Povertà, forse il Governo non comprende il malessere del Paese e vara sostegni vicini al ridicolo

Povertà, forse il Governo non comprende il malessere del Paese e vara sostegni vicini al ridicolo

Numeri difficili da commentare quelli diffusi dall’ultimo report dell’Istat sulla povertà in Italia. Un rapporto datato, visto che ragiona su numeri che non potevano tener conto, dell’ampliarsi della crisi economica con la conseguenza di dover ritoccare all’insù il numero delle vittime della crisi. Ma da questi numeri vogliamo partire per affrontare un tema che sembra sottovalutato dal Governo. Percentuali che sfiorano il 5% al nord ed al centro del Paese e che rischiano di finire in doppia cifra nel Mezzogiorno d’Italia. Malgrado una parziale inversione di tendenza, il rischio è quello di fare la fine del gambero, con un ritorno al recente passato, quando le percentuali facevano temere il peggio. Proprio nei giorni scorsi, in due inchieste sullo stato dell’industria italiana, abbiamo evidenziato come intere aree del Paese, pensiamo al petrolchimico di Gela, al siderurgico di Palermo con Fincantieri ed a quelli liguri e pugliesi dell’Ilva, che in piena crisi potrebbero far alzare il conto delle nuove povertà. Si tratta di migliaia di famiglie che non sono ancora presenti nei report degli istituti di statistica, ma che potrebbero far collassare l’intero sistema dei sostegni sociali. Accanto a quelli che sono numeri certificati dagli Istituti di previdenza, non vanno ignorati quelli dei tanti micro e piccoli imprenditori, costretti ad abbassare le serrande delle proprie attività e che probabilmente, in quelle statistiche non ci finiranno quasi mai, ma che certamente non avranno un futuro economico roseo.

Il grande buco nero della disoccupazione giovanile che taglia il futuro a milioni di ragazzi

Va poi aperta una grande parentesi sui giovani. Inutile dire che i numeri relativi alla loro disoccupazione sono ormai non più sopportabili, anche in questo caso, il fardello per le famiglie è pesantissimo. Avere in casa uno o più ragazzi, significa affrontare decine di spese relative alla loro istruzione, alla salute, alle cose di ogni giorno e questo fa povertà. Ma il Governo si accontenta di fare lo sconto sul canone Rai e di portarlo, come una tagliola, sulla bolletta elettrica. Ma andiamo avanti e restiamo ai giovani almeno per un attimo. Secondo l’ultimo Rapporto Eurostat, solo un ragazzo italiano su due trova lavoro entro tre anni dalla laurea. Si tratta del dato peggiore nell’Unione europea e secondo solo a quello della Grecia. La media della Ue a 28 nel 2014 era infatti dell’80,5%, contro il 52,9% dell’Italia. In Germania la percentuale è del 93,1%. Per i diplomati la situazione è ancora peggiore, con solo il 30,5% che risulta occupato a tre anni dal titolo. La percentuale sale al 40,2% tra chi ha un diploma professionale.

Nel complesso gli italiani tra i 20 e i 34 anni usciti da un percorso formativo e occupati erano nel 2014 solo il 45%, contro una media europea del 76%: oltre trenta punti in meno. La distanza è ancora maggiore se si prendono come riferimento la percentuale registrata in Germania, che è del 90%, e quella della Francia, al 75,2%. Ma ci dobbiamo accontentare del jobs act e di quel poco che il Governo è riuscito ad incassare in termini di inversione per la disoccupazione giovanile.

I numeri sconfortanti e la Legge Delega che delude i sindacati. Lamonica (Cgil): “Non c’è un vero piano contro la povertà”

Malgrado numeri sconfortanti, il Governo, è solo marginalmente è intervenuto con lo strumento della legge delega contro la povertà, nel tentativo di arginare quello che purtroppo è un problema strutturale. Sul punto da registrare l’intervento della Segretaria Confederale della Cgil, Vera Lamonica, che all’argomento ha dedicato una sua puntuale riflessione: “Il disegno di legge delega è una delusione, non sembra esserci un vero piano contro la povertà né si definiscono le tappe per raggiungere, anche con gradualità, l’obiettivo di una misura nazionale strutturale e universale di contrasto alla povertà assoluta. Le risorse aggiuntive previste dalla legge di Stabilità – spiega la dirigente sindacale – non solo non coprono l’intera popolazione in povertà assoluta, ma si limitano ad estendere la sperimentazione di strumenti già in atto, il Sia e l’Asdi. Inoltre, si annuncia un intervento di razionalizzazione sulle attuali prestazioni sociali, non meglio specificate, dalle quali bisognerebbe ricavare le risorse per l’implementazione delle misure contro la povertà negli anni successivi al 2016”.

Il rischio è di veder varare una nuova fase di tagli da una platea all’altra

“Il rischio – sostiene ancora la sindacalista – è che per effettuare i risparmi si costruisca una fase di nuovi tagli, e invece di estendere l’area d’intervento di welfare e assistenza si spostino risorse da una platea all’altra. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha annunciato di voler aprire un confronto con l’Alleanza contro la povertà, di cui la Cgil fa parte. Ci auguriamo che questo avvenga, ribadiamo la nostra proposta di Reddito d’inclusione sociale, e contrasteremo ogni tentativo che vada nella direzione di ridurre, anziché ampliare, la copertura del welfare”.

Incredibile ma vero, anche in Italia i bambini sono poveri. Il Rapporto Save the Children. Un lungo elenco di diritti disattesi.

Ed in ultimo, ma certamente non ultimo, arriva, dopo i giovani, la certificazione che anche i bambini, oltre che le loro famiglie sono poveri. I numeri che tra poco daremo, sono difficilmente contestabili, visto che arrivano da un rapporto dall’Atlante dell’Infanzia, elaborato da Save the Children: “Bambini senza. Origine e coordinate delle povertà minorili”. Secondo questo autorevole report in Italia un bambino su 20 non può contare su due paia di scarpe l’anno e non riceve un pasto proteico al giorno. Quasi uno su 10 vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici, festeggiare il suo compleanno, comprargli abiti nuovi, mandarlo in gita con la sua classe. Uno su 6 non ha la possibilità di frequentare corsi extrascolastici, quasi 1 su 3 di trascorrere almeno una settimana di vacanza lontano da casa. Solo 3 bambini su 10, tra quelli che frequentano la scuola primaria, hanno il tempo pieno a scuola e nel 40% degli istituti scolastici principali non c’é il servizio mensa. Si tratta di numeri inquietanti per un infanzia deprivata di una vita dignitosa e delle opportunità per sviluppare i propri talenti, anche a causa della crescente illegalità di cui sono vittime dirette e indirette.

Migliaia di minori pagano un prezzo altissimo all’illegalità ed alla corruzione

Dall’Atlante emerge infatti  che migliaia di minori pagano un prezzo altissimo all’illegalità e alla corruzione che dilaga nei territori in cui vivono: sono almeno 85 i bambini e adolescenti incolpevoli uccisi dalle mafie dal 1896 ad oggi e molti di più coloro che hanno assistito all’ uccisi e di familiari o sono stati arruolati giovanissimi nelle file della criminalità organizzata; 546.000 gli under 18 nati e cresciuti in uno dei 153 Comuni sciolti per mafia negli ultimi 17 anni, soprattutto al Sud ma anche al Centro e Nord Italia. Una deprivazione di opportunità che si riflette anche nelle scarse performance scolastiche: un alunno di 15 anni su 4 non raggiunge il livello minimo di competenze in matematica e 1 su 5 in lettura.

Al Sud la povertà assoluta, come abbiamo detto in altra parte di questa breve inchiesta, è più estesa e riguarda soprattutto famiglie italiane a differenza della povertà al  Nord, in crescita nell’ultimo anno, alla quale contribuisce in gran parte il fenomeno migratorio.

Incredibile esiguità per le risorse destinate all’infanzia: 313 euro pro-capite contro i 506 media-Ue e i 952 della Germania

A fronte di ciò, colpisce  l’esiguità delle risorse stanziate per l’ infanzia: la spesa sociale nell’area famiglia e minori è molto più bassa della media europea, con 313 euro pro-capite a fronte di 506 euro in media in Europa e dei 952 euro della Germania. Se poi si considera l’investimento nei servizi erogati dai Comuni, emergono allarmanti differenze: si va dai 242 euro pro-capite in Trentino ai 20 euro pro-capite della Calabria.

Sono poi oltre 500.000 i giovani (15-29 anni) che, negli anni, hanno deciso di trasferirsi al Nord per trovare lavoro e condizioni di vita migliori, per la gran parte laureati. E tra le numerose ferite che affliggono l’ infanzia in Italia, l’ Atlante documenta il clima di violenza nel quale crescono troppi bambini: si stimano in circa 400 mila i minori vittime di violenza assistita dentro le pareti domestiche. Infine i minori stranieri che arrivano in Italia da soli (nell’ultimo anno più di 11 mila) e che, dopo un viaggio drammatico, sono a rischio di cadere in circuiti criminali di sfruttamento, se non si attiva una adeguata rete di protezione. L’ incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con almeno un minore é triplicata tra il 2005 e il 2014, passando dal 2,8% all’8,5%, per un totale di oltre 1 milione di bambini colpiti.

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