Rouhani non gradisce statue nude e Renzi le fa ricoprire. Tutto il mondo ci ride dietro. Il premier chiama amico il dittatore iraniano. Not in my name

Rouhani non gradisce statue nude e Renzi le fa ricoprire. Tutto il mondo ci ride dietro. Il premier chiama amico il dittatore iraniano. Not in my name

Chi è il Galeazzo Ciano, ministro  di Mussolini, leggasi  Minculpop, che “consigliava” ai giornalisti quello che dovevano scrivere, che ha fatto presente che era meglio tacere, comunque non dare rilievo al fatto, che molte statue nude sono state coperte per non turbare la vista  del presidente iraniano Hassan Rouhani, in visita ai Musei Capitolini? Siamo tornati ai tempi del ministero per la cultura popolare quando le veline riportavano le direttive impartite alla stampa. Oggi viene da ridere leggendo che “disegni e fotografie  devono rappresentare donne floride e sane” robuste fattrici pronte a sfornare figli per la patria. “Non è tollerabile – affermava un’altra velina – che, specialmente i giornali di moda, pubblichino fotografie di donne magrissime”. Ci viene da ridere ma si dovrebbe piangere al solo pensiero che qualcuno abbia suggerito al mondo dell’informazione italiana di mettere il silenziatore sulle statue ricoperte. E  che, soprattutto, il “consiglio” sia stato accettato. Se non andiamo errati il triste episodio, segno di un servilismo degno di miglior causa, non è stato riferito nelle cronache dei nostri giornali che hanno raccontato la “giornata” di Rouhani, che  si turba se vede una statua di donna nuda e perfino di un cavallo nudo. Ma non si turba per  i più di duemila morti impiccati che sono sulla coscienza della orribile dittatura iraniana o delle migliaia di avversari politici, frustati a sangue. La notizia fra presto il giro del mondo e viene “scoperta” anche in Italia verso le ore 19. Dalla Francia agli Usa, alla Germania, alla Gran Bretagna, tanto per segnalare alcuni dei tanti paesi, da tutto il mondo, forse anche dalla Cina e dalla Corea del Nord, le “statue coperte” diventano oggetto di scherno, derisione. Alla fine, le notizie dello scempio arrivano anche nelle aule del Parlamento mentre occupano i social network con l’hashtag #Rouhani.

La  decisione di coprire le statue arriva da Palazzo Chigi. A tavola niente vino

La prima domanda: chi ha deciso di coprire donne nude e cavallo nudo, perché è il suo abito naturale, ma con qualcosa fra le gambe che non può essere nascosto perché così lo fece lo scultore immortalando Marco Aurelio. Il Guardian contatta un portavoce di Renzi Matteo il quale si guarda bene dal rispondere. Viene ascoltato anche un ignoto portavoce del Campidoglio. Dice che ogni decisione sulla cerimonia con Rouhani, con la copertura delle opere d’arte, è stata presa direttamente da Palazzo Chigi per “rispetto” del presidente iraniano. Così si arriva anche al vino assente dalla mensa. Non è stato servito a tavola durante la cena ufficiale in onore dell’iraniano. Ambienti governativi parlano di un “protocollo standard”.

Con un altro gesto di accondiscendenza, da parte del governo italiano, non è stato servito vino a tavola durante la cena ufficiale in onore di Rouhani, sostenendo che è il protocollo standard delle visite dei dignitari mussulmani. Non ci vogliono grandi esperti per conoscere come vengono organizzati gli incontri ad alto livello. Operano le ambasciate, sono informati ovviamente i ministri degli esteri e il placet finale  arriva dai palazzi presidenziali, per noi Palazzo Chigi.

Il cerimoniale di Palazzo Chigi è stato molto impegnato. “Abbiamo fatto gli straordinari”

Si racconta che il Cerimoniale di Palazzo Chigi sia stato molto “impegnato”, tallonato dallo stesso Renzi Matteo che avrebbe controllato direttamente la costruzione del nuovo scenario. “Abbiamo dovuto fare gli straordinari” per accontentare la delegazione iraniana. Si erano infatti lamentati che il presidente Rouhani avrebbe dovuto parlare nella sala dell’Esedra dei Musei Capitolini, proprio  accanto alla statua di Marco Aurelio  e alle statue delle Veneri. A non essere gradite, si racconta erano le nudità, tanto quelle femminili, quanto quelle equine. Per evitare tensioni diplomatiche, il Cerimoniale, scrivono le agenzie di stampa italiane ormai a rimorchio di quelle straniere, ha dovuto optare per lo spostamento del palco, in modo da allontanare dalla vista le forme del cavallo imperiale e per l’oscuramento di alcune delle statue. Pare non ci sia stato niente da fare. “Vada per le nudità femminili – si sarebbe detto – ma il cavallo…”. “Sempre nudità sono”, la gelida risposta degli iraniani. Così i Musei Capitolini  devono cambiare verso, per seguire una celebre frase renziana. Viene spostato il palco e compaiono pannelli bianchi ai quattro lati al posto delle statue nude che vengono esposte normalmente.

 Cultura sì ma con le nudità delle statue ben coperte da lenzuola bianche

Ci viene da ridere ascoltando alcune delle affermazioni di  Renzi Matteo e di Rouhani quando si sono scambiati complimenti, come giovani amanti, affermando che per battere il terrorismo servono “sviluppo e cultura”. Cultura sì, ma le nudità delle statue devono essere coperte. Cultura nascosta sotto un telo bianco. Da brivido riascoltare quanto si sono detti i due. Una battutina di Renzi. Parla di “settori in cui più sono marcate le nostra distanze, come sui diritti umani”. Ma per carità, presidente, non se la prenda a male, dice subito dopo che anche su questi problemi “abbiamo dimostrato di saper dialogare e discutere”. Dialogare e discutere mentre gli impiccati erano impiccati, i frustati frustati, le carceri piene di avversari politici, le donne tenute alla briglia. Ma, gioiosamente “insieme contro il terrorismo”. Va tutto bene anche se quei 17 miliardi di investimenti che l’Iran dice di garantire ad imprese italiane hanno l’odore della morte.

Renzi offre alla destra un piatto ricco per fare propaganda contro l’islam

Come c’era da aspettarsi, appena le agenzie hanno cominciato a far circolare le notizie sulla “vestizione” delle Veneri, alcuni hanno preso la palla al volo. Ecco i paladini delle libertà democratiche, da  Salvini alla Meloni a Toti, altri  forzaitalioti, esistono ancora?, riscoprire i valori della cultura, parlare di mancanza di rispetto, attaccare Renzi Matteo per “eccesivo zelo”, parlando una sua sottomissione. La Meloni in particolare si distingue, parla di  “livello di sudditanza culturale di Renzi e della sinistra” che “ha superato ogni limite di decenza”, mentre Fabio Rampelli, del suo stesso partito, sostiene che coprire le statue è stata una “scelta degna del peggiore terrorista islamico”. Che c’entra la sinistra lo sa solo la presidente di Fratelli d’Italia che in astinenza di televisione da qualche giorno dà segni di turbamento. In realtà Renzi Matteo, con questo cerimoniale, ha dato modo, ad uno come Rampelli di attaccare l’islam in nome dei valori dell’arte e della cultura. Viene anche chiamato in causa il ministro Franceschini che tace.

Flebili lamenti  del Pd. Dure critiche dalle forze di sinistra: violati laicità dello Stato e sovranità nazionale. Da parte del Pd solo qualche flebile lamento: “Comprendiamo che un capo di Stato vada accolto nel rispetto della sua sensibilità, ma coprire le statue di nudi in Campidoglio, come pare sia stato richiesto proprio dall’ospite, ci sembra un gesto che travalichi i doveri del buon padrone di casa”, dicono le senatrici dem Stefania Pezzopane e Valeria Cardinali.  Protesta Pippo Civati insieme a Beatrice Brignone. “Coprire le statue ai musei Capitolini è un atto di enorme provincialismo – affermano – da parte di un governo che interpreta le relazioni internazionali in maniera assai singolare. Questo episodio ci relega ad una posizione di subalternità non solo nei confronti dell’Iran, ma anche nei riguardi dell’Europa. Non si abdica alla propria storia e alla propria cultura con espedienti così ridicoli. Oggi  oltre che sulle statue è calato un velo pietoso anche sull’Italia”. Protestano Italiani a sinistra, chiedono conto al presidente del Consiglio. Gianluca Peciola (Sel) lancia una petizione  su Change.org: “Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi spiegazioni immediate ed ufficiali su una scelta che consideriamo una vergogna e una mortificazione per l’arte e la cultura intese come concetti universali. Inoltre riteniamo che siano stati gravemente violati e compromessi i principi di laicità dello Stato e di sovranità nazionale”.

E Renzi Matteo? Tace, preferisce il silenzio, cerca di far calare il sipario su sgradevoli episodi di cui lui è stato protagonista in prima persona. Siamo andati a riascoltare il suo  saluto all’ospite, l’amico presidente, ha detto. Non bastava chiamarlo presidente, no, voleva proprio dimostrare che era un suo amico. Lui, appunto, amico di tutti i grandi del mondo, a prescindere. Noi non contiamo niente a fronte dell’uomo solo al comando. Gli vogliamo solo dire che ognuno si sceglie gli amici che merita. Ma non lo faccia anche a nostro nome. Not in my name.

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