Caso Regeni. Conferenza stampa dei suoi genitori in Senato: “tutto il male del mondo si è riversato su di lui. Perché?”

Caso Regeni. Conferenza stampa dei suoi genitori in Senato: “tutto il male del mondo si è riversato su di lui. Perché?”

Affollata conferenza stampa al Senato, martedì 29 marzo, dei genitori di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano ucciso due mesi fa in Egitto, al Cairo. Claudio e Paola Regeni erano accompagnati dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato, dal loro avvocato, Alessandra Ballerini, e dal portavoce di Amnesty International. Durissime e crude le parole dei genitori di Giulio, per il quale hanno chiesto subito verità e giustizia, non solo alle autorità egiziane. Paola Regeni ha voluto dire alla stampa italiana la sua verità sulla morte atroce del figlio: “In obitorio ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso, non vi dico quel che gli hanno fatto”. L’ultima foto del ricercatore, ha raccontato la donna, risale a 10 giorni prima della scomparsa ed è proprio quella circolata centinaia di volte sui media, quella in cui si vede Giulio sorridente, con un maglione verde. “Il suo era un viso sorridente, con una sguardo aperto – ha detto Paola – e quella è una foto felice. Non si vede, ma sotto c’era un piatto di pesce, perché Giulio era con i suoi amici e sapeva anche divertirsi, non solo studiare”. Dopo quell’immagine, però, i genitori ne hanno dovuta vedere un’altra. “È un’immagine che con dolore io e Claudio cerchiamo di sovrapporre a quella di quando era felice. Il suo volto, come restituito dall’Egitto – ha spiegato Paola – è completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su  quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. Quando è entrata nell’obitorio, Paola Regeni ha riconosciuto suo figlio dal naso. “L’unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso felice è il naso. L’ho riconosciuto subito dalla punta del naso”. La madre del ricercatore ha poi affermato che quello di Giulio non è un caso isolato. “Se ci riferiamo a quel che è accaduto, e cioè alle torture subite da un cittadino italiano, allora è probabilmente un caso isolato. Ma altrimenti non lo è affatto poiché gli stessi amici di Giulio, la parte amica dell’Egitto, ci hanno detto che lo hanno torturato e ucciso come un egiziano”. La morte di Giulio, ha concluso la donna, “non è dovuta al morbillo o alla varicella. Forse le sue idee non piacevano? È dal nazifascismo che noi in Italia non ci troviamo in una situazione di tortura come quella che è successa a Giulio. Ma lui non era in guerra. E io che stimo moltissimo i partigiani, dico che loro lo sapevano a cosa andavano incontro. Invece mio figlio era andato in Egitto per fare ricerca, è morto sotto tortura”.

“Abbiamo fiducia nelle nostre istituzioni e andremo avanti con loro, ma crediamo che un richiamo forte sia necessario se non arriveranno risposte concrete”, ha detto Claudio Regeni, il padre di Giulio, in merito all’atteggiamento del governo italiano rispetto alla politica del Cairo. “Credo che le proposte avanzate dal senatore Manconi siano la risposta giusta in mancanza di collaborazione. Anche perché non abbiamo mai avuto la sensazione che il governo egiziano voglia collaborare seriamente”. In merito ai depistaggi ed alle false informazioni su Giulio, il padre ha spiegato: “Avevamo contatti frequenti e niente lasciava minimamente pensare che lavorasse con i servizi segreti. Quando è partito per il Cairo lo abbiamo accompagnato noi ed era sereno e tranquillo”.

“Dicono i funzionari del ministero dell’Interno egiziano che quei cinque criminali, tutti infallibilmente morti, tutti infallibilmente incapaci di pronunciare una sola parola sull’accaduto, amavano vestirsi da poliziotti. Credo che questo sia il motivo fondamentale che ha indotto Paola e Claudio Regeni a essere qui, perché di fronte a una menzogna che il ministero dell’Interno ha voluto diffondere, era necessario che si sentisse la voce dei familiari di Giulio” ha detto Luigi Manconi, senatore Pd, aprendo la conferenza stampa. Manconi ha fatto riferimento all’ultima versione fornita dal Cairo sull’omicidio Regeni, definita “grottesca”. Il senatore Pd ha ricordato un incontro dei genitori avvenuto lo scorso 16 marzo con la commissione presieduta da Manconi: “in quella sede i genitori di Giulio Regeni e il loro avvocato fecero una drammatica previsione. La fecero quasi per esorcizzarla e dissero che temevano che l’esito di questa vicenda potesse portare a trovare dei colpevoli qualsiasi”.

“Il regime nega la verità perché è una verità scomoda: hanno fatto sparire un italiano, in un luogo presidiato da centinaia di poliziotti in un giorno che non era un giorno qualunque, e lo hanno fatto riapparire in quelle condizioni in un luogo che è molto controllato”, ha aggiunto l’avvocato della famiglia di Regeni, Alessandra Ballerini, sottolineando che la famiglia ha anche pensato di diffondere le foto dell’autopsia di Giulio per fugare ogni dubbio sulle torture subite. Foto che, non è escluso, la famiglia possa decidere comunque di divulgare in futuro qualora dall’Egitto non arrivino risposte concrete. “Per chi le ha viste quelle immagini sono una spinta ulteriore a trovare la verità”, ha detto l’avvocato. “Pensavamo di dare ai media quell’immagine, per contrapporla a quell’immagine oltraggiosa, grottesca e ignobile del vassoio d’argento con le cose di Giulio, ma le parole della mamma di Giulio sono più forti”. Il legale ha poi spiegato che c’è stato il riconoscimento ufficiale degli oggetti trovati al Cairo e i genitori di Giulio hanno riconosciuto come suoi solo i documenti. “C’è ancora qualche dubbio sul portafoglio, ma il resto non sono cose di Giulio”. Quanto alla data della morte, l’avvocato Ballerini ha confermato che l’autopsia italiana la fissa tra l’1 e il 2 febbraio. Ma soprattutto l’esame afferma “inequivocabilmente” che Giulio ha subito “una tortura protratta per giorni ed è questo che fa cadere totalmente ogni ipotesi di criminalità comune”. Ecco perché dall’incontro in programma il 5 aprile la famiglia si aspetta risposte concrete. “Non ci aspettiamo che ci diano il colpevole né che sia l’ultima parola, ma devono portare gli atti: i tabulati di Giulio dei due mesi precedenti, l’analisi delle celle telefoniche, i video, i verbali delle testimonianze, gli effetti personali di Giulio. Non sappiamo neanche come era vestito quando hanno ritrovato il corpo”, ha spiegato l’avvocato Ballerini chiedendosi se “si inventeranno qualcosa prima dell’incontro, che già doveva esserci stato ed è slittato proprio per il depistaggio”. Il legale ha poi chiesto che l’attenzione sul caso resti massima. “La marcia indietro del governo egiziano c’è stata anche grazie alla grande mobilitazione del paese e questa mobilitazione non deve finire”.

 È un “bilancio terribile” quello che viene dall’Egitto in merito al rispetto dei diritti umani. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia nel corso della conferenza stampa ha sottolineato che quanto avvenuto al giovane ricercatore universitario “non è un caso isolato”. Perché “dall’inizio dell’anno ci sono state 88 sparizioni. Negli stessi giorni di Giulio altri 2 egiziani sono stati presi e fatti trovare morti, ufficialmente a causa della criminalità”. E poi “sono stati 464 i casi di sparizione nel 2015 e 1676 quelli di tortura”.

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