Cgil, Cisl, Uil e Confindustria danno la sveglia al governo. Mezzogiorno: intervenire bene e subito, nell’interesse dell’intero Paese

Cgil, Cisl, Uil e Confindustria danno la sveglia al governo. Mezzogiorno: intervenire bene e subito, nell’interesse dell’intero Paese

“Masterplan” per il Sud.  Qualcuno ricorda la bozza di piano, questo significa “masterplan” in una lingua, l’italiano, sempre meno usata, da alcuni perché non la conoscono, altri perché non fa “fico”,  annunciato da Renzi a inizio di agosto dell’anno passato, supportato dall’intervento del ministro Padoan davanti a senatori e deputati delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato ? Il governo aveva impiegato tre mesi a mettere a  punto uno straccio di bozza dopo che lo Svimez aveva denunciato lo stato di abbandono del Mezzogiorno,ignorato dalle politiche renziane. Annunciato a metà novembre aveva raccolto subito forti critiche. “Niente di nuovo – aveva detto l’economista barese Gianfranco Viesti – si tratta della programmazione dei fondi strutturali con 18 mesi di ritardo”. Stante la politica degli annunci il premier sbandierava ben 95 miliardi di investimenti che sarebbero arrivati da diversi fondi a partire da quelli della Ue, annunciati dal presidente Ue, Juncker, di cui si sonio perse le tracce. Poi si parlava di “governance” con le Regioni, cabine di regia. Nicola Fratoianni, coordinatore di Sel affermava allora: “Il Masterplan è imbarazzante. E pure offensivo, considerando i disastri di queste ore in Calabria e a Messina. Si tratta di fondi Ue già previsti. E poi ci sono i soliti investimenti delle partecipate statali ‘orientate al mercato’ che vuol dire petrolio, trivelle e raffinazione. Nemmeno una parola su università, istruzione, dissesto idrogeologico”.

L’alleanza fra sindacati confederali e associazioni degli imprenditori

 A dare la sveglia ad un “masterplan” ci voleva una strana, ma non troppo, alleanza, quella fra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Strana, stando alle “teorie renziane”, che prevedono l’idillio del governo con l’associazione   degli imprenditori e lo scontro, la guerra, con le organizzazioni sindacali dei lavoratori. In realtà, in questa occasione, le forze sociali hanno giocato il ruolo che loro compete su un nodo scottante della crisi del nostro Paese, la “questione meridionale”. Problema che, a dire del premier, non esiste, si tratta solo di alcuni “casi”. Un’accelerazione per la definizione dei Piani attuativi del Masterplan, favorendo la ripresa di investimenti e occupazione, ma anche la condivisione della governance con il contributo decisivo di impresa e lavoro, oltre che la definizione di un disegno complessivo di rilancio per le regioni meridionali, individuando priorità e risorse di fonte ordinaria ed aggiuntiva.  È questa, in sintesi, la strada tracciata  dal documento presentato nella sede romana di Confindustria presentato da Alessandro Laterza, vice presidente di Viale dell’Astronomia per il Mezzogiorno e le politiche regionali,  Gianna Fracassi, Giuseppe Farina e Guglielmo Loy, segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. Per il governo  era  presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti, i ministri erano forse tutti impegnati. C’erano  il vice presidente Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro,  gli assessori alle attività produttive della Regione Sicilia, Mariella Lo Bello, e della Campania, Amedeo Lepore, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni.

“Masterplan per il Sud” tirato fuori dalle nebbie. Piani attuativi con Regioni e città interessate

Il documento già nel titolo indica le questioni da affrontare, “Impresa e lavoro: le proposte di Confindustria e Cgil Cisl Uil sul Masterplan per il Sud”, proposte al governo e alle amministrazioni regionali e locali, la definizione di un percorso per portare sul territorio il confronto sulle priorità, attraverso un’agenda di incontri per definire in tempi brevi i piani attuativi del Masterplan, tirandolo fuori dalle nebbie, con ciascuna regione e città interessata. Dal canto loro, s’impegnano a portare la discussione sulle scelte e le priorità all’interno dei propri organismi decisionali, così da rendere “il processo di progettazione dello sviluppo quanto più possibile vivo e partecipato”. Il testo presenta quattro punti centrali di un unico disegno di sviluppo. Si va dal “sostegno agli investimenti e alle assunzioni nel settore privato, coerente con l’effettiva specializzazione intelligente dei territori”, all’infrastrutturazione materiale e immateriale “funzionale a tali specializzazioni, soprattutto in ambito urbano”. Senza dimenticare il “rafforzamento della capacità amministrativa” e la definizione di “sedi di governo stabili della politica che dovrebbe emergere con chiarezza dalla fase di definizione dei singoli accordi”.

Indispensabile poter disporre di risorse certe e definire un quadro  di priorità

 È indispensabile poter disporre di risorse certe, non si tratta  del solito elenco di progetti ma occorre esprimere in primo luogo “un’idea condivisa e moderna di Mezzogiorno, capace di generare nuove opportunità di investimento e di occupazione”. Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno infatti sottolineato con preoccupazione l’incertezza relativa ai tempi e alle modalità di definizione degli accordi, esortando il governo e le amministrazioni regionali e locali ad accelerarne l’adozione. Per rendere concreto il progetto di rilancio del Sud, appare inoltre necessario definire un quadro chiaro di priorità, dialogando con le realtà locali, anche per sfruttare l’opportunità della flessibilità europea per gli investimenti. non solo sul piano finanziario (ben 7 degli 11,3 miliardi di euro di investimenti interessati dallo “sforamento” dovrebbero riguardare il Mezzogiorno), ma soprattutto sul piano dei risultati effettivi. “È necessario intervenire bene e subito, nell’interesse del Mezzogiorno – affermano le forze sociali – a beneficio dell’intero Paese”.

Fracassi (Cgil). Il governo manifesta “disponibilità” al confronto.  Il ruolo delle parti sociali

Il governo, per bocca del sottosegretario De Vincenti ha manifestato “disponibilità” al confronto. “La nostra iniziativa – sottolinea la segretaria confederale della Cgil, Gianna Fracassi – ha prodotto un primo risultato. Ma i tempi sono stretti, così come stretta è la strada per promuovere una riattivazione selettiva degli investimenti. il coinvolgimento delle parti sociali è imprescindibile per la sfida che abbiamo di fronte, per far ripartire il Sud, e quindi il Paese. Analogo impegno da parte del governo deve  essere attivato con Regioni e Città Metropolitane”. “Le proposte illustrate – conclude Fracassi – rappresentano in modo chiaro le priorità di intervento e le strategie per lo sviluppo del Mezzogiorno. Rispondono alla  necessità di un progetto complessivo per il Sud che tenga insieme occupazione di qualità, sviluppo delle imprese, valorizzazione del territorio, infrastrutture e sostegno ai diritti di cittadinanza”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.