Spagna. Rajoy rinuncia formalmente all’incarico. Podemos propone un governo di sinistra. Sul re le pressioni per la Grosse Koalition

Spagna. Rajoy rinuncia formalmente all’incarico. Podemos propone un governo di sinistra. Sul re le pressioni per la Grosse Koalition

Il capo del governo spagnolo incaricato, il popolare Mariano Rajoy, ha rinunciato ufficialmente all’incarico venerdì 22 gennaio di formare un nuovo governo dopo le elezioni del 20 dicembre che hanno disegnato una nuova mappa politica in Spagna. Quattro partiti al posto dei due storici: popolari e socialisti, affiancati da Podemos e Ciudadanos. Il re di Spagna, Felipe VI, ha diffuso un laconico comunicato: “Sua maestà il re ha proposto a Rajoy la formazione del governo. Mariano Rajoy ha ringraziato sua maestà il re ma ha declinato l’offerta”. Il re ha poi annunciato che effettuerà un altro giro di consultazioni per la scelta di un candidato alla presidenza. E già venerdì Felipe VI ha voluto informalmente incontrare i leader dei partiti politici per cercare di uscire dall’impasse politico istituzionale in cui versa la Spagna.

Nel pomeriggio di venerdì, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha proposto la formazione di un governo col Partito socialista e Izquierda Unida (che comprende gli ecologisti e i comunisti). Una proposta ricevuta con qualche scetticismo dal segretario generale del Psoe, Pedro Sanchez, perché continua a parlare di “programma” e di “scelte politiche”. Le condizioni per l’alleanza di governo imposte da Iglesias nascono proprio dalla indispensabile presenza di Izquierda Unida, e dalla richiesta esplicita della vicepresidenza, del ministero degli Affari esteri e la costituzione del nuovo ministero degli affari plurinazionali. Accanto a queste richieste indispensabili, Podemos ha anche aggiunto un paio di punti programmatici: misure sociali per frenare gli sfratti ormai largamente diffusi e per la lotta alla disoccupazione giovanile. Tuttavia, tra le condizioni poste da Iglesias non vi è più la richiesta di referendum per l’autodeterminazione della Catalogna, punto di frizione massima coi socialisti.

La riflessione di Sanchez, che è diventata anche la risposta positiva all’offerta di Iglesias, è tutta contenuta in queste parole: “gli elettori non capirebbero che io e Pablo non ci si capisca”. Ed anche Alberto Garzon, leader di Izquierda Unida, ha dichiarato la sua disponibilità al progetto di alleanza di governo di sinistra dichiarato pubblicamente da Podemos e Iglesias. Garzon ha scritto: “siamo d’accordo sulla necessità di un cambiamento. Un programma per accelerare: per prima cosa, tener conto delle necessità della gente, delle classi popolari. Per questo, il programma è la chiave di tutto il dialogo, sempre benvenuto”.

Il re Felipe VI vorrà tenere conto di queste ultime novità? Vedremo nelle prossime ore. I rumors rimbalzati sui media spagnoli, comunque, continuano a sostenere che vi sono forti pressioni, interne ed esterne, per giungere ad un accordo di grande coalizione tra socialisti e popolari, ma col presidente Rajoy fuori dai giochi. Sembra che anche la Commissione europea stia esercitando una sorta di moral suasion, sul re, sui popolari e sui socialisti, per giungere a questo risultato, magari attraverso una soluzione “alla Monti”.

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