Unioni civili. Il day after del Pd: volano gli stracci. Speranza chiede congresso e Serracchiani l’invita a candidarsi segretario di Ala. Un dibattito surreale

Unioni civili. Il day after del Pd: volano gli stracci. Speranza chiede congresso e Serracchiani l’invita a candidarsi segretario di Ala. Un dibattito surreale

Nel Partito democratico volano gli stracci, dopo il voto di fiducia al Senato sull’emendamento che ha cancellato il ddl Cirinnà e ha riscritto, in un solo articolo e 69 commi, le norme sulle unioni civili. La maggioranza ha ottenuto la fiducia con 173 voti a favore, ma 18 provenivano da Ala, l’aggregazione inventata e guidata da Denis Verdini, dopo aver abbandonato Berlusconi. C’è stato un evidente cambio di maggioranza, proprio per effetto del voto di fiducia. D’altro canto, il capogruppo di Ala in Senato, Lucio Barani, in una intervista al Quotidiano Nazionale lo ha pienamente rivendicato: “È un dato di fatto. Se la Cirinnà è stata approvata è merito nostro. Noi ce la intestiamo, il gruppo Ala se la intesta. Non vogliamo che ci ringrazino. Lo farà la storia”. Non ancora soddisfatto di questa palese rivendicazione, Lucio Barani ha poi rincarato la dose: “Noi siamo il paracadute che impedisce al governo di schiantarsi. La matematica non è un’opinione: senza di noi il governo non ha la maggioranza. Ma non chiediamo niente in cambio, non chiediamo posti. Non c’è nessun mercimonio. Ci interessano le riforme, l’ammodernamento dello Stato, lo sviluppo. Ci crediamo davvero, anche se può sembrare assurdo”. “Noi vogliamo dire la nostra perché sulla Cirinnà non è stato solo un voto tecnico, sulla legge, ma anche politico”, ha sottolineato il veridiniano. E conclude: “E’ un voto di fiducia al governo, e questo ha un peso che non sfugge a nessuno. È chiaro che d’ora in poi voteremo sempre la fiducia al governo”.

La provocazione di Roberto Speranza: “Ci vuole un congresso straordinario”

Il paracadute che impedisce al governo di schiantarsi, come rivendica Barani, induce, costringe, finalmente, esponenti della sinistra del Pd a emergere, a dire qualcosa. In mattinata, è stato Roberto Speranza, ex capogruppo bersaniano alla Camera, a lanciare la sfida: “E’ chiaro che il voto di fiducia – ha dichiarato parlando in sala stampa alla Camera – costruisce il perimetro della maggioranza. Penso sia un fatto molto grave, una scelta profondamente sbagliata che non condivido e che tocca l’identità profonda del Partito democratico. Il Pd è nato per essere il cardine del centrosinistra, giorno dopo giorno rischia di diventare altro”. Speranza ha proseguito: “Questo per me non è accettabile, non si può più star zitti, è il momento che si faccia una discussione vera sull’identità del Partito democratico e l’identità del Partito democratico si può decidere solo in un congresso”. Nel pomeriggio, nel corso di una iniziativa di Area riformista a Napoli, Speranza è stato ancora più chiaro e diretto:  “è grave il sostegno di Verdini sulle unioni civili, perché rischia di snaturare il nostro partito e cambiare l’orizzonte che invece vogliamo costruire. Per questo penso che il Pd dovrebbe avere parole molto più forti e più chiare di presa di distanza da persone che non hanno nulla a che fare con la nostra cultura e con la nostra storia”. E ha ribadito la richiesta di un congresso straordinario: “Ho chiesto una discussione di tipo congressuale perché non possiamo stare a guardare in maniera silente. Abbiamo bisogno di un momento in cui il Pd capisca qual è il proprio orizzonte, perché una cosa è un legittimo dibattito parlamentare un’altra è un progetto politico che ci porta fuori dalla nostra vocazione di grande partito del centrosinistra”. E ai cronisti che gli chiedevano della candidatura di Rossi a segretario del partito, Speranza ha detto: “Non voglio parlare di persone, sto parlando di linea politica, stiamo mettendo sul tavolo un tema molto serio e vero che riguarda la linea politica del PD, poi si pensa alle persone. Noi siamo un grande partito di centrosinistra e non è accettabile immaginare che diventi partito della Nazione in cui scompaiono destra e sinistra e in cui dentro ci può stare tutto e il contrario di tutto”. Tuttavia, Speranza non spiega come sia stato possibile che i senatori della sinistra democratica abbiano comunque accettato di votare la fiducia nonostante sapessero con molto anticipo dei voti favorevoli dei senatori verdiniani, e che questi ultimi avrebbero pesato politicamente sulla maggioranza. Non era infatti un mistero per nessuno che Verdini e i suoi avrebbero offerto quel “paracadute”.

La dura, irriverente replica di Serracchiani, che si permette di insultare un suo collega di partito

A Roberto Speranza ha risposto a muso duro la vicesegretaria nazionale del Pd, Debora Serracchiani, con una nota, per la verità, poco rispettosa del suo collega di partito e piena di insulti. Serracchiani infatti scrive: “A Speranza ricordo che Verdini ha votato la fiducia al governo Monti e l’ha votata al governo Letta, oltre ad aver votato ieri per le unioni civili, passaggio storico atteso da anni. Il gruppo di Verdini non c’entra nulla con il Pd, non fa parte del nostro partito e mai ne farà parte. L’unico a tenere quotidianamente insieme il Pd e Verdini è proprio Speranza, che insegue i propri fantasmi o forse più semplicemente le dichiarazioni dei Cinque Stelle e di Forza Italia. Forse, più che al congresso del Pd vuole candidarsi a segretario di Ala? Sicuramente avrebbe più chance. Se invece vuole candidarsi segretario del Pd si accomodi, ci metta la faccia al prossimo congresso. Vedremo chi vincerà e chi perderà”. Come si evince, si tratta di veri e propri calci in faccia a Speranza, la cui colpa è stata solo quella di dire la verità, mentre la maggioranza del Pd si sperticava di elogi sull’approvazione di una legge monca e difettosa. È a questo punto che nel Pd si è accesa la polemica.

La replica alla replica: Miguel Gotor

Miguel Gotor, senatore ed esponente di spicco della minoranza bersaniana, replica a sua volta con estrema durezza alla vicesegretaria del suo partito: “Mi stupisce che Debora Serracchiani preferisca prendersela con Roberto Speranza, che ha posto un problema serio che riguarda l’identità e la prospettiva del Partito democratico e del centrosinistra italiano, invece di dire con chiarezza di non volere i voti di Verdini a sostegno della maggioranza e quelli di Cuffaro nel partito”. Miguel Gotor prosegue: “Inutile nascondersi dietro un dito evocando fantasmi: che il vicesegretario del Pd si sia sentita in dovere di precisare, bontà sua, che Verdini ‘mai farà parte del nostro partito’ la dice lunga di quanto ormai sono avanti con i lavori: evidentemente, a parte l’iscrizione di Verdini al Partito democratico, tutto il resto è già incluso e programmato in un gioco delle parti sempre più prevedibile e imbarazzante per tanti iscritti ed elettori del Pd che devono potersi esprimere in un congresso anticipato”.

La replica alla replica: Carlo Pegorer

Gli fa eco Carlo Pegorer, altro senatore della minoranza, che in una afferma: “Con il voto di fiducia espresso ieri al Senato dal gruppo dei verdiniani di Ala sulle unioni civili si è aperta chiaramente una nuova fase politica. Da ieri il progetto del Pd è stato messo seriamente in discussione poiché nei fatti si manifestano spinte conservatrici e trasformiste che snaturano la funzione originaria del partito”. Pegorer parla esplicitamente dunque di trasformismo. E sostiene la proposta del congresso anticipato: “Bene ha fatto oggi Roberto Speranza a chiedere il congresso anticipato. Occorre chiamare tutti gli iscritti e simpatizzanti a una grande discussione che decida quale natura e identità debba avere il Partito Democratico. E quale progetto intendiamo perseguire per il futuro del Paese”. Iscritti e simpatizzanti del Pd che si interrogano sull’identità, ormai trasformata politicamente e antropologicamente? E infine un deputato che ha fatto parte della segreteria di Bersani, Davide Zoggia: “Debora Serracchiani, invece di smentire che Verdini votando la fiducia è entrato in maggioranza, attacca Roberto Speranza che chiede di discutere, come si fa e dovrebbe fare in democrazia. Intanto, bisognerebbe ricordare alla vicesegretaria del Partito democratico che Verdini ha votato la fiducia al governo Monti e al governo Letta nel momento in cui non c’era alternativa possibile al Senato”.

La replica alla replica: Davide Zoggia

Davide Zoggia prosegue: “Ma, con l’uscita di Ncd, era rimasto fuori la maggioranza e ne era ancora fuori al momento in cui Renzi ha preso il posto di Letta. Ora, con il voto di fiducia, rientra e se ne vanta pubblicamente. Renzi non smentisce. Debora non smentisce. E tutti si barricano dietro la debole giustificazione dei numeri aggiuntivi. Non è questione solo di schieramento, ma di sostanza: ora si fa un passo indietro sulle unioni civili. Domani si discuterà insieme cosa modificare nel decreto sulle banche? Abbiamo di fronte un periodo di grandi scelte per il Paese, scelte sociali, economiche, sul welfare, sulla politica internazionale. Il Pd le farà dopo aver concordato sottobanco con i conservatori le convenienze da difendere?”. Non c’è che dire, un partito più fratturato e diviso di così non s’era mai visto.

La replica della replica: Paolo Corsini

A sua volta Paolo Corsini scrive un comunicato corrosivo nei confronti di Serracchiani: “Di fantasmi la Serracchiani è certamente esperta, avendo a suo tempo inseguito quelli di Bertinotti e di Di Pietro per poi accasarsi all’ombra di Renzi. Dalla rottamazione, dall’alternativa al centrodestra, dal governo a termine si è passati al trasformismo nonché al ricorso a un ceto politico screditato, artefice della stagione berlusconiana. Sono forse queste l’identità del Pd e la sua linea politica? Forse per la Serrachiani anche i congressi sono un rito da vecchia politica?”. Qui siamo addirittura ai rimproveri sulla provenienza politica di una dirigente del Pd. Schiaffi, calci, pugni, colpi bassi: peccato che tutto ciò sia lo spettacolo del Pd del day after.

Matteo Richetti, ex renziano e cattolico, esprime dubbi e critiche sul voto di Verdini

Sembrerà perfino strano, ma la riflessione di maggiore buon senso l’ha rilanciata Matteo Richetti, cattolico, una volta molto vicino a Renzi, ed ex presidente del Consiglio regionale emiliano ai tempi di Vasco Errani. Richetti afferma: “Il segretario domenica ha detto: volete le riforme? Servono i numeri. Ed io ho sempre difeso il varo di riforme costituzionali o legge elettorale con le maggioranze che erano necessarie, Verdini compreso. Ma la fiducia è un’altra cosa. Qui stiamo parlando di governo, di ingresso in maggioranza…”. Richetti prosegue: “La fiducia è il pieno inserimento in un progetto di governo che presuppone una visione comune di paese e di società” e “a me pare che questo oggettivamente sia troppo”. “Per me quello che ha preso impropriamente il nome di partito della Nazione – prosegue Richetti – avrebbe dovuto essere la naturale trasformazione del Pd nei Democratici: con elettori che avevano fatto opzioni diverse, ma non con ceto politico riciclato”. È possibile un nuovo rimpasto a breve? “Sinceramente – risponde – mi è bastato l’ultimo. Perché rappresenta la resa ad un politicismo che non ha nulla a che vedere con le porte spalancate della prima Leopolda”.

Alfredo D’Attorre, Sinistra italiana: “nel Pd non c’è spazio per una battaglia politica, la sinistra è altrove”

Chiudiamo con due commenti che ci dicono come invece la vicenda politica delle unioni civili è stata assunta all’esterno del Pd. Alfredo D’Attorre, dirigente di Sinistra italiana afferma: “Ci avevano detto ‘stepchild adoption e mai Verdini in maggioranza’, ieri è successo esattamente il contrario, in più il governo con un precedente molto pericoloso ha posto la fiducia su un tema che interroga la coscienza dei singoli parlamentari”. D’Attorre prosegue:. “Era un tema su cui si doveva lasciare il diritto-dovere all’assemblea di pronunciarsi in libertà. C’e’ poco da essere soddisfatti, il risultato era ampiamente alla portata, ma il disegno di legge è stato fortemente ridimensionato rispetto alle aspettative, persino su punti su cui il Pd si era impegnato a partire dalla stepchild adoption”. E conclude: “Un’altra pagina che dimostra lo stravolgimento della cultura politico-istituzionale del Pd confermando che nel Pd non c’è più spazio per una battaglia politica, la sinistra è altrove, si sta riorganizzando, invito i compagni che ancora sono nel Pd a prendere atto della situazione, a riunire le forze e a ridare una casa alla sinistra”.

Il rammarico e la durissima posizione critica di Amnesty International contro l’emendamento

Amnesty International interviene pesantemente sull’annacquamento della Cirinnà, e sulla stepchild adoption cancellata scrive: “rappresenta un passo indietro, una inaccettabile limitazione rispetto all’insieme dei diritti inizialmente riconosciuti, nel testo, alle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e ai loro figli”, scrive in una nota Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, esprimendo delusione per le modifiche introdotte nel disegno di legge adottato dal Senato giovedì 25 febbraio. Amensty poi coglie il punto: “L’art. 30 della Costituzione stabilisce che è dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Non si comprende come negare un riconoscimento giuridico alla condizione familiare dei minori figli di genitori dello stesso sesso, privandoli delle garanzie previste dalla stessa Costituzione, possa assicurare un’effettiva protezione dei minori coinvolti”. E conclude: “Amnesty International aveva ripetutamente fatto appello al Senato affinché il disegno di legge in discussione fosse approvato senza modifiche, se non migliorative. Pur riconoscendo che il testo   approvato costituisce un primo passo in avanti verso il matrimonio egualitario, dobbiamo rilevare come l’Italia abbia, per il momento, perso un’occasione importante per attribuire pari diritti alle coppie omosessuali”.

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