Anche la chimica lascia l’Italia. L’Eni verso la dismissione di Versalis. Sindacati in campo per tutelare occupazione ed interesse nazionale. Il 20 gennaio lo sciopero generale

Anche la chimica lascia l’Italia. L’Eni verso la dismissione di Versalis. Sindacati in campo per tutelare occupazione ed interesse nazionale. Il 20 gennaio lo sciopero generale

“Le cose dette nel corso dell’incontro non le abbiamo reputate rassicuranti: per questo, confermiamo le iniziative programmate in tutti gli impianti Eni e Saipem, con sciopero nazionale di otto ore per il 20 gennaio. Nei prossimi giorni decideremo unitariamente ulteriori mobilitazioni da tenersi a febbraio”. Così Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, al termine del primo round, avvenuto ieri a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, tra la responsabile del governo, Federica Guidi, il management di Eni e i sindacati confederali e di categoria sulle prospettive della chimica nazionale, alla luce del nuovo progetto industriale su Versalis, mentre sotto il dicastero protestavano circa 200 lavoratori provenienti dagli otto impianti italiani del gruppo (considerando anche un centro di ricerca, per un totale di 6.000 addetti, incluso l’indotto), sull’onda della campagna di mobilitazione nazionale avviata dai sindacati, che ha coinvolto l’insieme dei dipendenti del gigante dell’energia.

L’inutile summit con il Governo e l’imbarazzo del ministro Guidi

Un summit, dunque, dal carattere interlocutorio, che ha lasciato le rispettive posizioni ferme ai blocchi di partenza. L’Eni ha confermato l’importanza del piano di trasformazione di Versalis, ribadendo che sulla chimica non c’è alcun volontà di smantellamento, ma solo una trasformazione centrata sulla focalizzazione in specialities e sull’efficientamento della macchina, affiancata dalla ricerca di un partner che assicuri al business il carburante necessario a sostenere il piano d’investimenti avviato (pari a 1,2 miliardi in tre anni).

Cgil, Cisl e Uil contrari all’operazione, orientata verso fondi speculativi

Le organizzazioni dei lavoratori hanno ribadito la propria contrarietà all’operazione, tutta orientata verso fondi speculativi che hanno interesse, per loro stessa natura, ad investimenti con ritorno a breve termine per i loro investitori. In particolare, Sk Capital è un fondo speculativo, per di più di piccole dimensioni, che fin qui ha fatto acquisizioni e partecipazioni per cifre irrisorie. “Abbiamo confermato la nostra preoccupazione – spiega il leader della Filctem – che Sk Capital possa trasferire il debito dell’acquisizione sulle spalle di Versalis, pregiudicando definitivamente la possibilità di mantenere le risorse previste dal piano industriale stesso della società dell’Eni. Abbiamo ancora ricordato ai nostri interlocutori che il fondo americano ha escluso il mantenimento degli investimenti volti alla riconversione in chimica verde di alcuni impianti, quali Porto Marghera e Porto Torres”. “Dal canto suo, la nostra controparte industriale – ha rilevato ancora il dirigente sindacale – si è limitata a esporre le difficoltà di quadro strategico, sia sulla chimica che in relazione alla congiuntura del basso costo della materia prima, rimarcando come ancora sia in una fase istruttoria e non abbia deciso – in relazione al partner da scegliere – con chi ‘concludere’ la trattativa”.

Camusso: “Eni non ha assunto alcun impegno significativo”

“In sostanza – ha spiegato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, presente alla riunione –, Eni non ha assunto alcun impegno significativo rispetto ai temi fondamentali che abbiamo proposto, cioè il destino della chimica e della chimica verde nel nostro Paese”.

Mentre la responsabile del Mise, a conclusione dell’incontro, aggiungono le tre sigle, “ha mantenuto un profilo di genericità, tipico dei primi approcci relazionali, pur sottolineando come ritenga sensata la richiesta dei sindacati del mantenimento in mano italiana di Versalis e della chimica di base, assicurando non solo nuovi incontri, ma anche un’attenzione del Governo rispetto alla trattativa in corso”. Il mantenimento di un tavolo negoziale al ministero è considerato comunque una notizia positiva per la numero uno della Cgil, “che potremmo interpretare come la volontà di mettere qualche paletto in più rispetto a quelli di Eni”.

La sostanza dei fatti è che l’industria chimica nazionale è ormai ad un passo dall’addio

L’industria chimica è ormai ad un passo dall’addio all’Italia. Sul banco degli imputati è l’Eni, o meglio la sua controllata per la chimica Versalis, che si è praticamente immolata per essere ceduta. La satellite Versalis altri non è che la chimica del nostro Paese e dunque non possiamo non considerare questo passo un addio dell’Italia ad un settore che da sempre è stato uno dei fiori all’occhiello dell’industria nazionale. Sul punto i sindacati hanno già confermato lo sciopero il 20 gennaio. Praticamente inutili i vertici che si sono tenuti nelle ultime settimane ed il tavolo di confronto che ha visto protagonisti il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, i rappresentanti delle associazioni sindacali e i vertici di Versalis. Nel corso dell’incontro il ministro Guidi, si è impegnato, al momento solo a parole e senza alcun paracadute industriale, a valutare le opportunità che assicurino prospettive alla chimica, ma ha anche voluto sottolineare, tanto per tenersi sganciata da quanto sta accadendo, come Eni sia una società autonoma. Il governo, ha tenuto a precisare la Guidi, si limiterà a “seguire con attenzione gli sviluppi del piano affinché si realizzi un progetto solido che dia prospettive di crescita e occupazionali”, quanto però agli interessi nazionali ed all’occupazione che verrà definitivamente ‘cancellata’ in questo settore cardine, da sempre, dell’economia nazionale, solo semplici e povere considerazioni di circostanza. Va detto che un nuovo incontro sarà convocato in tempi brevi, considerato, come detto, il mancato raggiungimento di un accordo con le parti sociali.

Testa nella sabbia di Eni: “Necessità di un partner con competenze e disponibilità adeguate”

Infine la posizione di Eni che cerca di sfuggire alle sabbie mobili ed in un comunicato fa sapere  che “conferma la necessità di individuare un partner con competenze e disponibilità adeguate e la volontà di mantenere una partecipazione significativa nel polo chimico che ha riportato, dopo anni di perdite, risultati positivi nei primi nove mesi dello scorso anno. Lo scenario mondiale e di settore in continua evoluzione evidenzia ancora limiti strutturali – recita un comunicato della società – che necessitano l’individuazione di un partner per garantire continuità al piano di investimenti”. Ci accontentiamo di questa timida presa di posizione? Certamente no…

Ma i sindacati mettono tutto nero su bianco per tutelare le priorità di lavoro e sviluppo

Ed ecco nel dettaglio quanto i sindacati hanno messo nero su bianco ed ecco la nota diffusa dai sindacati, prima che si arrivasse alla rottura e che chiarisce quanto sta accadendo in un comparto cruciale dell’industria nazionale: “Incontreremo il management Eni per affrontare il tema del futuro della chimica italiana a fronte della decisione di Eni di dismetterla con i suoi stabilimenti di Marghera, Ferrara, Mantova, Ravenna, Brindisi, Priolo, Ragusa, Porto Torres, il Centro Ricerche e i suoi 6.000 lavoratori tra diretti ed indiretti. Lo abbiamo detto più volte in queste settimane: Eni, attraverso la cessione del 70% di quote a SK Capital, un Fondo finanziariamente non adeguato di fronte all’impegno richiesto dall’acquisto di Versalis, intende svendere per dismettere la chimica italiana.

A Eni non è bastata la cessione delle quote azionarie di Saipem…

Dopo la parziale cessione delle quote azionarie di Saipem, Eni si appresta a cambiare radicalmente per diventare un gruppo che opera esclusivamente all’estero concentrando le sue attività nella ricerca e nell’estrazione di gas e petrolio, operando di fatto come broker oil. Così, nell’indifferenza di molti attori, ci si appresta a chiudere una tra le più importanti pagine dell’industria italiana, che ha permesso – attraverso l’integrazione raffinazione/chimica – di offrire una forte spina dorsale all’Italia industriale. Alla storia di tanti territori che hanno orientato all’industria la loro vocazione ed i loro investimenti, la prospettiva, purtroppo, ed in un tempo breve a dover fare i conti con processi di declino e di nuova povertà.

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