Emergenza ricoveri nei Pronto Soccorso di Roma. La denuncia della Cgil e le ‘speranze’ di Zingaretti

Emergenza ricoveri nei Pronto Soccorso di Roma. La denuncia della Cgil e le ‘speranze’ di Zingaretti

Allarme nei pronto soccorso della Capitale con le ambulanze ferme perché non ci sono i letti per i ricoveri ed in alcuni casi per garantire l’ospedalizzazione, come al San Camillo, il personale sanitario ausiliario, ha messo a terra i materazzi dove sono stati poi adagiati i pazienti. La Direzione sanitaria del grande ospedale romano però ha lanciato un avvertimento: “le immagini diffuse, sono artefatte e quereleremo chi le ha diramate”. Va detto però che la scelta fatta, anche se certamente discutibile e se veritiera, sarebbe anche comprensibile perché finalizzata a liberare le ambulanze, visto che senza la riconsegna delle barelle per loro era impossibile tornare in servizio attivo. L’emergenza, va detto, sembra decisamente singolare, visto che non è stato raggiunto ancora il picco della stagionale epidemia influenzale e non si registra neppure una temperatura tale da provocare e scatenare sindromi acute da raffreddamento.

Zingaretti pensa ad altro e liquida il tutto con una battuta: “Sono fasi complesse per una realtà complessa”

L’emergenza viene liquidata con poche battute dal Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, che in queste ore si tiene a prudente distanza dagli ospedali capitolini: “Già da due giorni i dirigenti della Regione sono andati al San Camillo. Sono fasi complesse per una realtà complessa. Come ha detto il direttore generale D’Urso- ha concluso Zingaretti- mi auguro che in poche ore anche questo problema sia risolto”. Va detto, però, che quanto sta accadendo in queste ore in alcuni ospedali romani, non ha nulla a che vedere con quanto accaduto nel 2013, quando, quasi l’intero sistema di assistenza in emergenza collassò.

Nell’inverno 2013 con la Giunta Polverini l’intero sistema dell’emergenza finì al tappeto

Basta leggere uno stralcio di quanto pubblicato il 9 gennaio del 2013 dal Corriere della sera: “Le ambulanze non disponibili a Roma nella mattina di mercoledì erano il 100%. Su 80 mezzi a disposizione in città, nessuna era libera per rispondere alle emergenze. Fonti del 118, infatti, spiegano che 25 mezzi erano bloccati nei Dea occupati dai pazienti da ricoverare e tutte le altre 55 ambulanze erano impegnate in servizio per chiamate già ricevute. Storicamente la zona con più di difficoltà di ricoverò e sovraffollamento ai Pronto Soccorso è quella di Roma Est servita dal Pertini, Policlinico Tor Vergata e Policlinico Casilino ma la situazione di congestione, fanno notare dal 118, ormai è comune a tutta la città”.

La denuncia della Fp Cgil: “Non applicato completamente dalla Regione il piano per nuove assunzioni di personale”

Tornando all’oggi, va registrata la durissima presa di posizione della Cgil Funzione Pubblica, che in una nota diffusa nella giornata di lunedì commenta quanto sta accadendo nei poli ospedalieri di Roma, anche se emergenze si registrano anche nel resto della Regione. “Come ogni anno – si legge nella nota del sindacato – anche il 2016 si apre con l’emergenza annunciata nei Pronto soccorso. Un’emergenza costante dovuta a un sistema disorganizzato e indebolito. È passato infatti meno di un anno dal grave sovraffollamento che all’inizio del 2015 ebbe molto risalto sui media e, dopo una mobilitazione della Fp Cgil in tutto il Paese, portò la Giunta Zingaretti a sottoscrivere un accordo con i sindacati e prevedere soluzioni a portata di mano e un piano assunzionale. Quel piano non è stato pienamente attuato e le criticità sono ancora sotto gli occhi di tutti. Servono interventi urgenti – chiede ancora la Cgil- per garantire personale sufficiente.

Il Sindacato ribadisce come il sistema dei pronto soccorso sia disarticolato: “le strutture non si parlano”

Ma non basta. Il sistema dei pronto soccorso è disarticolato e le strutture, come si dice in questi casi, “non si parlano”. E mentre poco si è fatto per costruire un sistema diffuso sul territorio, h24 e 7 giorni su 7, per una sanità di prossimità che prenda in carico i cittadini ed eviti di spingerli a ricorrere impropriamente al pronto soccorso, capita che ci siano ospedali come il San Camillo in grave sofferenza e che contemporaneamente altri vivano situazioni di relativa tranquillità. Le strutture dovrebbero parlarsi per gestire i flussi in maniera più efficiente. Ma serve un passo indietro sull’austerità cieca di questi anni: senza posti letto nei reparti, senza un contingente di personale adeguato e senza confronto sull’organizzazione dei luoghi di lavoro gli interventi anche più intelligenti per alleggerire i pronto soccorso servirebbero a poco”. Infine il Sindacato chiama in causa anche il Governo centrale: “Servono interventi nazionali che permettano di ristrutturate il sistema e sul territorio bisogna adoperarsi da subito per fare il possibile, a partire dal dare corso al piano regionale”.

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