Caso Regeni, possibile il ritiro dell’Ambasciatore italiano dall’Egitto. Rischio di una seria crisi diplomatica

Caso Regeni, possibile il ritiro dell’Ambasciatore italiano dall’Egitto. Rischio di una seria crisi diplomatica

“Chiediamo la verità per Giulio Regeni con la determinazione di chi è realmente amico e da un amico non è disposto ad accettare bugie o verità di comodo”, “o arrivano entro pochi giorni risposte vere oppure il governo, che pure si è mosso con grande saggezza, per dare valore alle parole inequivocabili del presidente del Consiglio, deve considerare alcuni gesti simbolici forti”, come il richiamo in Italia del nostro ambasciatore al Cairo, perché “dovremmo far capire la gravità della vicenda e che noi non scherziamo”. Lo dice Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, in un’intervista al Corriere della Sera. “Io non penso affatto – afferma – che ci sia stato un ordine politico di far fuori Giulio Regeni, credo invece che in un Paese che si sente ed è obiettivo primario del terrorismo, ci siano apparati militari e di sicurezza che hanno mano libera” ed “è indubbio che siano loro i responsabili della morte di Regeni: l’autopsia – prosegue Casini – ha mostrato che le torture inflitte a quel povero ragazzo possono essere motivate solo da un gigantesco fraintendimento di chi ha ritenuto che avesse collegamenti con aree che cospiravano contro la sicurezza nazionale. Ma questa è una palese sciocchezza. Regeni non era una spia, era uno studioso attento che agiva in un versante di società civile naturalmente scottante”.

Fratoianni (Sinistra Italiana): “L’Italia deve pretendere verità e giustizia”

In sintonia con Casini anche Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana: “Ha ragione il presidente della Commissione Esteri del Senato, Casini: sulla drammatica vicenda di Regeni l’Italia deve pretendere verità e giustizia, reagendo con forza ed autorevolezza alle inaccettabili opacità e ricostruzioni interessate ed ipocrite delle Autorità egiziane”. Fratoianni, nei giorni scorsi ha accompagnato i legali della famiglia dal l’ambasciatore egiziano a Roma.

“Ritirare l’ambasciatore italiano al Cairo – prosegue l’esponente della Sinistra – a questo punto può essere necessario ed urgente come primo passo per ottenere un barlume dì collaborazione. Naturalmente – conclude Fratoianni – se l’atteggiamento colpevolmente evasivo dell’Egitto continuera’, sara’ necessario attivare ulteriori atti diplomatici e non solo, a partire dal blocco dei rapporti commerciali con quel Paese,il cui regime deve cominciare a rispettare i diritti umani, a rispettare l’Italia e la famiglia del giovane Giulio”

Dall’Egitto arrivano nuove presunte verità e i media arabi ricostruiscono le ultime ore di Giulio 

Poi le ultime notizia che arrivano dall’Egitto, con alcune rivelazioni rese pubbliche dal quotidiano egiziano Akhbar Al Youm che descrive, con dovizia di particolari, le ultime cose fatte dal nostro giovani ricercatore. Regeni effettuò 20 chiamate prima di sparire il 25 di gennaio. Il giornale poi precisa che “il rapporto della compagnia telefonica consegnato agli investigatori fornisce prove chiare” per nutrire “sospetti” e che tale documento aiuta la sicurezza nella ricerca dei responsabili dell’omicidio. Il rapporto, viene aggiunto, “dopo aver verificato il numero di chiamate effettuate il 24 e 25 gennaio, include altre persone sospette”. Il quotidiano aggiunge anche che “il telefono mobile di Giulio” Regeni “è stato chiuso una mezz’ora prima del suo rapimento in via Sudan. La fonte della sicurezza ha confermato poi che “le videocamere che si trovano nei negozi e imprese” della zona “non hanno fornito alcun elemento su questo caso”. L’indicazione sulla scomparsa del segnale telefonico in via Sudan al Cairo era emersa due settimane fa. Fonti giudiziarie citate dai media il 14 febbraio avevano già precisato che “l’ultima chiamata del 28enne” era “stata fatta alle 19.20”.

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