; l’attacco alla Baia dei porci del 1961, il bombardamento del 1976 di un aereo di linea cubano sostenuto da esuli che trovarono rifugio negli Usa. Obama dimentica, scrive ancora Fidel Castro, “i cubani che sono morti per gli effetti del bloqueo, dell’embargo che dura da 60 anni, per gli attacchi mercenari alle barche, alle navi e ai porti cubani, per le invasioni mercenarie che hanno prodotto molteplici atti di violenza e di forza”.

Fidel Castro contesta inoltre a Obama, che non si può cancellare con un tratto di penna il fatto che “la discriminazione razziale fu bandita da Cuba dalla Rivoluzione”, che approvò “il salario universale per tutti i cubani prima ancora che Obama avesse compiuto dieci anni”. E rammenta che la Rivoluzione cancellò l’odioso costume borghese di contrattare con la polizia di Batista l’espulsione dei cittadini di colore dai centri di ricreazione dei cubani bianchi. E rilancia l’impegno di Cuba nel corso della storia per la solidarietà dei popoli africani, per la loro liberazione, dall’Angola alla Tanzania.

Poi, Fidel commenta: “l’amministrazione Obama dice che ristabilire i legami economici con gli Usa sarà una manna per Cuba, la cui economia pianificata ha lottato per sfuggire alla iperdipendenza dalle importazioni e dalla cronica mancanza di valute forti”. Castro, che ha voluto le nazionalizzazioni delle aziende americane su suolo cubano dopo la presa del potere nel 1959, scrive: “nessuno si illuda che la popolazione di questo nobile e autonomo paese rinuncerà alla sua gloria e ai suoi diritti, e alla ricchezza spirituale che ha conquistato investendo nell’istruzione, nella scienza e nella cultura. Siamo in grado di produrre il cibo e la ricchezza materiale di cui abbiamo bisogno col lavoro e l’intelligenza del nostro popolo”. E in modo incisivo ribadisce che “noi cubani non abbiamo alcun bisogno che l’impero ci regali nulla. I nostri sforzi saranno legittimi e pacifici, perché è questa la nostra promessa per la pace e la fraternità per tutti gli esseri umani”.

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