Commissione Ue ci prende a schiaffi. Padoan esulta: non ci chiedono correzioni. Non è vero. Serve manovra da 3 a 9 miliardi. Aumento tasse su famiglie e imprese

Commissione Ue ci prende a schiaffi. Padoan esulta: non ci chiedono correzioni. Non è vero. Serve manovra da 3 a 9 miliardi. Aumento tasse su famiglie e imprese

Davvero fa invidia la faccia tosta dei nostri governanti e dei giornaloni che danno loro spago. Esulta il ministro Padoan perché la Commissione Europea non ci ha chiesto correzioni alla manovra e domani questo verrà messo nero su bianco quando arriverà il documento ufficiale. Dice il ministro: “Non mi sembra che il punto sia che ci chiedono qualcosa in più. Il punto è che dobbiamo definire con la Commissione il quadro di finanza pubblica e di politiche per la crescita per il 2016, e questo in quanto, come ben noto, la Commissione deve sciogliere il nodo della flessibilità addizionale. Stiamo dialogando molto bene”. Titolo di Repubblica on line: “Bruxelles salva l’Italia malgrado il debito: Padoan: non ci chiedono correzioni”. Davvero faccia tosta. Non è così, non è vero.

Dombrovskis: In ogni momento l’Italia  può essere traferita dal braccio preventivo a quello correttivo

Dice Valdis Dombrovskis, vicepresidente Commissione europea:  “L’Italia, come tutti i Paesi che affrontano eccessivi squilibri macroeconomici, può essere trasferita dal braccio preventivo del patto di stabilità a quello correttivo in ogni momento. La decisione dipende da quanto ambizioso è il programma di riforme presentato dall’Italia e anche dalle nostre valutazioni dei progressi fatti”.  Ancora: in Italia “c’è chiaramente il bisogno di una continuazione nello sforzo per le riforme”. Il fatto che Paesi come Italia e Francia abbiano “eccessivi squilibri macroeconomici – conclude Dombrovskis – sottolinea semplicemente che c’è bisogno di serie riforme”. Vediamo allora qual è la situazione dei paesi sotto esame, fra cui il nostro.  Per Bulgaria, Croazia, Francia, Italia e Portogallo sono risultati “squilibri eccessivi”. Finlandia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Slovenia “evidenziano squilibri”. “Non si ritiene che Austria ed Estonia, oggetto quest’anno per la prima volta di un esame approfondito, presentino squilibri. Non si riscontrano squilibri per Belgio, Ungheria, Romania e Regno Unito”. Il Consiglio discuterà quanto rilevato dalla Commissione in base agli esami approfonditi sull’economia di 18 Stati membri e a marzo e aprile terrà “incontri bilaterali con gli Stati membri. Queste riunioni daranno modo di discutere delle relazioni per paese con le autorità nazionali”.

Ad aprile prova d’appello con i programmi di stabilità. “Raccomandazioni” della Commissione

Ancora: per aprile è prevista la presentazione, da parte degli Stati membri, “dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità” (per i paesi della zona euro) o dei programmi di convergenza (per i paesi non appartenenti alla zona euro). Basandosi sull’insieme delle informazioni disponibili, “in primavera la Commissione presenterà le sue proposte per una nuova serie di raccomandazioni specifiche per paese incentrate sulle principali sfide individuate. Le raccomandazioni conterranno anche orientamenti di bilancio e saranno basate sulle previsioni di primavera della Commissione, che riporteranno anche i dati di bilancio definitivi per il 2015 convalidati da Eurostat”. Riassumendo: ai paesi con eccessivi  squilibri, Italia compresa, non si chiedono ora correzioni. Restano sotto esame, saranno oggetto di “un monitoraggio specifico”, ma non viene richiesta una procedura con azione correttiva. È quanto emerge dal rapporto della Commissione europea sugli ‘squilibri economici’. “D’ora in avanti, tutti gli Stati membri interessati da squilibri o da squilibri eccessivi saranno oggetto di un monitoraggio specifico, in funzione del loro grado e della loro natura”, sottolinea il comunicato. In tal modo “si rafforzerà la sorveglianza sulle politiche adottate dagli Stati membri attraverso un dialogo più intenso con le autorità nazionali, missioni e relazioni sui progressi compiuti. Riunioni saranno tenute a marzo e ad aprile quando è prevista la presentazione, da parte degli Stati membri, dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità (per i paesi della zona euro) o dei programmi di convergenza (per i paesi non appartenenti alla zona euro)”.

 Sofferenze bancarie e alta disoccupazione pesano sulle prospettive di crescita

Non solo per l’Italia, per tutta l’eurozona. Ancora: “La lenta risoluzione delle sofferenza bancarie pesa sui bilanci delle banche e l’alta disoccupazione a lungo termine sulle prospettive di crescita. La riduzione del debito richiederebbe avanzo primario e crescita sostenuta”. Bruxelles elogia le misure di riforma, quella sul mercato del lavoro in particolare, adottate dal governo, poi quelle istituzionali, l’istruzione. Una conferma della linea liberista e conservatrice della Commissione che non a caso elogia per questo il governo italiano.  Restano dei “gap” da colmare. Guarda caso si parla di privatizzazioni, contrattazione collettiva da smantellare, misure per aprire il mercato, insomma un invito esplicito al governo a procedere su politiche conservatrici. La Commissione, conclude, “si aspetta che le debolezze identificate siano affrontate dagli Stati nell’elaborazione dei loro programmi di stabilità, presentati a Bruxelles a metà aprile”. Insomma i conti si dovranno fare ad aprile.

Unimpresa. Inevitabili conseguenze sul programma e sulle promesse fatte  dal governo 

Già oggi qualche numero lo fornisce Unimpresa, l’associazione delle piccole e medie imprese. Nelle stime del Centro studi si afferma: “Il richiamo in arrivo da parte dell’Unione europea e il taglio delle stime del pil 2016 già annunciato dal governo comporteranno una correzione dei Conti pubblici: è quindi ormai scontata una manovra che va da 3 miliardi fino a 9 miliardi di euro”.  Si parla poi di “debolezza strutturale della congiuntura”, di “inevitabili conseguenze sia sul programma futuro dell’esecutivo sia sulle promesse già fatte, specie in campo fiscale”. Tenuto conto, peraltro, che la spending review è una “missione impraticabile”, come dimostrato dall’aumento di 52 miliardi delle spese correnti della pubblica amministrazione nel 2015 rispetto al 2014, “è assai probabile – afferma Unimpresa – che qualsiasi misura correttiva si traduca in un aumento delle tasse sia sulle famiglie sia sulle imprese”.

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