Spagna. Torsione centrista dei socialisti di Sanchez. Accordo con Ciudadanos. Podemos abbandona le trattative

Spagna. Torsione centrista dei socialisti di Sanchez. Accordo con Ciudadanos. Podemos abbandona le trattative

Qualcosa si muove nel quadro politico e parlamentare spagnolo, a due mesi dalle elezioni legislative del 20 dicembre 2015, che decretarono la fine del bipartitismo popolari contro socialisti, e affermò una nuova frammentazione con quattro partiti, dei quali due di nuova formazione, Podemos e Ciudadanos. Mercoledì 24 febbraio, il Psoe, Partito socialista operaio spagnolo, ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio Ciudadanos, formazione centrista e di ispirazione neoliberale. L’accordo prevede il sostegno di Ciudadanos all’investitura come premier del candidato socialista Sanchez. Il documento, firmato da Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, e da Pedro Sanchez sarà ora sottoposto al voto degli organismi dirigenti dei due partiti e all’attenzione dei gruppi parlamentari.

L’accordo, in realtà, era già pronto nella serata di martedì, ed era stato annunciato ai fedelissimi dell’uno e dell’altro leader. Al centro del patto “centrista” vi è la cosiddetta “rigenerazione democratica”, in un Paese minato profondamente dalla corruzione, che ha investito soprattutto il Partito popolare guidato dall’ex premier Mariano Rajoy. È prevista la riforma costituzionale, ipotizza riforme nella Giustizia e nell’assetto regionale, inquadra la fine delle immunità parlamentari e il limite dei due mandati per il premier. Antonio Hernando, il deputato che è a capo della delegazione socialista che ha il compito di trattare con gli altri partiti, si è spinto a calcolare che i 130 su 350 voti dell’accordo tra Psoe e Ciudadanos potrebbero perfino essere sufficienti, qualora nel corso del dibattito parlamentare, previsto a partire da martedì primo marzo, una delle due forze politiche, tra popolari e Podemos, accettasse di sostenere il governo di minoranza dall’esterno. I popolari, forti di 123 seggi, avrebbero molto da guadagnare da un sostegno esterno, che condizionerebbe in modo decisivo l’azione di governo dei socialisti. Non si capisce dunque la scelta politica di Sanchez e dei socialisti di rimettersi agli eventuali tentativi di ricatto e di condizionamento dei popolari. La posizione di Podemos invece, con i suoi 65 seggi, resta molto nettamente inchiodata alla proposta di un esecutivo di sinistra, senza alcuna concessione ai centristi di Ciudadanos.

 Presentando l’accordo con i centristi di Ciudadanos, il leader e premier incaricato dei socialisti, Sanchez ha detto: “per me è un onore condividere l’accordo con Albert Rivera e con Ciudadanos, e spero di avere l’onore di condividerlo con altre forze politiche”. È il segnale che nessun veto sarà posto da parte dei socialisti a qualunque altra forza politica, ivi compresi i popolari, contro i quali non solo ha scatenato una furiosa campagna elettorale, ma minaccia di elaborare un legislazione anticorruzione rigorosa. Tuttavia, lo stesso Sanchez ha anche auspicato che siano invece le forze di sinistra, come Podemos o Izquierda Unida a sostenere il suo governo, mettendo i soli popolari all’opposizione. Si attende, naturalmente, la replica di Podemos e di Izquierda Unida.

Podemos ha rotto le trattative con il Psoe sulla possibile investitura la settimana prossima di Pedro Sanchez dopo l’accordo siglato fra socialisti e Ciudadanos. Lo ha annunciato il ‘numero 2’ di Podemos Inigo Errejon. “L’accordo fra Sanchez e Rivera non è compatibile con noi” ha detto Errejon, secondo il quale Sanchez così “ha frustrato una opportunità storica per milioni di spagnoli”.

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