Renzi e Junker, pace fatta? Abbracci e sorrisi, ma dalla Ue arrivano bacchettate: “L’Italia è fonte di potenziali ricadute anche per gli Stati membri”

Renzi e Junker, pace fatta? Abbracci e sorrisi, ma dalla Ue  arrivano bacchettate: “L’Italia è fonte di potenziali ricadute anche per gli Stati membri”

Caro Jean-Claude che piacere vederti, accomodati, ti do subito un annuncio, “il mio – dice Renzi Matteo – è il governo che più di ogni altro ha ridotto il numero di infrazioni. Noi siamo per il rispetto delle regole”. Il presidente della Commissione Ue, Juncker, è tutto un sorriso, sembra che i due si conoscano da una vita. Ma in politica, o meglio fra rappresentanti delle istituzioni, ci si dà subito del tu, caro qua, caro là. Ci si abbraccia, quando si avrebbe voglia di prendersi a schiaffi. Così va il mondo. Ma i bene informati da Bruxelles fanno sapere che il documento che la Commissione ha messo a punto sulla situazione dell’Italia è uno schiaffone in pieno volto e che Juncker ne conosceva bene il contenuto, tanti sorrisi quasi ad attutire il colpo duro che sarebbe arrivato nel pomeriggio e di cui diamo conto più avanti. Gli scriba dei media sanno che in questi incontri ufficiali non ci possono essere che sorrisi ed abbracci e quelli italiani subito mettono in luce che fra Renzi e Juncker tutto è chiarito. Non arrivano  a dire che il presidente della Ue ha chiesto scusa a Renzi se qualche volta ha alzato il tono. Insomma, come al solito, l’elogio di Renzi non manca, avrebbe messo in riga Jean Claude. In effetti, lo ha abbracciato per evitare che cadesse per terra quando a conclusione della conferenza stampa congiunta, Jean-Claude, lo chiameremo per nome anche noi, influenzati da questo clima di “volemose bene”, ha inciampato non si sa bene su cosa e il ragazzo di Rignano lo ha sorretto. I media di altri paesi invece mirano al sodo e danno una loro versione di questo incontro. Nessuno si attendeva si prendessero a schiaffi o continuassero a punzecchiarsi, anche di là del galateo internazionale.

Il presidente della Commissione Ue si toglie qualche sassolino dalle scarpe. “Non siamo burocrati, siamo politici”

Jean-Claude con il sorriso sulle labbra ha detto che “fra noi ci sono stati modesti malintesi”. Ma qualche sassolino dalle scarpe se lo è tolto. Renzi, in ogni dichiarazione, e intervista, ha sempre usato nei confronti dei Commissari Ue la parola “burocrati”, in special modo riferendosi al presidente. Jean-Claude se l’è legata al dito ed appena ha incontrato il giovin signore di Rignano e di palazzo Chigi gli ha detto: “La mia non è una commissione di tecnocrati e burocrati. Siamo uomini politici, molti sono ex primi ministri. Cerchiamo soluzioni ai problemi, non siamo a favore di un’austerità sciocca. Anche per questo ho molto apprezzato il documento che ci ha presentato l’Italia sul futuro dell’Europa, quanto alla flessibilità mi rifaccio a quanto detto nel 2015, ma l’Italia la utilizza bene. Di certo il buonsenso deve ritrovare il suo posto nella Ue e sulla redistribuzione dei migranti non mollo”.

Renzi dal canto suo ripete ancora una volta che “l’ ltalia non è un problema per l’Europa, si è rimessa in moto”, poi sui migranti ripete ancora una volta che “non ci possiamo voltare dall’altra parte, noi stiamo facendo la nostra parte, ma non tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda. La solidarietà non può essere monodirezionale. Non possiamo essere europei solo quando ci sono soldi da prendere”. Poi ancora sulla flessibilità dice che è al centro della politica economica del suo governo. “Le nostre richieste – dice – sono sempre in linea con le regole europee”. Come è consuetudine in incontri di questo tipo problemi “tecnici” e “burocratici” sono tenuti alla larga Jean-Claude si limita a dire: “Abbiamo ampie vedute comuni. Dal 2011 l’Italia ha mantenuto una condotta esemplare. Se tutti avessero fatto come voi, oggi i problemi europei sarebbero minori. Così come lo sarebbero se tutti applicassero le decisioni della Commissione, ma su questo tema non mollo”.

Scambio di abbracci e cortesie ma Juncker sapeva che dalla “sua” Ue arrivavano bastonate

Le questioni tecniche e burocratiche però non sono all’ordine del giorno dell’incontro e i duri battibecchi tra Roma e Bruxelles sulla richiesta di flessibilità sui conti da parte di Palazzo Chigi sembrano solo un lontano ricordo. Juncker e Renzi si abbracciano davanti ai fotografi e si scambiano complimenti: “Credo che sia per noi un momento importante quello della visita di Juncker – dice il premier – gli abbiamo dato il benvenuto con una notizia: per l’Italia siamo al record storico di infrazioni, ma nel senso di riduzione delle procedure. Siamo passati da 119 procedure di infrazione quando siamo andati al governo alle 83 di oggi. L’Italia si è rimessa in moto, come dice Jean-Claude non è più un problema per l’Europa”. Renzi rilancia: “Useremo la flessibilità che ci è stata data. Ma stop all’austerity. Oggi Juncker ha detto che è stupida. Io sottoscrivo, ma se parliamo del nostro debito non dobbiamo ridurlo perché ce lo chiede la Commissione, ma per i nostri figli. Anche se sono gli stessi tedeschi a riconoscere che il nostro debito è sostenibile”. Poi la chiusura con la solita frase ad effetto. Questa volta pesca dal vocabolario di La Pira, storico sindaco di Firenze, che con Renzi non ha niente a che vedere, il quale affermava: “Noi vogliamo il pareggio della vita prima che di bilancio”.

Il Country report:l’abolizione dell’Imu sulla prima casa non in linea con raccomandazioni

A parole cordialità a tutto campo, nel testo del  Country report pubblicato nel pomeriggio dall’Esecutivo Ue, testo  noto a Juncker, bacchettate e non finire. “Data la sua posizione di centralità nella zona euro, l’Italia è fonte di potenziali ricadute a per gli altri Stati membri, mentre condizioni esterne influenzano la sua ripresa”, scrive la Commissione. “La sua modesta ripresa e debolezze strutturali hanno un impatto negativo sulla ripresa e sulla crescita europea potenziale”. Ancora: “Di primaria importanza per la ripresa in Italia ridurre il rapporto debito/Pil e azioni per aumentare la competitività”. Arriva la bacchettata perché l’Italia non ha rispettato le indicazioni fornite dalla Ue. “L’abolizione dell’imposta sulla prima casa a partire dal 2016 – è scritto – non è in linea con le reiterate raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili”. Si  afferma anche che “non è stato dato seguito” a raccomandazioni specifiche per Paese “quali la revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali”. “L’elevato debito pubblico – scrive la Commissione – unito al deterioramento della competitività e della crescita della produttività, continua ad essere una fonte di vulnerabilità per l’economia italiana”.  “Il rapporto debito/PIL dovrebbe toccare il massimo a circa il 133% nel 2015 per poi diminuire nel 2016 e nel 2017 grazie alla prevista ripresa associata a un ulteriore calo del tasso d’interesse sul debito”. L’avanzo primario strutturale, secondo i tecnici della Commissione dovrebbe tuttavia peggiorare, rallentando il ritmo di riduzione del debito sottostante.

Per  quanto riguarda le banche persistono condizioni di vulnerabilità

Veniamo alle banche. Sono in corso “importanti riforme, ma persistono sacche di vulnerabilità”. “Sono stati annunciati di recente interventi a sostegno dello sviluppo di un mercato privato per le operazioni in crediti deteriorati, che dovrebbero contribuire – si spiega nel documento – a ridurne nel tempo il consistente stock e migliorare la capacità delle banche italiane di sostenere l’economia”. Ma la Commissione esprime dubbi. “La recente risoluzione di quattro piccole banche italiane – afferma il Report – con le perdite che ha comportato per i detentori di obbligazioni subordinate, rivela il persistere di alcune vulnerabilità”.

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