Diritti civili. Il 5 marzo a Piazza del Popolo tanti in piazza con 29 Associazioni per cambiare la legge Renzi-Verdini. Aderisce la Cgil. “La Repubblica” in maggioranza di governo

Diritti civili. Il 5 marzo a Piazza del Popolo tanti in piazza con 29 Associazioni per cambiare la legge Renzi-Verdini. Aderisce la Cgil. “La  Repubblica” in maggioranza di governo

La dignità. Tanti anni di lotte, tante battaglie, le associazioni per la difesa dei diritti omosessuali, dall’Arci gay al movimento Lgbti (Lesbiche, gay, bisessuali, transgender), alle famiglie Arcobaleno, cambiano il costume degli italiani. Dal divorzio all’aborto, alla fecondazione assistita, sono i cittadini che spingono le forze politiche, incanalano la protesta sui binari del Parlamento. Prima gruppi minoritari, i radicali in testa, smuovono le acque, poi sempre più cresce la consapevolezza popolare su diritti da conquistare superando  il bigottismo, altra cosa  da religione e religiosità. Nei referendum, compare la parola “ dignità” della persona, il richiamo alla Costituzione. È questa parola a smuovere il Pci, a impegnare a fondo i comunisti, titubanti e preoccupati di una rottura con il mondo cattolico nelle battaglie per i diritti civili.

La dignità della persona calpestata da una pessima legge. Lgbti: una brutta pagina nella storia dei diritti civili

È proprio la dignità che viene calpestata da una pessima legge quale quella targata Renzi-Verdini. Non ci stanno 29 sigle di associazioni che hanno organizzato per il 5 marzo una manifestazione nazionale a Piazza del Popolo, cui ha aderito  la Cgil per protestare contro il testo sulle unioni civili, perché “Pd e M5S sono responsabili di una legge che non è all’altezza della nostra Costituzione”. Il movimento Lgbti, in una nota parla di “mobilitazione contro le scelte del governo e del parlamento”, che presenta una legge senza obbligo di fedeltà. “Il Senato – si afferma – scrive una brutta pagina nella storia dei diritti civili nel nostro Paese, approvando una legge sulle unioni civili che, caso rarissimo nell’intera Europa ed unico tra i paesi fondatori, che ignora completamente l’esistenza e le esigenze dei figli e delle figlie di coppie omosessuali, chiedendo alla magistratura di sbrigare da sola questo incredibile vulnus della nostra legislazione: Ponzio Pilato non sarebbe riuscito a fare di meglio”.

Il ricordo di uno splendido Mastroianni che impersona un omosessuale

Le  famiglie composte da persone dello stesso sesso sono considerate non diciamo di serie A, come quelle legate dal vincolo del matrimonio, ma neppure di serie B o C, ma di serie D, squadrette di paese. E i loro figli terra di nessuno. Si torna indietro, invece di andare avanti, quando  gli omosessuali venivano chiamati frogi o froci, a piacere, le lesbiche neppure nominate, messe all’indice, buone per i filmetti porno per stuzzicare i  porcelloni. La dignità, ci ricorda Marcello Mastroianni, in Una giornata particolare, lo splendido film del 1977 diretto da Ettore Scola, premiato in tanti festival, che impersona un giornalista antifascista cacciato dall’Eiar quando confessa ad  Antonietta, una casalinga interpretata da Sophia Loren, la sua omosessualità. Sereno e dignitoso, ed era il tempo in cui si chiamavano, appunto, “froci”.

L’inquilino di Palazzo Chigi ignora la Costituzione e difende Verdini a spada tratta

Renzi Matteo, e con lui il coro gracchiante del suo “cerchio”, con i  media, a partire da Repubblica, che insieme a Verdini entrano a far parte a pieno titolo della maggioranza di governo, si dichiara “straorgoglioso” del risultato. Se conoscesse la lingua italiana saprebbe che orgoglioso è  già il massimo. Forse dovrebbe assumere nel suo già numeroso staff uno che abbia dimestichezza con la lingua italiana. Così come quando afferma il diritto delle persone ad essere ritenute innocenti fino alla condanna definitiva, se vi sarà. Si riferisce a Verdini che sulle spalle ha ben cinque processi fra i quali l’Affare P3, non c’è bisogno di chiarimenti, accuse che vanno dalla bancarotta a bancarotta fraudolenta.  Dimentica Renzi l’articolo 54 della Costituzione che recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Consiglio: faccia entrare nel suo staff anche un esperto di Costituzione.

Ma i media, che si alimentano con le e-news renziane, fanno notare che finalmente anche le coppie dello stesso sesso godranno dei diritti alla reversibilità della pensione, della possibilità di visitare il compagno/a ammalato e via dicendo quasi che si sia trattato di un affare economico. Certo è positivo che vengano riconosciuti questi diritti, un dovere per lo Stato, ma non un baratto con quel diritto alla parità che la legge nega. La questione della “fedeltà” diventa emblematica, vale per le coppie eterosessuali e non per quelle  dello stesso sesso. Problema sollevato da Massimo Cacciari che è stato affrontato e risolto in una delle tante trattative segrete, si fa per dire, fuori dalle sedi istituzionali. Una discriminazione bella e buona.

La responsabilità dei media che hanno oscurato i reali contenuti del disegno di legge

E i media? Hanno una responsabilità molto grave, non primaria, ma secondaria, nel senso di aver seguito la vicenda non facendo conoscere i contenuti delle proposte, dalla prima “Cirinnà” in poi, ma ponendo tutta l’attenzione  sulle dispute politiciste, sulle trattative fra Pd e Cinque stelle, sullo sfondo i verdiniani, gli alfaniani, il tira e molla. Nel migliore dei casi tutta l’attenzione sulla stepchild adoption. In particolare, le tv e le radio non hanno saputo o voluto fare chiarezza per non recar disturbo ai manovratori. Non si trattava di una nuova legge sulla adozione in generale ma di adottare i figli delle coppie omosessuali. Tanta confusione in modo tale da concentrare lo scontro politico sull’utero in affitto che non c’entrava niente. E poi, a pateracchio combinato, umiliati associazioni, movimenti, famiglie arcobaleno, e forze democratiche come Sel-Sinistra italiana ingabbiate al Senato da supercanguri, canguri, super emendamenti, voti di fiducia, o come la Cgil, ignorate o quasi dai media le manifestazioni davanti al Senato, ecco il gloria a Renzi.

Merlo (Repubblica). “La nuova breccia di Porta Pia”. “Cirinnà nel tempio delle grandi della sinistra con Merlin, Anselmi, Jotti, Bonino”

Si fa capofila “La Repubblica”, con un editoriale a firma Francesco Merlo. Già il titolo è tutto un programma, “La breccia di Porta Pia”, l’evento storico insomma di cui parla Renzi. Si tratta, di fatto, di un ingresso insieme a Verdini del quotidiano di Largo Fochetti nella maggioranza di governo. Riportiamo solo qualche frase, basta e avanza. La legge, dice, porta il nome “di una tormentata e dolce signora. Monica Cirinnà, che in Senato sembrava l’indomabile donna riccia di Modugno”. Indomabile forse, certamente sconfitta perché la legge ora porta il nome di Renzi, Verdini, Alfano. Ma Merlo, addirittura, scrive che “è entrata nel tempio delle grandi della sinistra: Lina Merlin, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Emma Bonino”. Superfluo ogni  nostro commento. Lo danno le  associazioni quando con il loro comunicato se la prendono con “l’incapacità del Pd e del Movimento Cinque Stelle di varare una legge nemmeno buona e innovativa, ma quantomeno decente”, a dimostrazione che “il partito di Matteo Renzi è un’anomalia nel panorama della sinistra europea, infestato com’è da componenti inaccettabilmente omofobe e retrograde, mentre quello di Beppe Grillo è un accrocchio di cinismo e dilettantismo inadatto a risolvere qualsiasi problema concreto dei cittadini italiani”.

Michele Ainis (Corsera): “Se lasciamo sole le istituzioni loro ci lasceranno soli”

“Ora la nostra battaglia – concludono – continuerà nelle piazze e nei tribunali. Ma non solo: il movimento si impegnerà a far sì che i partiti responsabili di questa incredibile débacle dei diritti paghino caro, anzi carissimo in termini di consensi, la loro incapacità di dare a questo Paese una legge che sia all’altezza della sua Costituzione”. Siamo certi che a Piazza del Popolo non ci sarà solo  il popolo “Arcobaleno”. È una battaglia di civiltà per andare avanti, non per tornare indietro, riguarda i cittadini. Michele Ainis, in un editoriale sul Corriere della sera, ricorda che  il merito delle grandi riforme del passato a partire dal divorzio “è soprattutto del popolo italiano. Ora tocca alle unioni civili, ma la morale è sempre una: se lasciamo sole le nostre istituzioni, loro ci lasceranno soli”. E Renzi, da solo, è capace di combinarne di tutti i colori. Impediamoglielo.

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