L’Unione europea, verso la disintegrazione, elimina dal suo vocabolario le parole umanità, pietas, fratellanza, accoglienza

L’Unione europea, verso la disintegrazione, elimina dal suo vocabolario le parole umanità,  pietas, fratellanza, accoglienza

Ad ogni ora  del giorno se  accendiamo la tv, una rete qualsiasi, scorrono davanti ai nostri occhi immagini che non avremmo mai voluto vedere. Lunghe file di donne, bambini, uomini che arrivano da paesi vicini e lontani. Fuggono dalle guerre, dalle distruzioni, dalla morte. Quando va bene vedi transitare queste persone ai margini delle grandi autostrade, cercano accoglienza, rifugi sicuri, lavoro,una vita dignitosa. L’Europa elimina le  parole umanità, pietas, fratellanza, accoglienza. I  più giovani provano a  salire su qualche grande mezzo di trasporto che consenta loro di passare frontiere su frontiere. Cercano posto su qualche treno, tentano di sfuggire alle polizie di frontiera, di superare muri, fili spinati, vanno, vanno, non sanno neppure loro dove, come. Lunghe file, uomini con in spalla qualche zainetto, indumenti di fortuna forniti da associazioni di volontari, mense improvvisate per distribuire un po’ di cibo. Le donne con in braccio i neonati e i più piccoli che sanno appena camminare non ce la fanno sui lunghi percorsi. Processioni dolorose, se fossero cattolici questi lunghi cortei sarebbero aperti da una croce.

Dolorose immagini di migrazioni senza fine, senza meta, non suscitano emozioni

Le immagini scorrono sui nostri teleschermi, quasi si trattasse di normali eventi, non suscitano emozioni, sdegno, fatti di cronaca così come lo  sono quegli orribili “campi” di Calais, una vergogna per una Europa civile, moderna. Si dirà, ma Calais non è Italia. I nostri “campi” sono delle prigioni dove “vivono” donne e uomini in attesa di essere identificati, mesi e mesi, peggio che in carcere. La “pietas”, il nostro paese cattolico per eccellenza, non a caso c’è il Vaticano, è scomparsa. Il monito di Papa Francesco è solo ascoltato, lodato dai media, ma non trova applicazione. I Paesi che fanno parte della Unione europea girano lo sguardo da un’altra parte. Vengono eretti muri invalicabili, barriere di filo spinato. È un coro che trova cittadinanza non solo nelle forze politiche che  incitano al razzismo, vedono il migrante come l’invasore, ma anche nei partiti del socialismo europeo.

Gli organismi europei girano attorno a sé stessi. Una riunione rimanda ad un’altra

Con buona pace di Eugenio Scalfari che ora vede in Renzi un alfiere del cambiamento dell’Unione Europea e loda il nostro premier per le  proposte che sarebbero coraggiose avanzate in un documento presentato alla Commissione Ue, acqua fresca come dicono gli economisti più accorti, anche noi siamo fra coloro che battono cassa quando si tratta di accogliere i migranti. Addirittura rimborsiamo alla Turchia le spese sostenute per farsi carico di accogliere donne e uomini che fuggono dalla miseria e dalla guerra. Viene da rabbrividire se si pensa che Renzi pone il problema della flessibilità, del rimborso sulla pelle dei poveracci, per coprire le spese per iniziative propagandistiche come il taglio dell’Imu indiscriminato sulle prime case. Non vediamo, facciamo finta di non vedere, meraviglia che lo faccia un grande giornale come Repubblica, che la Ue, i vari G fino al  G20 di questi giorni, girano attorno a se stessi. Tutti uniti su una parola, la crescita e si annuncia che il Tesoro, per quanto ci riguarda, studia il taglio delle tasse per il 2018. Come i gattini ciechi.

“Le Monde” in un drammatico editoriale parla di “morte clinica dell’Europa”

Ben altro scrivono  giornali di altri Paesi. Le Monde, ripreso in un articolo sul Manifesto a firma di Etienne Balibar, in un drammatico editoriale ha annunciato “la morte clinica dell’Europa, incapace di far fronte collettivamente alla crisi dei rifugiati. Gli storici dateranno certamente con questa questione l’inizio della decomposizione dell’Europa”. Purtroppo non c’è bisogno di attendere il giudizio degli storici. Il fatto è già in atto. E le conseguenze saranno disastrose. Non soltanto per il “progetto europeo” o per l’Unione europea come istituzione, ma per i popoli che la compongono e per ognuno di noi, come individuo e come cittadino. Questo non perché l’Unione, di cui ci ripetono che il solo campo dove ancora agisce è “la gestione del mercato unico, sia un’oasi di solidarietà e di democrazia, anzi. Ma perché la sua disintegrazione significherà a breve ancora meno democrazia, nel senso della sovranità condivisa dei popoli, ancora meno possibilità di affrontare le sfide economiche ed ecologiche mondiali, e meno speranza di superare un giorno i nazionalismi sanguinosi, da cui, almeno in teoria, avrebbe dovuto difenderci.”

Per Scalfari ora Renzi sarebbe il portabandiera del Manifesto di Ventotene

E non pariamoci dietro lo schermo del Manifesto di Ventotene che, sempre leggendo Scalfari, ora sarebbe  una sorta di Bibbia per Renzi Matteo il quale, ora avrebbe  impugnato “una bandiera (quella del Manifesto ndr) che guidi l’opinione pubblica europeista e i governi che decidono di rappresentarla verso un radicale  mutamento delle istituzioni”. Ancora: “Se Renzi ha scelto davvero questa strada il suo compito è di prendere una iniziativa di intesa tra i paesi che condividono l’obiettivo”. Poi la spara grossa: “Questo –dice – è il vero modo di rappresentare la sinistra”. Scalfari che, ne siamo certi, conosce a memoria il testo del Manifesto firmato da Spinelli, Rossi, e Colorni parla perfino di “società socialista”. Non sembra questa la linea renziana. Noi, molto più modestamente, vorremmo che il grande obiettivo della Unione europea dell’oggi fosse farsi carico di affrontare e risolvere, nei paesi del nostro continente, il terzo al mondo dopo Cina e India, il dramma dei migranti, nello spirito davvero del Manifesto di Ventotene. Nei  paesi membri, 28 Stati, che fanno capo alla Ue vivono poco più di mezzo miliardo di persone. Accogliamo meno del 3% dei profughi siriani. Il Libano, con circa quattro milioni di abitanti, accoglie un milione e mezzo di migranti. Facendo le proporzioni, l’Italia, 60 milioni, ne dovrebbe accogliere circa 30 milioni. È vero che in questo nostro vecchio continente trovano sempre più spazio Le Pen e Salvini, tanto per citarne due, chi governa Polonia e Ungheria, ma anche  la vicina Austria. Non solo: si cerca di scaricare sulla Grecia, undici milioni di abitanti, un peso insopportabile.

Se oggi fossero ancora vivi Spinelli, Rossi e Colorni ci prenderebbero a bastonate

Se oggi fossero ancora vivi Spinelli, Rossi, Colorni ci prenderebbero a bastonate. Non basta far finta di piangere, di commuoverci quando si vede il corpicino di un bambino con il colore della pelle diverso dal nostro, sdraiato sulla sabbia, privo di vita,  affogato in quella tomba che è diventato il mare nostrum, il Mediterraneo. Ci vorrebbe una sinistra in Europa che non dimentica le sue radici, la sua storia, che ha memoria, che parla ancora di “socialismo”, come nel Manifesto di Ventotene. Non è facile ricostruirla, ma ci si può provare. Le possibilità ci sono tutte per salvare e ricomporre questa Europa con i suoi antichi valori, ancor oggi validi e con tanti, nuovi, da scoprire. Guardando al futuro.

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