Caso Regeni. Le bufale egiziane irritano gli inquirenti italiani. Nuova mobilitazione a due mesi dalla sua morte

Caso Regeni. Le bufale egiziane irritano gli inquirenti italiani. Nuova mobilitazione a due mesi dalla sua morte

La notizia dell’uccisione di cinque militanti egiziani sospettati di essere collegati al rapimento e alla morte di Giulio Regeni è stata comunicata dalla polizia locale anche al team investigativo italiano che da più di un mese si trova al Cairo per seguire le indagini sul delitto del 28enne ricercatore friuliano. Il pm Sergio Colaiocco, che la scorsa settimana assieme al capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone ha incontrato il procuratore generale della Repubblica araba d’Egitto Nabil Ahmed Sadek, è in attesa ora di acquisire informazioni ufficiali da parte delle autorità giudiziarie egiziane. Il ministero degli Interni egiziano ha affermato di aver sgominato e ucciso una banda di finti poliziotti specializzata nel sequestro di stranieri. “Le forze dell’ordine sono riuscite ad individuare nel quartiere “Nuovo Cairo” una gang che si era specializzata nel sequestro di stranieri per derubarli, facendosi passare per poliziotti”, si legge in un comunicato del ministero rilanciato dall’account Facebook. Nel corso dell’intervento c’è stato uno scontro a fuoco con le forze di polizia e i membri della banda sono stati uccisi, prosegue il testo che non fornisce alcun dettaglio supplementare né evoca il caso di Giulio Regeni, Sulle circostanze della sua morte il governo egiziano ha promesso a Roma una “inchiesta trasparente”, smentendo qualsiasi coinvolgimento dei servizi segreti egiziani.

La mobilitazione online indetta da Antigone: #veritapergiulio

“Dopo due mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni siamo lontani da qualcosa che assomigli alla cooperazione giudiziaria. L’impegno del Presidente egiziano Al-Sisi non ha prodotto fatti concreti. Siamo fermi e cresce pericolosamente il rischio dell’impunità”. Lo dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e CILD che lancia l’iniziativa di una mobilitazione online. “L’invito che rivolgiamo a tutti – dice ancora Gonnella – è quello di farsi una foto con un cartello in mano nel quale ci sia scritto semplicemente ‘Verità per Giulio’, condividendolo il 25 marzo a due mesi dal rapimento di Giulio sui propri account social e accompagnandolo da invito al governo italiano affinché aumenti l’impegno e le pressioni su quello egiziano per una reale e fattiva collaborazione nella ricerca dei colpevoli di questo crimine”. L’hashtag dell’iniziativa è #VeritaPerGiulio, che riprende la mobilitazione lanciata da Amnesty International Italia a cui hanno aderito cittadini, associazioni e istituzioni, tra cui il Comune di Milano e quello di Bologna.

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