Dl banche cooperative. Parlamentari Pd chiedono modifiche sostanziali. E anche i tecnici delle Camere avvertono su possibile infrazione UE

Dl banche cooperative. Parlamentari Pd chiedono modifiche sostanziali. E anche i tecnici delle Camere avvertono su possibile infrazione UE

Il decreto legge di riforma delle banche di credito cooperativo deve essere “modificato in più punti”. Lo chiede un gruppo di 20 senatori del Pd, a partire dal presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti, in una lettera al premier, Matteo Renzi, al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e al capogruppo Pd a Palazzo Madama, Luigi Zanda.

Il progetto di legge “è positivo” ma contiene lacune e un errore, secondo i senatori della sinistra dem

Nella lettera, i senatori scrivono che il “progetto è largamente positivo” ma “contiene due lacune e un errore che lo possono far naufragare”. Per i senatori “l’errore consiste nel prevedere il diritto di uscire dal credito cooperativo per le Bcc con patrimonio netto superiore ai 200 milioni previo pagamento di un’imposta sostituiva del 20% sulle riserve indivisibili” attuabile o “attraverso la semplice trasformazione della cooperativa di credito in Spa ovvero con la scissione dell’azienda bancaria e il suo conferimento a una Spa in prima battuta controllata dalla cooperativa e poi chissà”. Due ipotesi giudicate errate e che, nel primo caso, rischiano anche di comportare “una procedura d’infrazione da parte della Ue per aiuti di Stato”.  La prima lacuna riguarda invece “le modalità con cui le Bcc possono costituire il capitale della holding” perché “non si precisa se la holding debba essere capitalizzata per contanti o attraverso il conferimento di asset”. La seconda lacuna “riguarda la data alla quale si calcola se una Bcc raggiunge o meno la soglia dei 200 milioni che darebbe diritto alla way out”. Per i senatori, “una tale combinazione di errori e di lacune può risultare fatale al progetto del gruppo bancario cooperativo con gravi ricadute sull’intero sistema del credito”. L’iniziativa è stata sottoscritta, oltre che da Mucchetti, da Felice Casson, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Miguel Gotor, Cecilia Guerra, Paolo Guerrieri Paleotti, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Claudio Micheloni, Maurizio Migliavacca, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Lodovico Sonego e Walter Tocci e parte dalla considerazione che il provvedimento, ora all’esame della Camera, rischia di arrivare a Palazzo Madama ‘blindato’ perché troppo a ridosso della scadenza per la conversione senza quindi consentire un intervento nel merito ai senatori.

I parlamentari vicini ai Giovani turchi chiedono anch’essi rettifiche sostanziali

Anche parlamentari vicini ai cosiddetti “Giovani Turchi” esprimono dubbi e perplessità sulla riforma delle banche di credito cooperativo. In una nota, firmata da Antonio Misiani, Francesco Ribaudo, Gianluca Rossi, Maino Marchi, Giancarlo Sangalli, Daniele Marantelli e Ignazio Angioni scrivono: “Il governo sta portando avanti un processo di riforma del sistema bancario di grande portata, in un contesto segnato della costruzione dell’unione bancaria europea e dalle radicali trasformazioni del mercato. Ne condividiamo sia gli obiettivi che i contenuti. L’insieme dei provvedimenti adottati o in via di adozione aiuterà le banche italiane a superare le criticità emerse con la crisi, recuperando la capacità di sostenere a pieno regime la ripresa produttiva del Paese. Rimangono, a nostro giudizio – aggiungono i parlamentari dem – alcuni nodi aperti che sarà compito del Parlamento sciogliere positivamente. Il più delicato è la clausola di non adesione (la cosiddetta ‘way out’), che per come è costruita mette apertamente in discussione uno dei princìpi fondamentali del movimento cooperativo, la indivisibilità delle riserve e la loro natura di patrimonio intergenerazionale. La way out va radicalmente rivista, salvaguardando l’indivisibilità delle riserve e circoscrivendo la facoltà di non aderire a casi eccezionali e limitati nel tempo. Il secondo punto è il contratto di coesione, che andrebbe maggiormente dettagliato nei suoi elementi fondamentali. Il terzo elemento su cui auspichiamo un intervento del Parlamento è la gestione della fase transitoria prima della piena operatività del gruppo bancario cooperativo, per la quale sarebbe opportuno prevedere uno strumento di accompagnamento dei processi di aggregazione tra Bcc”.

Il servizio Bilancio delle Camere chiede chiarimenti al governo per evitare procedure d’infrazione UE

Intanto, il servizio Bilancio delle Camere ha messo sotto la lente d’ingrandimento le norme del decreto sulle banche e invita il governo a dissipare alcuni dubbi. In primo luogo, i tecnici chiedono di acquisire “elementi in merito alla compatibilità con l’ordinamento europeo al fine di escludere eventuali procedure di infrazione” della norma che consente agli istituti che hanno un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro di effettuare operazioni di fusione o trasformazione senza devolvere il patrimonio ai fondi mutualistici per la cooperazione pagando un’imposta straordinaria pari al 20% delle riserve. In audizione, ricordano i tecnici, Bankitalia aveva “rilevato la necessità di valutare se la misura prevista per l’imposta straordinaria non conceda vantaggi ingiustificati a chi esercita l’opzione di uscita, risultando inferiore al complesso delle agevolazioni fiscali ricevute dalla cooperativa nel corso del tempo. Ha inoltre evidenziato la necessità di valutare approfonditamente la conformità dello schema alla disciplina europea degli aiuti di Stato”. Inoltre, proseguono i tecnici del Servizio Bilancio delle Camere, “a legislazione vigente, le banche di credito cooperativo sono soggette ad un particolare regime fiscale che prevede l’assoggettamento ad Ires di una quota complessiva di utili pari al 37% (la quota, invece, non assoggettata a Ires è pari al 63%, se destinata a riserve indivisibili, fondi mutualistici o a rivalutazione gratuita di quote)” e la norma contenuta nel provvedimento “non sembra suscettibile di determinare effetti diretti di riduzione del gettito” ma sarebbe “utile”, puntualizzano, acquisire una “conferma” dal governo. Passando alle norme che puntano alla riduzione dello stock dei crediti bancari in sofferenza mediante la cartolarizzazione “andrebbe chiarito” se le caratteristiche della Garanzia statale per le cartolarizzazioni delle sofferenze (GACS) “ricorrono in via generale” oppure “se sia possibile individuare classi o categorie omogenee per le quali l’eventualità di escussione presenti caratteri di maggiore prevedibilità, tanto da suggerire di ascrivere anche preventivamente, in via prudenziale, effetti – sia pur parziali – sul saldo di indebitamento netto e, eventualmente, su quello di fabbisogno”. I tecnici ritengono poi “necessario” esplicitare i criteri alla base della quantificazione degli effetti imputati sul saldo netto da finanziare, pari a 100 milioni per il 2016. E occorrerebbe verificare se il Fondo da 350 milioni da cui arriverebbero queste risorse non rischi di compromettere “gli impegni che già gravano o che potrebbero gravare sul Fondo stesso”.

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