Elezioni. Una sola certezza, Fassina c’è, presenta lista e simbolo. Il voto non si sa quando. Le paure di Renzi. L’Europa e l’economia

Elezioni. Una sola certezza, Fassina c’è, presenta lista e simbolo. Il voto non si sa quando. Le paure di Renzi. L’Europa e l’economia

Ma quando si voterà? Decisioni ancora non ce ne sono, in una campagna elettorale confusa con candidati che ci sono e non ci sono, appaiono e scompaiono, alleanze che si annunciano, specie nel centrodestra, sempre più destra, poi scompaiono. A Roma  Roberto Giachetti, il candidato del Pd, ha bisogno di liste civiche di sostegno. Alcuni sondaggi lo vedono prevalere di una incollatura sulla grillina Raggi, ma al ballottaggio sarebbe perdente. Sondaggi fra l’altro volatili, un giorno hanno un segno, quello dopo un altro. Tanto che secondo La7 guida la corsa proprio Raggi. A Milano il radicale Cappato, faceva parte della lista arancione di Pisapia, ora si candida a sindaco in concorrenza con Sala, centrosinistra, diciamo molto sofferto da parte di Sel. Si parla ancora  infatti di una lista di lista di sinistra che farebbe capo ad associazioni, movimenti, esponenti di  Sinistra italiana. A Roma il candidato di Berlusconi, Bertolaso, strizza l’occhio a Marchini con il quale potrebbero esserci “sinergie” non meglio specificate.

Marino. Conferenza stampa, libro, forse candidatura

Sempre a Roma ancora in  bilico Ignazio Marino. Il suo libro porrà fine, forse, a una lunga, troppo, attesa per il “che fare”. Il calendario dell’ex sindaco prevede una conferenza alla stampa estera mercoledì, il giorno seguente una presentazione al pubblico. I suoi sostenitori annunciano la sua candidatura a sindaco. In questo panorama, si potrebbe parlare  di quanto potrebbe succedere a Napoli con Bassolino che non esclude un suo ritorno sulla scena, in prima persona, una sola certezza, quella di  Stefano Fassina, che ha rotto gli indugi, e sabato e domenica a Roma, con cento banchetti, presenterà ai cittadini  il programma, il simbolo della lista, gli orientamenti per le candidature, la composizione prevista entro metà aprile. Con Fassina tante associazioni che operano nel territorio, dirigenti sindacali che operano nei territori e nei luoghi di lavoro, forze politiche, Sel-Sinistra italiana, Rifondazione, Lista Tsipras. Si chiude, così , una lunga vicenda, un dibattito che si è svolto soprattutto sui media, tanta fantasia e tante indiscrezioni, su un possibile accordo Marino-Fassina, un suo eventuale ritiro. Parte così la vera campagna elettorale.

Il premier-segretario Pd spera in un astensionismo molto alto

Anomalia tutta italiana perché la data delle elezioni, quella ufficiale ancora non c’è. Renzi Matteo infatti non ha ancora deciso. Ha due problemi: individuare una data per il primo turno delle amministrative in modo che i ballottaggi, dati per certi in particolare in tutte le grandi città, siano il più possibile vicini al periodo in cui iniziano le ferie estive. Il premier spera di trarre vantaggio da un astensionismo diffuso. Meno vanno a votare e più sono le possibilità di evitare sconfitte che potrebbero essere disastrose per Renzi. Pochi mesi dopo il voto nei Comuni sarà la volta dei referendum sulla riforme costituzionali, sull’Italicum. Dal canto suo, la Cgil lancia i referendum sul lavoro, fra i quali il ripristino dei diritti, l’articolo 18, colpiti, eliminati dal Jobs act. Referendum costituzionali e referendum sociali, una miscela che mette  paura a Renzi, che chiama i cittadini a pronunciarsi direttamente su leggi volute dal governo a forza di voti di fiducia che hanno umiliato il Parlamento. Già il 17 aprile con il referendum per eliminare la concessione all’infinito all’uso delle trivelle fa paura a Renzi che punta all’astensionismo e mette in discussione un diritto sancito  dalla Costituzione. Meraviglia che un politico come Pier Luigi Bersani faccia sapere che propende per andare  a votare, ma non dirà se pronuncerà un sì per mettere un termine alle trivellazioni o un no. Un dirigente politico, già ministro autorevole e apprezzato, leader della minoranza del Pd non può nascondersi dietro il segreto dell’urna.

Da Bruxelles fanno sapere che nel 2017 mancano 24 miliardi al nostro bilancio

L’altro problema che ha Renzi riguarda lo stato dell’economia del nostro paese. Ostenta ottimismo ma sa bene che non è così. Entro due settimane ci sarà la presentazione del Documento di economia e finanza. L’Italia dovrà chiedere alla Commissione europea di allargare la strada della flessibilità. L’andamento del Pil del 2016, è certo che non potrà confermarsi ai livelli previsti con la nota di aggiornamento dello scorso autunno, una crescita programmatica all’1,6%. La società di ricerca e consulenza Prometeia indica un possibile +1% per quest’anno e un +1,1% per il prossimo. Dal ministero per l’economia e finanza, leggi Padoan, si annuncia un “aggiustamento amministrativo” per il 2016. Si farà leva sul gettito aggiuntivo, sul calo degli interessi per l’effetto Draghi e su riserve di bilancio per risistemare la finanza pubblica di 2,4 miliardi e riportare il deficit/Pil intorno al 2,3% invece del 2,4 previsto e del 2,5 stimato da Bruxelles. Il viceministro Enrico Morando ha precisato ieri che “per quest’anno non servono manovre correttive”. Fossimo in lui non avremmo tanta certezza. Ma per il 2017 saranno lacrime a sangue se la flessibilità si applicasse solo per il prossimo anno, come sembra orientata la Commissione europea. Significherebbe chiedere, dicono a Bruxelles, uno “sforzo di  bilancio all’Italia di 24 miliardi. Si tratta di un aggiustamento che avrebbe la forza di soffocare i benefici delle riforme e condurre, politicamente, a bloccare il processo stesso”, afferma il Centro studi di Confindustria. Nei prossimi giorni – dopo i colloqui Tesoro-Bruxelles – si capirà quanto quell’effetto devastante riuscirà ad esser contenuto.

La tentazione di dimissioni del premier ed elezioni politiche anticipate

Torniamo a Renzi. Il 2017 non lo fa dormire. Negli ambienti di Palazzo Chigi, fra i suoi collaboratori più stretti, come direbbero i retroscenisti comincia a circolare una voce relativa a possibili dimissioni nel 2017 con conseguenti elezioni. La colpa? Della burocrazia europea. Anche da questi “pensieri lunghi” dipende la data delle nostre amministrative. Forse anche il loro esito.

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