Rio de Janeiro. Pessimismo internazionale sull’organizzazione delle Olimpiadi. Fassina ha ragione: sono rischiose

Rio de Janeiro. Pessimismo internazionale sull’organizzazione delle Olimpiadi. Fassina ha ragione: sono rischiose

Tagli, tagli e ancora tagli: è questa la situazione che le federazioni sportive internazionali stanno vivendo ad appena sei mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Gli organizzatori brasiliano avranno un vertice in febbraio con i capi delle diverse federazioni. Il direttore esecutivo del canottaggio, ad esempio, sa già cosa l’aspetta: ben 4000 posti nelle tribune per le gare di Canottaggio non saranno costruiti, mentre per gare di nuoto sono già diverse migliaia i posti tagliati. Altre migliaia di posti non più disponibili rispetto al previsto e preventivato non saranno messi a disposizione del pubblico. Gli organizzatori delle Olimpiadi di Rio stanno riducendo posti ovunque per un taglio complessivo di 500 milioni di dollari ad un bilancio che è già all’osso, appena 10,85 miliardi di dollari.

Il direttore esecutivo della Federazione di Canottaggio Smith commenta amaramente: “ho preso parte a tutte le Olimpiadi dal Los Angeles 1984, ma mai mi sono ritrovato in una situazione in cui un paese che sta organizzando i giochi versa in condizioni così miserabili”. L’intero Brasile era esploso di gioia quando riuscì a vincere i giochi nell’ormai lontano 2009. Oggi è assillato dalla peggiore recessione dagli anni Trenta. La moneta ha perso il 50% del suo valore contro il dollaro, e l’inflazione galoppa a più del 10% l’anno. Inoltre, la presidente Rousseff sta affrontando una pessima situazione politica di impeachment, per effetto di uno scandalo di corruzione per milioni di dollari che ha coinvolto la compagnia petrolifera nazionale Petrobras.

Sempre Smith afferma: “Non abbiamo mai affrontato situazioni come quella brasiliana. La mossa di assegnare i giochi a un paese emergente fu coraggiosa. La decisione del Comitato olimpico internazionale di organizzarle in Sud America fu davvero importante e strategica – pur con tutti i rischi legati”. Colpita da problemi di flusso di denaro, Rio sta riducendo l’uso dei volontari non salariati. Il trasporto pubblico è stato riorganizzato completamente. Tra gli sponsor internazionali, la Panasonic è intervenuta pesantemente, e in modo inedito, per sostenere finanziariamente la cerimonia di apertura e quella di chiusura. Gli organizzatori hanno rinunciato alla fornitura dell’aria condizionata in tutte le stanze previste per atleti e accompagnatori, e perfino ai televisori.

Il direttore esecutivo dei Giochi Olimpici di Rio, Christophe Dubi, ha affermato: “valutiamo minuziosamente ogni voce del bilancio. Credo che si tratti di qualcosa di nuovo. E i risultati stanno andando nella giusta direzione. Diciamo che gli organizzatori brasiliani hanno scoperto l’efficienza, che non chiamerei tagli”. Ovviamente, il tono scherzoso conferma però tutte le difficoltà. E punta tutto sulla capacità attrattiva di Rio e del Brasile. Insomma, il bilancio dei giochi olimpici è già in difficoltà, ma si può sempre far ricorso alla leva turistica e della bellezza paesaggistica.

Il sindaco di Rio, Eduardo Paes, quasi si vanta dei tagli effettuati dal Brasile nell’organizzazione dei Giochi. Ma Paes punta a candidarsi alle presidenziali del 2018, e i Giochi sono uno straordinario trampolino di lancio. “Forza, non siamo la Cina, e neppure l’Inghilterra”, ha detto il sindaco riferendosi alle due città che hanno ospitato i Giochi nel 2008 e nel 2012. “Non siamo un paese ricco. Così, ogni volta che posso, taglio il bilancio dei Giochi olimpici. Non saranno questi i Giochi ricordati per lo spreco di denaro”.

Durissima la critica che proviene dagli studiosi. Alan Tomlinson, che ha realizzato un’inchiesta per l’Università di Brighton, afferma: “Il Comitato olimpico ha esagerato, e invece del pragmatismo ha scelto una sorta di pessimo idealismo. Quel genere di messaggi è indirizzato al pubblico globale. I benefici promessi alle comunità locali – e ai cittadini della città e della nazione ospitante – non saranno certo quelli promessi dal CIO”. Ma al di là dei grossi problemi di bilancio, Rio deve affrontare altri problemi: la vendita dei biglietti ristagna, solo metà dei previsti 4 milioni e mezzo di biglietti sono stati venduti; i bacini acquatici presentano enormi livelli di virus e di inquinamento, e di contaminazione, e sono a rischio 1000 atleti; il numero degli agenti di polizia previsti è di 85mila, il doppio di quanti vennero impiegati a Londra; la diffusione dell’epidemia di dengue; la metropolitana di 16 km che serve a collegare il centro di Rio al Parco Olimpico nel sobborgo occidentale di Barra da Tijuca sarà completata pochi giorni prima della inaugurazione.

Insomma, coloro che in Italia nutrono moltissimi dubbi sulla candidatura olimpica del 2024 forse dovrebbero prestare attenzione a quanto accade in Brasile. E se avesse ragione Stefano Fassina a lanciare l’allarme bilancio e a suscitare l’idea del referendum?

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