Palazzo Chigi, Renzi e i Rolex donati dai sauditi, scoperti da Carlo Tecce, del Fatto. Indignarci è giusto

Palazzo Chigi, Renzi e i Rolex donati dai sauditi, scoperti da Carlo Tecce, del Fatto. Indignarci è giusto

La saggezza popolare non aveva torto quando sosteneva che “a caval donato non si guarda in bocca”. È ciò che avrà pensato la delegazione italiana in visita in Arabia Saudita nel novembre 2015, guidata dal premier Renzi, quando si è vista recapitare in dono una bella e preziosa manciata di orologi e cronografi. Sembra anche che per accaparrarsi il “caval donato”, una parte della delegazione abbia perfino scatenato un parapiglia nelle reali stanze della dinastia wahabita di Riad, con conseguente figuraccia internazionale per il nostro Paese. L’evento è stato raccontato da Carlo Tecce sul “Fattoquotidiano” di venerdì 8 gennaio, sulla base del racconto di testimoni oculari. Il “cavallo” donato dai sauditi alla cinquantina di ospiti italiani della delegazione renziana pare fosse costituito da cronografi “avveniristici” made in Dubai, e soprattutto alcuni Rolex. Valore complessivo, duecento o trecentomila euro. Nell’articolo di Tecce si parla anche di un “cavallo” speciale per il premier contenuto in un cassettone imballato. Non si capisce su permesso di chi, secondo l’articolo, i regali vengono suddivisi ai membri della delegazione, in evidente, palese, conflitto con la norma Monti che impone un valore massimo di 150 euro ai “cavalli donati” a delegazioni ufficiali. Insomma, qualcuno ci resta male, per il cronografo, s’intende, il cui valore pare non fosse inferiore ai 4mila euro. Vuole il Rolex, e se lo prende, scatenando appunto il parapiglia, sedato dalla scorta di Renzi, che prende in consegna “caval donato”, fino a Roma. Nell’articolo di Tecce, però, si rivela anche un’altra circostanza, questa sì davvero grave, che in altri Paesi avrebbe indotto, come minimo alle dimissioni i colpevoli. Pare che i principi sauditi sarebbero stati disposti a “reperire altri Rolex pur di calmare gli italiani”.

Che la vicenda abbia un fondo di verità, lo conferma poi la reazione del deputato Pd Emanuele Fiano nel corso di un talk show su la7, sollecitato dal giornalista Antonello Caporale. Solo che Fiano lo ammette, ma ne riduce la portata politica, istituzionale, internazionale. Invece, questa vicenda è gigantesca, proprio sul piano delle relazioni internazionali. In queste ultime, può valere l’adagio popolare del “caval donato” da non guardare in bocca? Assolutamente no. Da quali mani vengono portati quei doni, e perché il nostro governo dovrebbe accettarli? Cosa c’era nel cassettone fatto recapitare a Renzi? Non c’è bisogno qui di ricordare cose che Palazzo Chigi avrebbe dovuto sapere ancor prima di organizzare quel viaggio a Riad. Ma si sa, e anche qui ci soccorre un antico adagio latino, “pecunia non olet”. Al polso di qualcuno o in qualche teca di Palazzo Chigi, quegli orologi sono inaccettabili. Punto. Anzi, forse sarebbe il caso di rispedirli al mittente, visto che il 2016 saudita si è aperto con esecuzioni di massa di sciiti, ed altre esecuzioni purtroppo sono attese nelle prossime settimane.

Ora, la questione, grazie all’iniziativa di Sinistra Italiana-Sel, approda in Parlamento, per effetto di una interrogazione urgente al presidente del Consiglio. Franco Bordo, primo firmatario, chiede al presidente del Consiglio dei ministri Renzi, se sia “vero che la delegazione abbia accettato cronografi e orologi Rolex in omaggio dall’Arabia Saudita, responsabile, tra l’altro, di violazione di diritti umani fondamentali; a chi sono stati consegnati tali regali; se è vero che attualmente sono in capo alla Presidenza del Consiglio”. Infine “se oggi sono nella disponibilità di Palazzo Chigi, quanti sono i cronografi e quanti gli orologi Rolex e se corrispondono con il numero di regali ricevuti a Riad”. Risponderà Renzi? E soprattutto si alzerà un minimo di sacrosanta indignazione pubblica dinanzi a questa incresciosa vicenda?

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