Senato. Voti di sfiducia centrodestra e M5S non passano. Verdini sempre più determinante

Senato. Voti di sfiducia centrodestra e M5S non passano. Verdini sempre più determinante

Le due mozioni di sfiducia contro il governo Renzi, presentate da Forza Italia e Lega, la prima, e dal Movimento 5Stelle la seconda, sulla questione delle banche e in particolare sul pasticcio di Banca Etruria, sono state respinte dal Senato, con 178 e 174 voti contrari. Il dato più vistoso nella bocciatura delle due mozioni di sfiducia al governo da parte del Senato, è sicuramente l’assenza in aula di numerosi deputati delle opposizioni, soprattutto di Fi, che non hanno quindi sostenuto nemmeno la mozione presentata dal loro gruppo. Assenze che hanno reso ininfluente i voti dei senatori di Ala e di Fare!, che comunque hanno votato contro le mozioni di sfiducia, compiendo sul piano politico un ulteriore passo di avvicinamento alla maggioranza. Nei manuali di diritto parlamentare e di scienze politiche si spiega che fanno parte della maggioranza i gruppi che votano la fiducia al governo. Oggi Ala, il gruppo che fa capo a Denis Verdini, e Fare!, il Movimento di Flavio Tosi che conta tre senatrici, non hanno compiuto questo passo ma hanno votato contro una mozione di sfiducia presentata da altri gruppi. L’avvicinamento politico verso il governo, specie di Ala, è stato reso evidente dalla dichiarazione di voto di Manuela Repetti, che ha messo in guardia il centrodestra dalla “delegittimazione permanente dell’avversario”, la stessa subita da Berlusconi. “Oggi il centrodestra vuole ripetere lo stesso schema di delegittimazione – ha detto -, sebbene la sinistra sia cambiata. Ma non possiamo fare certo finta che il PD con l’arrivo del prima segretario e ora presidente Renzi non sia cambiato!”. In ogni caso la mozione di Fi è stata respinta con 178 voti e quelli di Ala (16 su 18 del gruppo) e Fare (2 su 3) non sono stati determinanti, visto che i voti a sostegno della sfiducia sono stati solo 101. Vistose le assenze tra gli “azzurri”: solo 33 senatori su 41 hanno appoggiato la mozione contro il governo. Non ha meravigliato il non voto di Barnabò Bocca o Riccardo Villari, che avevano votato per le riforme, ma quelle di parlamentari come Niccolò Ghedini o Nitto Palma, presenti nel Palazzo hanno colpito. E vuoti si sono notati negli altri gruppi di centrodestra (Lega, Gal, Conservatori), M5s e Sel. Visto l’andamento del primo voto, nella chiama sulla mozione di M5s, i numeri si sono abbassati da ambo le parti, ma soprattutto nelle opposizioni. La sfiducia ha ottenuto solo 84 voti, mentre contro (e a favore del governo, quindi) si sono espressi 174 senatori.

Molto duro e aspro il commento di uno dei leader della minoranza Pd, il senatore Miguel Gotor: “Continua la strategia di avvinghiamento e avvicinamento dei verdiniani al Governo. Renzi dovrebbe dire di no a questo aiutino, è una lenta quanto inesorabile strategia di avvicinamento”. Gotor ha poi aggiunto: “Le operazioni parlamentari lasciano sempre il tempo che trovano, ma questa operazione politica vuole travalicare questa legislatura, e punta a una stabilizzazione neomoderata. Noi da dentro il Pd contestiamo questa strategia, non crediamo che sia utile alla democrazia italiana e faremo di tutto perché non si affermi”. Visti i risultati di mercoledì, anche numerici, pare molto difficile mettere un argine concreto ala deriva neocentrista del Pd renziano.

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