Napoli campione d’inverno, Juve, inarrestabile, è seconda (-2), Inter e Fiorentina crollano. Campionato molto avvincente

Napoli campione d’inverno, Juve, inarrestabile, è seconda (-2), Inter e Fiorentina crollano. Campionato molto avvincente

L’ultima giornata del girone di andata ha emesso le sue prime sentenze che, mai come quest’anno, vanno al di là della mera classifica e obbligano a stilare le prime considerazioni in merito ad un campionato avvincente, coinvolgente, spettacolare. Il titolo, teorico ma significativo, di campione d’inverno va al Napoli grazie a tre decisive coincidenze:  l’Inter, ex solitaria capolista, viene sorprendentemente battuta in casa dal Sassuolo, la Fiorentina, altra potenziale aspirante, la imita facendo il medesimo flop casalingo contro una rediviva Lazio, il Napoli, di contro, passa trionfalmente a Frosinone, scavalcando entrambe e, in fotofinish, conquista quell’entusiasmante primato di metà stagione che gli mancava dal torneo 1989/90 quando vinse il secondo scudetto e, come allora, potrebbe essere di buon auspicio.

Napoli sprinter. Il Napoli non poteva festeggiare in maniera migliore il sigillo del primato, e, dopo aver stravinto a Frosinone (5-1, con il lusso di Insigne in panchina…), lancia a tutti la propria candidatura per lo scudetto; certo, la caduta dell’Inter lo ha favorito, ma la sua, ennesima, squillante, risposta non è mancata. Ma sono alcuni dati del Napoli a confermare la propria forza: 38 gol fatti, maggior numero di vittorie, anche se in coabitazione, e due sole sconfitte. Ma il quid in più dell’undici partenopeo, nel quale si sente eccome la mano di Sarri, si chiama Gonzalo Higuain, capocannoniere del campionato con 18 reti, costante trascinatore di tutta la squadra. Canta tutta Napoli e ne ha ben donde.

Juve, che rimonta! Nona vittoria consecutiva, 27 punti conquistati per riportarsi dai bassifondi iniziali a tre lunghezze dal primato, con una regolarità di marcia ferma, determinata, pazzesca, che ha consentito di accantonare la Roma, scavalcare la Fiorentina, acciuffare l’Inter, manca, ormai, solo il Napoli… Contro ogni previsione, dopo aver risistemato bene le nuove (azzeccate) pedine, è tornata l’incontrastata Juve del quadriennio trascorso. Alla fine, anche se talvolta con qualche patema com’è stato a Marassi contro la Samp, la vecchia signora vince sempre e, dalla prima di ritorno, inizierà un duello interessantissimo con lo stesso Napoli.

Patatrac Inter. L’ultima di andata è stata caratterizzata dal numero di vittorie esterne (8 su 10) delle quali quella che ha maggiormente pesato sulla classifica è risultato il colpaccio messo a segno dal Sassuolo a s. Siro, ironia della sorte al 95’ su calcio di rigore trasformato, beffa nella beffa, da Berardi, vincolato da un’opzione juventina, un gol pro domo sua e bianconera. Tanti gli attacchi da ambo le parti con i due portieri fra i migliori in campo ma, alla fine, ha prevalso chi ha segnato, quel Sassuolo posizionato al sesto posto in zona Coppe. Particolarmente dolorosa questa battuta d’arresto casalinga dell’Inter, fotocopia di quella con la Lazio, che, ora, però, deve far meditare perché l’Inter, oltre a perdere il titolo invernale in extremis, ha confermato di non essere in grado reggere il passo, quanto a gioco, spettacolo e risultati, di Napoli e Juventus. Tutto questo, per rimanere nelle prime posizioni può anche bastare ma non di certo per concorrere allo scudetto.

Fiorentina, non ci siamo. Altra grande sorpresa della giornata, la caduta della Viola davanti ai propri tifosi, nel solito incontro delle involuzioni improvvise, del blackout decisivo per il gran passo: anche con la Lazio, com’era successo in qualche altra occasione, la squadra di Sousa ha sciupato la grande opportunità di andare in testa. E forse, questo è un altro segnale da decifrare: ottimo il campionato della Fiorentina (+8 rispetto a quello precedente) ma i gigliati ancora non sono apparsi all’altezza dei due travolgenti battistrada e a loro manca quel “qualcosa”, quel pizzico in più che solo Souza può individuare.

Roma-Milan. Finisce in parità e il destino dei due allenatori, almeno per ora, sembra rimandato. Partenza sprint della Roma che va in gol e sembra annichilire un Milan oltremodo incerto ma salvato in un paio di occasioni dal giovane portiere Donnarumma, ormai abbonato a rattoppare una difesa perennemente traballante. Nella ripresa il Diavolo parte sparato, pareggia, assedia l’avversario, colpisce una traversa e sciupa almeno un paio di occasioni, meriterebbe pure di vincere ma non ci riesce. Così, un punto per uno non serve a nessuno per rimpinguare la classifica di due squadre in crisi d’identità che sono apparse assai lontane da quelle aspirazioni enunciate e ribadite di continuo. La palla ora è alle società che devono decidere le sorti di Mihajlovic e Garcia: per il primo, già in regime di rinvio da qualche mese, si attenderà l’esito dei quarti di coppa Italia col Carpi di mercoledì, per il secondo si aspettano notizie da oltreoceano visto che il direttore generale Baldissoni è stato convocato negli States dal presidente Pallotta, sembra arrabbiatissimo per l’ennesima figuraccia giallorossa. Spalletti sarebbe pronto al rientro.

Le altre. Importantissimi successi di Genoa e Palermo, grazie ai quali si staccano dal trio di coda, nel quale, l’unico a vincere è il Carpi, ormai a -1 dal Frosinone (un punto nelle ultime cinque partite) mentre il Verona con appena 8 punti sembra già in grave difficoltà per rialzarsi.

Sassuolo e Empoli, piccolo è bello. Il Sassuolo, nelle zone alte, ormai non fa più notizia perché è una realtà consolidata e con una partita da recuperare, vincendo, raggiungerebbe la Roma, ha 6 punti in più dello scorso torneo; inoltre, Di Francesco s’è preso pure il lusso di provocare un terremoto alla chiusura del girone d’andata andando a battere l’Inter a Milano, meglio di così…..

Fa, invece, una sorprendente, piacevole, impressione vedere subito dopo gli emiliani, l’Empoli il quale, seppure vedovo di Sarri e nonostante la cessione di ben 6 titolari per far quadrare il bilancio, è a ben 11 punti in più rispetto al 2014/2015. La politica societaria dei toscani è da ammirare perché ogni anno azzecca gli acquisti e le vendite, conseguendo ottimi risultati, prima agonistici e poi di bilancio; e pensare che l’allenatore Giampaolo è il meno pagato della massima serie con appena 200.000 euro. Esempi meritevoli questi che giriamo alle grandi società con i bilanci in rosso non solo in contabilità ma, diverse, anche in campo.

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