Banca Etruria. Concorso in bancarotta. Sotto accusa presidenza,fra cui il papà della Boschi e tutto il cda. Quinto filone di indagine. Un buco di 1,1 miliardi

Banca Etruria. Concorso in bancarotta. Sotto accusa  presidenza,fra cui il papà della Boschi e tutto il cda. Quinto filone di indagine. Un buco di 1,1 miliardi

Nuovo  filone di indagine, il quinto, sulla  vecchia Banca Etruria. L’intero consiglio di amministrazione presieduto da Lorenzo Rosi e dai vice Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi, padre della ministra Maria Elena, braccio destro di Renzi Matteo, quindici componenti in tutto, insediatosi nel 2014 e rimasto in carica fino al febbraio 2015, è indagato per  concorso in bancarotta fraudolenta. Gli altri filoni di indagine aperti riguardano: ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia, indagato l’ex presidente Fornasari; false fatturazioni, si attendono i rinvii a giudizio; conflitti di interesse, indagati l’ex presidente Rosi e l’ex consigliere Nataloni; truffa con indagini ancora in corso. Secondo la relazione del commissario liquidatore, Giuseppe Santoni, il “buco” della Popolare Etruria ammonta a un totale di circa 1,1 miliardi.

Delega di indagine affidata alla Guardia di Finanza di Arezzo

A far scattare l’iscrizione nel registro degli indagati è stata la delega di indagine data alla Guardia di Finanza di Arezzo per la buonuscita da 1,2 milioni di euro deliberata dal cda all’ex direttore generale Luca Bronchi (anche lui indagato) nel luglio 2014, quando già la banca si trovava nei fatti in stato di dissesto finanziario. Tutto il materiale è all’esame dei Pm di Arezzo coordinati dal procuratore capo Roberto Rossi. Secondo Bankitalia l’accodo consensuale per questa liquidazione per cui è già stato sanzionato il Consiglio “non è risultato in linea con le disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione vigenti all’epoca dei fatti”. In particolare, viene sottolineata la assoluta mancanza di collegamento tra “compensi e performance realizzata e rischi assunti”. Bankitalia sottolinea che l’accordo sulla liquidazione non ha tenuto conto del “grave deterioramento della situazione tecnica della banca e non ha vagliato l’ipotesi di contestare al dirigente responsabilità specifiche”. Proprio i rilievi arrivati da Bankitalia sono una indiretta conferma di indiscrezioni che circolano da giorni anche se dalla Procura di Arezzo non arrivano né conferme né smentite, classica formula usata in questi casi. Massimo riserbo anche sulla notizia circolata relativa al possibile sequestro della somma versata all’ex dg.

Anche fidi milionari e consulenze per gli amici  diventano presunte malversazioni

C’è anche di più. Dopo la dichiarazione di insolvenza del Tribunale Fallimentare, anche i 15 milioni di euro di consulenze date dalla banca nel biennio 2013-2014 e i fidi milionari concessi ad aziende locali decotte e non più rientrati diventano presunte malversazioni, capitoli da verificare della ipotizzata bancarotta fraudolenta.

Il quinto filone di indagini sulla gestione dell’Etruria è  partito dalla insolvenza della vecchia banca stabilita dal Tribunale fallimentare aretino lo scorso mese, e toccano i vertici dell’istituto in carica in quel periodo. Seguono la complessa inchiesta un pool di quattro magistrati, guidato dallo stesso procuratore capo Roberto Rossi, team dedicato esclusivamente all’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Il quinto filone si è aperto al momento in cui arriva la dichiarazione di insolvenza e i fidi concessi agli “amici”, non avendo la banca più liquidità ad operare, configurano le spese come malversazioni. Il Tribunale fallimentare ha rigettato ogni punto del ricorso presentato dai legali dell’ex presidente Rosi, a cominciare dalla questione di legittimità costituzionale del decreto salva-banche, definita “priva di rilevanza ai fini decisionali e completamente infondata”.

Tribunale fallimentare: “La situazione era gravissima. Integralmente eroso il patrimonio”

Lo stato finanziario in cui è stata consegnata la vecchia Banca Etruria al momento della messa in liquidazione, poi, non ha lasciato scampo. Nella sentenza del Tribunale fallimentare si legge che la situazione della liquidità “era gravissima, scesa a soli 335 milioni di euro”. Il patrimonio netto era integralmente eroso e in negativo di 1,1 miliardi, mentre il deficit patrimoniale si era assestato a 305,3 milioni di euro. “Il giudizio circa la capacità di superare lo stato di dissesto non può che essere negativo. Emblematico anche il debito di 283 milioni di euro nei confronti del Fondo di risoluzione intervenuto per capitalizzare la Nuova Banca Etruria”.

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