Catania, imprenditore si suicida per aver perso causa ventennale. L’imputato assolto: alcune parole a penna erano illegibili

Catania, imprenditore si suicida per aver perso causa ventennale. L’imputato assolto: alcune parole a penna erano illegibili

È finita in tragedia a Linguaglossa (CT), paesino alle pendici dell’Etna, la vicenda dell’imprenditore edile di 68 anni, che 23 anni fa aveva denunciato un consigliere comunale per concussione. Viveva aspettando, nella speranza che un tribunale gli desse ragione, ma di fronte all’ennesimo annullamento della condanna per l’imputato, ora assolto definitivamente dalla Cassazione, l’imprenditore si è tolto la vita, non sopportando più l’idea di non essere creduto. L’annullamento è avvenuto a causa di alcune parole scritte a penna, non leggibili a detta del giudice. L’impresario era parte civile nel processo. Nel 2001 il dipendente era stato condannato in primo grado e nel 2006 la sentenza era stata confermata in appello. In seguito, la Cassazione aveva accolto nel 2010 il ricorso dell’imputato, annullando con rinvio la sentenza di secondo grado. È in questa sede che, tra le motivazioni dell’assoluzione, è saltato fuori che una parte della sentenza di secondo grado scritta a penna risultava illeggibile, quindi incomprensibile e priva di validità ai fini dell’accusa. Altri cinque anni di speranze vane, andate in fumo. Ecco come l’imprenditore è arrivato a compiere l’estremo gesto. Inoltre, c’è da aggiungere che con la definitiva assoluzione del consigliere comunale, le spese legali e processuali sarebbero andate tutte a carico dell’imprenditore.

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