Renzi e Merkel giocano di fioretto. Ma Renzi è subalterno all’ideologia neoliberista, e lo manifesta

Renzi e Merkel giocano di fioretto. Ma Renzi è subalterno all’ideologia neoliberista, e lo manifesta

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha ospitato Matteo Renzi a Berlino in un freddo venerdì di fine gennaio, ha fatto appello alla filosofia di Hegel durante la conferenza stampa seguita al bilaterale. Ha detto: “Italia e Germania vivono un momento di grandi sfide” ma esiste “uno spirito europeo” che le unisce “nella consapevolezza che necessitano dell’Ue”. Ora francamente per comprendere cosa sia lo “spirito europeo” occorre per un attimo fare riferimento al grande filosofo Hegel, quello che gli studenti dell’ultimo anno del liceo imparano attraverso la filosofia della storia, come compimento dello “spirito”, appunto. Al di là della facezia filosofica, si fa fatica a trovare una chiave di lettura politicamente rilevante nel confronto Merkel-Renzi, a Berlino. La conferenza stampa bilaterale è sembrato più un balletto fatto di virtuosismi dialettici, che un vero e profondo aggiornamento delle grandi questioni sul tappeto europeo, dalla guerra in Medio Oriente e in Libia, alla crisi migratoria, ai rapporti commerciali con gli Stati Uniti, alla nuova e devastante crisi delle Borse, e via discorrendo.

Renzi ha fatto di tutto per dimostrare ad Angela Merkel che l’Italia è stata brava, che ha fatto i compiti a casa: “Sono felice”, ha detto il premier, “perchè grazie agli sforzi del popolo e del governo italiano, e grazie anche alla buona collaborazione con la Ue e agli amici tedeschi, per la prima volta sono qui non con un elenco di impegni e promesse, ma con un elenco di risultati molto importanti”. Se l’elenco è quello che Renzi cita spesso, costituito da riforme istituzionali e del mercato del lavoro, della scuola, dell’economia e così via, allora Angela Merkel non può che essere soddisfatta: sono esattamente in linea e coerenti con l’impostazione ordoliberista che tanto piace alla cancelliera. Infatti, la Merkel ha subito colto la palla al balzo: “Il premier Renzi è partito con un’agenda di riforme molto ambiziosa e il Jobs Act si muove nella direzione giusta. Il successo di queste riforme sarà un contributo importante all’Europa e all’Italia” rilevando come “le indicazioni Ue sulla flessibilità siano state spesso fraintese”. La cancelliera – che ha annunciato la presidenza del G7 all’Italia e quella del G20 alla Germania – ha poi affermato di voler “organizzare una conferenza economica” per rafforzare la cooperazione economica bilaterale tra i due Paesi. Avrebbe dovuto essere l’incontro bilaterale chiarificatore delle identità e delle differenze politiche e nazionali, e invece si è rivelato la manifestazione e la conferma della sostanziale subalternità di Renzi a Merkel e alla Germania.

Per quanto riguarda l’attualissimo problema dei migranti, Renzi ha sottolineato come questo sia “un momento delicato per la storia d’Europa”. Sulla questione “insieme alla Germania siamo pronti a superare le incomprensioni; bisogna rimuovere le cause di questi flussi eccezionali”. L’angelica Merkel ha replicato, come una brava maestrina: “Italia e Germania possono fare di più insieme, occorrono strategie per evitare flussi di massa” c’è necessità di “controllare bene gli arrivi soprattutto sulle coste”. “Abbiamo bisogno di progressi”, ha proseguito, “io ho fatto presente a Matteo che sulla rotta dei Balcani occidentali ogni giorno si trovano duemila persone: è un numero alto, trattandosi di inverno. Dobbiamo combattere soprattutto l’illegalità e questo significa combattere il traffico di esseri umani. Nel frattempo abbiamo già potuto dare l’avvio a una lotta efficace contro questi scafisti”.

Urgente poi un accordo con la Turchia per mettere un freno all’emergenza profughi, ha precisato Merkel. E Renzi ha aggiunto sulla medesima falsariga: “La scommessa comune sui rifugiati vede Germania e Italia dallo stesso lato, pensiamo ci vogliano regole chiare, che vadano rispettate e verificate in qualche misura giorno dopo giorno. L’Italia è pronta a fare la propria parte su questo, conosciamo il dramma degli esseri umani trasportati dagli scafisti, che possiamo chiamare schiavisti”. E infine, la solita battuta sul modello che tanto piaceva a quel personaggio delle trasmissioni di Arbore, Catalano, “se perdiamo Schengen perdiamo l’Europa”.

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